Rebecca Contarini del Ciarpame

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Gina, al suo arrivo a casa miaRiprendiamo le fila della storia dei miei gatti: dopo aver presentato la più vecchia –Felicia-, la scomparsa –Uilma-, il più rosso –Scoasso– rimane la più recente nonché la più vorace: Gina!

E perché il titolo annuncia che si chiama Rebecca? Perché quello sarebbe il suo nome ufficiale, ma da piccola aveva una particolarità che le valse il nomignolo di Gina Scorre, che poi rimase come appellativo più usato. Si, si capisce facilmente… per i più lenti aggiungo che non era un difetto profumato…

In pratica, a settembre 2005 sparì Uilma, la Gatta delle Ombre, e giacché Felicia la zingara del Piovego ha l’abitudine di essere a casa circa un giorno a settimana, e nemmeno completo, si pose il problema di trovare una compagnia per il piccolo Scoasso, che soffriva di crisi d’abbandono con pianti e ululati da far accapponare la pelle; del resto io lavoro come turnista, e idem il mio coinquilino, e non potevamo certo restare a casa in ferie per fare compagnia ad un gatto disadattato, né tanto meno potevo permettermi il lusso che alle cinque del mattino tirasse giù dal letto l’intero condominio a suon di urla disperate. Risultato: nuova ricerca di un gatto, lavoro semplice perché di piccoli che abbiano bisogno di casa ce ne sono a bizzeffe, e pochissima gente che abbia voglia di prenderli e crescerli come si deve.

 

 Alessandro ed io abbiamo degli appuntamenti fissi, tra gli altri: i mercatini dell’antiquariato e bric-à-brac; a Piazzola sul Brenta (PD), poco lontano da Padova c’è quello che credo sia il più grande del Veneto (oltre 400 espositori, mica pizza e fichi), e cade ogni ultima domenica del mese. Tra i banchetti col ciarpame più o meno di lusso c’è anche quello della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, associazione che gestisce i canili di Rubano (PD), Presina (PD) e Frapiero (VE): quel giorno avevano portato alcuni micetti che una dei volontari mi raccontò essere stati trovati da dei ragazzini durante una passeggiata scolastica; la loro madre li aveva partoriti accanto ad un cassonetto, la fortuna li aiutò perché la volontaria di cui sopra era la prof che accompagnava il gruppetto. Fu così che in un portagatto al mercato dell’antiquariato, una domenica di ottobre trovai una gattina nera dolcissima con un suo fratellino altrettanto nero; io ero stato stregato dal maschietto, che mi guardava con degli occhioni blu a finestra che sembravano quelli del Gatto Con Gli Stivali di Shrek… purtroppo era già stato scelto da altri, e così mi decisi per la piccola cui era stato imposto il nome di Serenella, dettato dal carattere della micia.

 

Tanto rumore per nullaManco a dirlo, cambiarle nome il nome fu la prima cosa, ancora prima di essere arrivati a casa: Ale in quei giorni stava leggendo la Fiera della Vanità, romanzo di William Makepeace Thackeray, ed avevamo appena visto il film di Mira Nair con una favolosa Reese Witherspoon, quindi nulla di più naturale darle il nome della protagonista, Rebecca detta Becky. E poiché il mercatino si svolge davanti a Villa Contarini… fu con una neo battezzata Rebecca Contarini del Ciarpame che entrammo in casa quella domenica pomeriggio.L’incontro coi due gatti residenti fu come da manuale: una Felicia poco preoccupata -ma alla difesa dei croccantini- ed uno Scoasso che mise in scena diversi numeri da circo di Moira Orfei per convincere noi e la piccola di essere il dominatore del territorio, il vero macho di casa; quanta ragione aveva Zsa Zsa Gabor quando diceva che “essere macho non prova mucho”… lei, serafica, non s’è fatta spostare una virgola da tutto quel trambusto di ringhi e finti assalti, e dopo circa mezzora lui aspettava religiosamente che la piccola avesse finito di gozzovigliare nella ciotola dei crocchi, degnandosi di cedergli il turno.

La sua posa favoritaFin dall’inizio ci fu chiara una cosa: la piccola era sì piccola, ma più che un gatto è un buco nero con del pelo intorno; sono inimmaginabili le quantità di cibo che può ingurgitare, e dopo i primi mesi -e soprattutto dopo la sterilizzazione- mi vidi obbligato a metterla drasticamente a dieta, perché a parte che quel sant’uomo del mio veterinario si trovò a scansare parecchi rotoli di lardo per riuscire a trovarle l’utero, più che camminare Gina Rebecca rotolava!Per riallacciarsi al tema delle divinità, anche questa non assomiglia molto all’egiziana Bastet, per quanto le sia già più vicina di quanto non lo sia mai stata la mia Uilma, ma questo dettaglio della trippa insaziabile me la fa collegare a Ganesha, il dio dalla testa di elefante degli Indù, il cui ventre prominente si dice possa contenere l’universo, o addirittura infiniti universi.

 

Dopo la dieta mi resta di taglia un po’ robusta, ma non è più una balenottera: come ricordo del suo periodo grasso ha una borsa di pelle floscia sotto la pancia, che quando cammina si agita tutta come la pelle a bandiera della braccia di certe signore ultra liftate dalla pelle del viso porcellanata ma col resto che dimostra chiaramente quanti anni hanno.
Micia affettuosa, non lesina mai bacini e bacetti, adora andare giù in giardino coi gatti della colonia… specialmente perché si mangia la loro pappa… ha una particolarità: la sua posizione preferita è stare seduta col busto eretto, come un umano; tanto che alle volte perfino si addormenta seduta così.
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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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