Uilma dammi la clava

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UilmaQui continua la storia dei miei gatti, dopo che Machu e Pichu decisero di partire in cerca di fortuna… o che la terribile Felicia li cacciò di casa, secondo i punti di vista.

Un po’ per cercare una compagnia per la gatta, un po’ perché ne avevo voglia io, mi misi in cerca di una gattina nera. Erano secoli che avevo voglia di una gatta nera per chiamarla Bastet, come la dea egiziana, rappresentata come gatta nera o come donna dalla testa di gatta, collegata al calore benefico del sole ed all’amore: va da sé, Bastet è una delle divinità che amo di più, e certamente la prima cui mi sono interessato, da brava gattara.

Giro per i vari negozi di animali in cerca di annunci che parlino di mici trovatelli neri, e alla fine arrivo a casa di una signora, ma questa è una gattara di larga scala: aveva circa trenta felini di ogni taglia, forma e colore in giro per casa, per tacere di quelli in giardino; lodevole, ma non per tutti… la figlia della signora non era molto entusiasta di tutto ciò, e fiutando in giro non potevo che darle ragione, anche io amo i gatti, ma l’impressione era quella di essere in una camera a gas.

Mi porto a casa la piccina, battezzata in seguito Uilma, con la U: è più rustico; del resto della dea egiziana non aveva assolutamente nulla, tranne una vaga somiglianza fisica.

Per prima cosa la pulisco, fortemente tentanto di lavarla con l’ace gentile per levarle l’odore di pipì di gatto di dosso.

La piccola ha un carattere tranquillo, affettuosissimo e dolce, ma è codarda quant’altri mai.

Crescendo mostrerà di avere il potere di teletrasportarsi attraverso l’ombra: si muoveva per casa senza che la vedessimo, nascondendosi nell’angolo più buio di una stanza per poi ricomparire in un angolo altrettanto buio di un’altra stanza. E se guardando un angolo buio notavamo qualche ombra più densa delle altre… non era ombra, era la Uilma.

Per un po’ abbiamo cercato di abituarla a scendere in giardino come l’emancipata zoccola Felicia, ma la nostra Uilma delle Ombre era molto refrattaria anche solo all’idea di mettere il naso fuori di casa.

Pazienza, non tutte le ciambelle riescono col buco (come diceva Nonna Papera).

Verso fine maggio 2005 arriva il piccolo esule dell’asfalto, Scoasso, e come ci si può aspettare una gatta da cassonetti non può dimostrarsi molto materna, mentre una mica paurosa si, nonostante l’impegno per far calare le creste all’ebete rosso, che doveva far finta di essere un bullo.

L Ogni bella storia, però ha una fine e, talvolta, non è piacevole.

La notte del 21 settembre 2005 torno tardi dal lavoro, verso la mezzanotte (sono turnista, e gli straordinari sono all’ordine del giorno): o inavvertitamente chiudo male la porta, o per un altro motivo, ma Uilma scende in giardino e lì, sotto una luna quasi piena nella notte dell’equinozio di autunno, scopre di essere un gatto! Salta su e giù per gli alberi, corre e gioca coi gatti della colonia, finalmente dandosi alla vita felina. Ignora i miei richiami, e peggio ancora quelli della scatola dei croccantini; verso le due di notte rinuncio alla caccia, perché non mi reggo più in piedi, sperando che il giorno dopo avrei trovato la fuggiasca sulla porta, piena di fame e paura, oppure finalmente trasformata in gatto adulto.

Non ne abbiamo mai più saputo nulla, né in bene né in male.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. mmh che racconto triste! la tua Uilma assomiglia alla mia gatta che è guasta come un un elettrodomestico impazzito nonchè figlia di satana in carne (e quanta carne) e pelliccia!
    un saluto!

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  2. Poi verrà anche il capitolo sulla più piccola, Gina: da micino a sfera nel giro di sei mesi. L’ho messa a dieta ferrea, ma ha ancora una borsa di trippa floscia che le ballonzola sotto la pancia, ricorda tanto la pelle a bandiera delle braccia di Maria Giovanna Elmi 🙂

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