Felicia Kurumunzu de Los Melones

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Nei giorni scorsi ho aggiunto le foto dei miei tre attuali soggetti di beneficenza. Nel senso che credevo di fare un’opera pia dando una famiglia a dei mici randagi… in realtà, Felicia a parte, mi sa che quegli altri due sarebbero finiti nella ciotola del primo cane affamato dei dintorni.

Tutto iniziò a maggio-giugno 2004, quando andai a cena con amici in un agriturismo un po’ fuori Padova. Sotto il mio tavolo zampettava allegro uno strunfoletto bianco che avrà avuto si e no tre mesi, me ne sono innamorato subito. Il padrone del locale mi disse che era randagio, che era capitato lì per conto proprio, e che potevo anche prenderlo ma… c’era un bel ma: formava un lotto col suo fratellino gemello. Mi prese leggermente un accidente, perché tenere due gattini di pochi mesi in appartamento mi sembrava un po’ grossa: ma tanto la gattara che c’è in me ha fatto sì che portassi a casa i due piccoli Machu e Pichu.
Il giorno seguente Ale e io trovammo in giardino una cosina tartarugata che faceva a botte con uno dei gatti della colonia (nel mio cortile ci sono circa dieci randagi); impietositi salvammo la micina, che cercai poi di piazzare o di rendere al padrone. Interrogandola mi disse di chiamarsi Felicia; la sua ex padrona -che non poteva tenerla per via di un’altra gatta cattiva che ha in casa- l’aveva chiamata Evita… ti credo che sia scappata, all’idea di passare tutta la vita sul balcone, in tailleur e chignon, a cantare “Non piangere per me Argentina“…
Tra giri e rigiri, i due disgraziati albini vanno via da casa mia, poi li ritrovo ma dopo qualche settimana, zingari nell’anima, scappano un’altra volta. Noi sospettiamo fortemente che la zoccola tartarugata abbia dato loro il biglietto per il capolinea più lontano dell’autobus, dicendogli che avrebbero trovato una marea di crocchette al loro arrivo e che loro, tordi, ci siano caduti come delle pere…

Lì abbiamo iniziato a capire quanto sia infingarda la nostra regina dei cassonetti, ed a titolarla Puttanon del Piovego (il fiume che è a poche centinaia di metri da casa mia).
Un carattere bastardo, solitario, sempre pronta a tuffarsi in una zuffa con qualsiasi genere e misura di animali, magari dopo essersi rimboccata le maniche e sputata sulle mani, proprio come un camallo. Non ti dà affetto nemmeno se la squarti o la preghi in sanscrito, ma quando le salta il matto ti viene vicino, ti si appiattisce addosso e inizia a far le fusa facendo finta di nulla. Nè c’è verso di rifiutarle nulla, perché quando vuole qualcosa tira fuori due polmoni da fare invidia alle sirene degli allarmi anti aerei.

Perfettamente indipendente, la vedo in media una volta la settimana, quando magari non le piace la pappa che le danno nelle altre case che onora della sua presenza, oppure quando sta male o c’è cattivo tempo. Perché, sotto ma molto sotto, sa che questa è casa sua nonostante lei la tratti come un albergo a ore.

Il nome completo, o meglio il cognome e il predicato, sono frutto di una elucubrazione mentale non da poco, basata su una storia di Paperino e Paperoga, ma questa è un’altra storia…

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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