Mauretto Rosso

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Ragazzi, sono svariati anni che ho delle cose inimmaginabili che mi girano per i successivi computer, accuratamente salvate durante ogni trasloco da una macchina all’altra, e protette dai crash di sistema. Forse è un sentimentalismo sciocco, non lo so, ma fan parte del mio amarcord, di un folleggiar di gioia in gioia di tanto tempo fa, e che tuttora mi fanno ridere e sorridere.
Chiamiamole pezzi umoristici, deliri, follie, accessi di celestiale demenza… non ha importanza, credo. Sono ciò che sono, e tanto basta.
Questo pezzo si intitola “Mauretto Rosso“, e fu scritto a quattro mani dalla Regina dei Tucani e da Garnant nel lontano febbraio 1999, durante un periodo in cui ero scomparso dalla rete: le voilà!

C’era una volta un giovane fanciullo, Mauretto Rosso, che viveva con la sua mamma nel bosco. Una mattina di febbraio (della scorsa settimana…) la mamma mandò Mauretto dalla nonna che abitava in una graziosa casetta al di là del bosco. “Sai che la nonna è malata, vai a portarle questo cestino… ma non fare come l’ultima volta che ti sei scolato tutta la bottiglia di liquore centerbe! Lasciane un po’ per la nonna. E stai attento ai pericoli del bosco, non si sa mai chi puoi incontrare!”.
Fu così che il fanciullo partì col suo cestino e si inoltrò nel bosco. Lungo la strada si perse un paio di volte, si fermò a sorseggiare il liquore per la nonna, perché gli dava coraggio. Sentì dei rumori e occhi nel buio che lo osservavano, accelerò il passo. Poi vide delle graziose piantine e decise di prendersene un mazzolino da fumarsi lungo il cammino… fu così che arrivò verso l’ora di pranzo (quella romulana!).

TOC TOC. “Apri nonna, sono Mauretto!” “È aperto…” Rispose una vocina da dentro.
“Ciao nonnina ti ho portato la focaccia e… e basta. Ma che capelli strani che hai!”
“Sai è un taglio di moda”
“Che sopracciglia strane…”
“È che sono peggiorata di vista e sto aguzzando lo sguardo per accertarmi che tu sia Mauretto”
“Che orecchie a punta che hai…”
“Adesso mi hai rotto, Mauretto, volevo solo bere il centerbe e siccome non ce l’hai neppure ti mangio!”

Fu così che Taravek, con scatto felino, si mangiò il povero Mauro. Ora Taravek, a distanza di una settimana, non ha ancora digerito. Questo si legge sui volantini del bosco “Se volete indietro Mauro, portatemi un cacciatore!”

La porta si spalancò cigolando, come fanno tutte le porte dei seminterrati. L’umidità, sapete. Fox Mulder apparve sventolando trionfante due biglietti aerei. “Scully, mettiti il trench, Skinner ci ha affidato un caso, e siamo già in ritardo per l’aereo”.
Dana Scully sospirò. Ci risiamo, pensò, mentre seguiva il collega nei corridoi. Ci sarà di mezzo un vampiro, un mostro, o magari l’Incredibile Hulk. Mulder lanciò uno sguardo sulle 142 Ford Taurus parcheggiate nel sotterraneo, e si diresse con soddisfazione verso quella rossa.

“Ma dai, non vorrai prendere questa! Sembreremo i pompieri!” sbottò Scully.
“È in tema con l’indagine, fidati!” Mulder sembrava veramente su di giri. Guidarono in silenzio per qualche minuto, poi Scully chiese spiegazioni sul caso.
“Mauretto Rosso è scomparso”, dichiarò Mulder con fermezza.
Scully lo fissò cupa. “Ah! E… noi… dove stiamo andando?”
“Nel Bosco. Ovviamente. È la nostra grande occasione. Se risolviamo questo caso gli x-files verranno visti sotto una nuova luce. Conquisteremo credibilità” concluse soddisfatto.
“Stiamo andando nel Bosco? Quale bosco?” balbettò Scully, colta da un sospetto atroce.
“Come sarebbe a dire quale bosco? IL Bosco, quello della Terra delle Fiabe”, e tolse dalla tasca della giacca i biglietti aerei. Scully sgranò gli occhi vedendo la destinazione: Washington DC – The Woods. Poi lesse a voce alta, per il pubblico italiano: “Washington – Il Bosco. Atterreremo all’aereoporto Fratelli Grimm?” chiese incredula.
“Purtroppo è un po’ fuori mano, ma non ci sono voli diretti da Washington per il “Charles Perrault”. Comunque mi sono già messo in contatto con la Fata Turchina, sai l’ho conosciuta a Oxford, e poi mi deve un favore, ha detto che ci farà trovare una carrozza”
“Mulder, ma che gente conosci?!” Scully appoggiò la testa al finestrino, turbata. In quegli ultimi cinque anni lo aveva seguito nella sua disperata ricerca della verità. Aveva messo in gioco tutta la sua vita per lui. Non si era mai tirata indietro. E adesso lui le chiedeva di seguirla nel Bosco. Mah, potrebbe essere la volta buona, pensò ridacchiando tra sé.
Mulder continuò: “Mauretto Rosso è andato dalla nonna, la settimana scorsa. Non è più tornato. La casa della nonna è stata trovata deserta e questo, me lo sono fatto faxare dalla Fata Turchina, è appeso a molti alberi del bosco. Finora nessun cacciatore è stato accettato da Taravek”.
Scully lesse

“Se volete indietro Mauro portatemi un cacciatore. Taravek email : <stebronzoni@tin.it>“.

L’aereo planò dolcemente sulla Terra delle Fiabe. Mulder e Scully uscirono nel parcheggio dell’aeroporto “Fratelli Grimm”, e trovarono subito la loro carrozza. Era d’argento, trainata da sei cavalli bianchi. Si sistemarono all’interno, sedendo su morbidi cuscini di velluto rosso. C’era un biglietto: “Fox, tesoro, mi raccomando, questa volta ricordati che a mezzanotte questa carrozza torna ad essere una zucca… non fare come l’altra volta… Con affetto La Fata Turchina”. Mulder sorrise, ricordando quell’avventura, poi il suo volto si oscurò. “Al Bosco!” fu il suo ordine.

I cavalli nitrirono in risposta, poi galopparono dolcemente verso nord. Si fermarono di fronte alla casa della nonna. Era silenziosa, illuminata dal sole che filtrava tra gli alberi. Mulder e Scully si scambiarono un cenno, ed entrarono in casa secondo la procedura dell’FBI, proprio come avevano visto fare nel “Silenzio degli Innocenti”. Non c’era nessuno. Sul pavimento rotolava una bottiglia vuota di liquore centerbe. Il vento aveva fatto volare in un angolo delle cartine e qualche graziosa erbetta del bosco. Poi Mulder fu attirato da un piccolo oggetto che risplendeva sulla credenza.
Si avvicinò, mise un guanto di lattice, e lo prese in mano. In pochi istanti intuì la verità. Quel comunicatore romulano doveva essere di Taravek. Si avventò sul cellulare, e compose rapidamente un numero.
“Guinan, sono Mulder, si tutto bene grazie, la famiglia… beh insomma, si tira avanti… ascolta ho bisogno del tuo aiuto, devo contattare una persona sull’Enterpise D, sì la D, ok, anche la E va bene, devi dire a William Riker di teletrasportarsi immediatamente qui, a queste coordinate. Cosa? Ma non so, dì a Picard che hai un’intuizione, che so, che senti che deve mandarlo qui, funziona sempre… ok, grazie, sei un’amica. Si, fatti sentire ogni tanto… lunga vita e prosperità ciao”
Scully lo fissò incredula, poi parlò con voce tesa. “Cosa sta succedendo qui? È tutto assurdo, e poi non ci sono autopsie da fare, mi sento a disagio. Chris se la prenderà a morte quando saprà che stiamo facendo un crossover con un telefilm di fantascienza senza dirglielo. Lo sai come è fatto, poi finisce che ci uccide qualche altro parente. Mulder, sono qui per aiutarti, ma devo sapere cosa succede, ok? Puoi fidarti di me, lo sai…”
In quell’istante si udì distintamente un suono tintinnante, e un tale alto, grassoccio e peloso apparve tra loro.
“Ahio! Mi hai pestato un piede” protestò Mulder
“Così impari a farmi trasportare alle tue stesse coordinate!” ribatté Riker. “Allora? Dov’è la fanciulla da salvare? È quella? Eccomi, arrivo a salvarti!” e si avventò su Scully con un sorriso viscido.
“No, che schifo” gridò Scully in direzione dell’ammasso di peli “io sto benissimo, non c’è bisogno che mi salvi” e gli puntò l’arma contro il naso. Riker si ricompose e guardò Mulder con aria interrogativa.
“Tu conosci Taravek, vero?”
“Certo, è una mia vecchia fiamma” disse sorridendo con soddisfazione.
“Lo supponevo. Ah, io sì che sono intuitivo! Comunque… ha rapito Mauretto Rosso. Lo tiene in ostaggio. Ha chiesto in cambio un cacciatore, ma ha rifiutato tutti quelli che le sono stati proposti fino ad ora. Devi andarci tu, non ci sono alternative”. Lo sguardo di Mulder era truce.
Riker mimò un’espressione pensosa “Ho capito. Torno subito. Enterprise, uno da portare su” e scomparve tra le lucette degli effetti speciali, per riapparire alcuni secondi dopo abbigliato di tutto punto come un cacciatore delle fiabe. “Sono pronto, dichiarò orgogliosamente mettendosi di tre quarti rispetto alla cinepresa.
“Scully, hai il portatile sulla carrozza?” chiese Mulder.
“Certo”
“Allora possiamo mandare l’email subito. Taravek scarica la posta all’ora di cena, la leggerà tra poco”

To: Taravek <stebronzoni@tin.it>
From: Mulder&Scully <trustno1@aol.com>
Subject: Rivogliamo Mauretto Rosso
Taravek, abbbiamo il cacciatore.
Vediamoci alla palude, alle 22 ora locale.
Mulder

The Truth is out there
ICQ n° 6969696969

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La palude era buia e inquietante. Nuvole di vapori mefitici aleggiavano sul fango. Grida misteriose echeggiavano tra le sterpi. Mulder e Scully aspettavano, incuranti della fanghiglia che lambiva i loro trench impeccabili. Riker stava ancora di tre quarti, e teneva un piede appoggiato ad un ramo secco, per fare un po’ di scena. Alle 22 in punto si udì il fruscio di un teletrasporto romulano, e Taravek comparve tra i flutti.
“Dov’è il mio cacciatore?” ruggì.
Riker avanzò impavido. “Eccomi, o dolce fanciulla!”
Taravek rise selvaggiamente, sputò Mauretto Rosso con violenza, e sparì in un solo istante, insieme a Riker. Mulder e Scully accorsero verso il povero Mauretto Rosso, che affondava svenuto nelle sabbie mobili. Mulder lo sollevò e lo depose delicatamente sul terreno solido, ma inciampò rovinosamente, rotolando nel fango assassino.
Scully gridò “Muldeeeer! Noooo!” e si buttò a terra, cercando di raggiungerlo con le mani.
Mulder era ricoperto quasi fino al collo. Gemette disperatamente:
“Scully, salvati, salva Mauretto Rosso, io sono spacciato, salvati, o non mi perdonerò mai di averti trascinato in questo incubo”
“Mulder, piantala. Ti ho seguito nella Terra delle Fiabe, ti seguirò anche nelle sabbie mobili, perché io…”. Fu interrotta da un tuono potente. Mulder affondava sempre più, sentiva la sua vita svanire nel fango.
“Scully, anche io ti… “Improvvisamente un’altro tuono, e un bagliore. La voce di Chris Carter echeggiò profonda fino alle Terre di Mezzo.
“Sciagurati! Smettetela subito con quelle smancerie! Non vi permetterò di dichiararvi!”
Con uno sforzo immenso Scully riuscì a tirare Mulder fuori dal fango, proprio mentre il bagliore li avvolgeva.
Improvvisamente si ritrovarono nel loro ufficio, coperti di fango. Sul tavolo c’era un fax della Fata Turchina: “Mauretto Rosso è tornato a casa. Grazie Fox, tesoro, a te e alla tua collega. Tornate a trovarmi”.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

»

  1. bellissimo! :-DDD
    ha il sapore agrodolce dei ricordi di altri tempi :.-)
    non che sia passato molto tempo in realta’.. ma sembra appartenere a un’altra era 😉

    Fenixia

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  2. Sono oltre nove anni: le persone possono cambiare molto in un lasso di tempo del genere. Da cui l’aria quasi “archeologica” di certe cose. E poi eravamo tutti un po’ più suonati, all’epoca… o forse suonati in maniera differente 🙂

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