Partenze

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Poco fa ho accompagnato Ale in stazione, come accade ritualmente quasi santa domenica da quattro anni e mezzo a questa parte, escluse quelle rarissime volte in cui lo porto a casa in auto. È forse il momento più brutto perché nessuno dei due ha voglia di separarsi dall’altro, ed è anche il momento in cui sentiamo maggiormente il peso di avere una storia giocata sulla lunga distanza; tra Cisano, che è vicino a Bardolino (VR) e casa mia a Padova ci sono circa 106 km di strada, via A4 Milano-Venezia. In tutto questo tempo ho notato che quando siamo sul solito binario 3 difficilmente parliamo di cose molto serie, semmai ci diamo al cazzeggio quasi fosse un modo per non notare che ci stiamo dividendo per un’altra settimana, una sorta di mezzo occhiale rosa per affrontare meglio una situazione che si fa un pochino più pesante man mano che passano le settimane; non è ancora arrivata al livello di essere insopportabile, ma è ogni volta è una sensazione di vuoto e di distacco discretamente fastidiosa.
Non so se sia per il caldo, o perché sono già svitato di mio, ma stasera credo di aver raggiunto il culmine prospettando ad Ale che mi sembrerebbe divertente farmi un tanga, o magari un sospensorio, ad uncinetto (forse a filet), ed anche un cappellino come quello che Agnetha Fältskog inalberava olimpicamente tranquilla all’Eurofestival del 1974, quando gli ABBA si aggiudicarono la vittoria con la canzone Waterloo. Solo che il mio cappelluccio non sarebbe bluette come il suo, ma di un lavanda chiaro -color fatina dei fiori- che mi piace di più… va da sé che Ale mi guardava un po’ stranito, un po’ inorridito soprattutto perché sa che se mi prendesse il matto sarei perfettamente in grado di comprare filo e uncinetto, e iniziare l’opera.
Passando oltre le cazzate non posso che essere felice e fortunato di aver trovato un uomo come lui: uno che mi prende così come mi vede, con tutti i pregi e difetti annessi e connessi, e che non cerca di cambiarmi o di correggermi. È vero, lui è sempre lì che mi ridimensiona quando ho i miei periodi di nera in cui mi vedo afflitto da sfiga disneyana peggio di Paperino, oppure mi riporta coi i piedoni per terra quando parto per un volo fantastico sul mio futuro in groppa ad uno dei miei draghi alati o a dorso di anatra, ma mai e poi mai si è sognato di cercare di convincermi che devo cambiare abbigliamento perché mi vesto come un fagotto, o taglio di capelli o modo di fare. E per uno che vanta una personalità incerta che sta iniziando a camminare da sola da relativamente poco, formandosi e capendo che cosa può e vuole fare dopo svariati decenni di sonno nel suo bozzolo c’è solo un modo di definire una persona così, anzi due. Il primo è la persona giusta, il secondo è la manna dal cielo.
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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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