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È da un po’ che parlo di teresina, e non per riferirmi al poker giocato a carte scoperte, e forse è meglio tratteggiare un po’ meglio i contorni del concetto di “avere la teresina”.
Fermo restando che la principiale accezione del termine indica quel disturbo legato alla senescenza per cui molti anziani possono diventare molto, molto distratti o peggio, per una persona che può avere venti anni come quaranta il discorso cambia. Non ho idea, in tutta franchezza, se sia possibile annoverarla tra le sindromi comportamentali o tra i disturbi dell’attenzione, o se sia un prosaico non avere i piedi per terra o solo un avere la testa tra le nuvole: sono un rincoglionito, non uno psicologo! La sola cosa che so per certo è che il confine tra la distrazione e la teresina è marcato, e quasi palpabile.
Facciamo una serie di esempi: chiudersi fuori di casa perché si è usciti lasciando chiavi sul tavolo di cucina è distrazione. Mettere il sale nel caffè al posto dello zucchero è distrazione; può essere teresina se appena lo hai servito a tavola agli amici tu ti alzi apposta per andare in cucina a prendere il sale. Accendere il gas sotto la pentola sbagliata è semplice distrazione, ma sconfina nella teresina se sul gas acceso non metti nulla, e mentre continui a trafficare in cucina ti chiedi come mai il burro nella padella non si è ancora sciolto, dopo mezzora che lo controlli di tanto in tanto.
Teresina senza ombra di dubbio è quando vai in bagno e ti siedi senza abbassarti le mutande, accorgendotene quando oramai è troppo tardi; oppure la variante complementare: quando ti siedi in piena regola, e nella frazione di secondo in cui ti dici “Senti che caldo che fa, sono tutto sudato” realizzi che non è sudore quello che senti, ma che hai dimenticato di alzare il coperchio del water e stai facendo pipì sulla faccia di Paperino (NdR: si, ho fatto il découpage con dei vecchi numeri di Topolino sul coperchio della tazza).
Dancing queen, 1976Teresina è anche quando stai parlando con una persona e nell’istante in cui stai formulando la seconda frase del discorso capita una qualche cosa che ti distrae, e tu dimentichi completamente che cosa stavi per dire; il fattore di distrazione può essere di qualunque genere: un moscerino che ti vola davanti, o il gatto che ti si struscia su una gamba salutandoti, o una visione degli ABBA vestiti con costumi settecenteschi e circonfusi da un’alone di luce mistica (se invece ti appare Maria de’ Filippi vestita da donna, chic e femminile sei proprio pronto per il ricovero con i grandi alienati). Teresina è anche quando decidi che hai voglia di mangiare un determinato piatto ed esci per comprare gli ingredienti, quindi passi in tintoria a ritirare le camicie stirate, vai in erboristeria a prendere i fiori di Bach e resti un’ora e mezza a chiacchierare con la tua amica dietro il bancone (“Ciao Mary, scappo perché vado di fretta e devo far la spesa”), poi passi in edicola per il nuovo gadget di Topolino, poi al supermercato dove metti nel carrello: la lettiera del gatto, il fiocco nuovo per il mocio, il fertilizzante per i fiori, il detersivo dei piatti, i crokki per i gatti della colonia sotto casa, il pane, lo yogurt per il tuo uomo –quello che gli piace tanto-, il latte e i biscotti per la colazione, il disincrostante del water e il dentifricio, e finalmente te ne vai al bar per farti un aperitivo, poi rientri a casa, guardi in frigo e dici “Che palle, ho il frigo vuoto, che mangio oggi? Dai, tanto c’è lo yogurt di Ale… venerdì quando viene glielo compro di nuovo”.
Benvenuti nella vasta, desolata, sconfinata ma popolatissima landa della teresina.
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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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