Il nome dei gatti (Thomas Stearns Eliot)

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È una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
  niente che abbia a che vedere, infatti,
  con i soliti giochi di fine settimana.
  Potete anche pensare, a prima vista,
  che io sia matto come un cappellaio,
  eppure, a conti fatti,
  vi assicuro che un gatto deve avere in lista
  tre nomi differenti.

Prima di tutto quello che in famiglia
  potrà essere usato quotidianamente,
  un nome come Pietro o come Augusto, o come Alonzo, Clemente,
  come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo Vaniglia:
  tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.

Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
  nomi più fantasiosi vi possono consigliare,
  qualcuno pertinente ai gentiluomini,
  altri più adatti invece alle signore:
  nomi come Platone o Admeto, Elettra o Filodemo,
  tutti nomi sensati a scopo familiare.

Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
  che sia particolare e peculiare, più dignitoso;
  come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda perpendicolare,
  mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?

Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
  nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
  come Bombalurina o Mostrardorum,
  nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.

Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
  quello che non potete nemmeno indovinare,
  né la ricerca umana è in grado di scovare;
  ma il gatto lo conosce, anche se mai lo confessa.

Quando vedete un gatto in profonda meditazione
  la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
  ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
  del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
  del suo ineffabile effabile effineffabile
  profondo inscrutabile ed unico nome.



(Da Thomas Stearns Eliot, Il libro dei gatti tuttofare. Trad. di Roberto Sanesi, Bompiani , Milano, 1962)

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

»

  1. si hai ragione…dare un nome a un gatto è difficile…bisogna trovarne uno che gli si addica addosso,che riesca a descrivere nelle sue lettere,nel suo suono,in tutto,la grazia la dolcezza la sicurezza e il carattere del gatto che lo porterà…

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  2. Il più delle volte lascio che sia il gatto a dirmi come si vuol far chiamare, si risparmia un sacco di fatica… e il gatto si risparmia nomi da esaurito come Pallino, Codino, Fischietto, Pucci e così via.
    Mia nonna era più democratica: in genere tutti i maschi erano Ninìn e tutte le femmine Nina, tranne casi rari.

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