Sade

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Mi è stato chiesto di scrivere una biografia del marchese de Sade, ho rifiutato.

Si trattava di un piccolo pezzo da inserire sul forum dedicato a Marie Antoinette, nulla di oneroso, ma Sade ha una visione della vita e dei piaceri della vita che non sopporto, e ho declinato.
Ho letto “Le 120 giornate di Sodoma”, oltre a vari stralci di altri lavori, e ne ho avuto più che abbastanza: uno scrittore di poco respiro, povero di inventiva, che per descrivere due personaggi diversi usa le stesse identiche parole nel giro di venti pagine (la meretrice Thérèse ed il presidente Curval), il cui unico slancio consiste nell’accumulare una porcheria sull’altra, in una folle ricerca del degrado, dell’umiliazione propria ed altrui, della blasfemia ad ogni costo –magari con la fissa di non pronunciare il nome di Dio se non accompagnato da una bestemmia- e sopra ogni cosa (ad esempio il duca de Blangis che aveva l’idea di unire l’adulterio alla sodomia all’incesto e al sacrilegio)… e chi più ne ha più ne metta.
Non sono certo stato educato dalle Visitandine del Marais, ma per me è decisamente troppo: ho apprezzato molto di più Casanova o Rétif de la Bretone, che hanno trattato argomenti altrettanto libertini e lussuriosi, ma con stile ed eleganza, o anche la presunta Suor Monika di Hoffmann; non mi considero un cultore della letteratura erotica, e infatti sono cose che ho letto oltre vent’anni fa e non ho più ripreso, ma non sono e non sarò mai un puritano da Mayflower: non escludo ed allontano Sade perché è un porco ma perché il suo essere porco è agli antipodi del mio, e totalmente al di fuori del mio modo di vedere e concepire la vita.

Quest’omino aveva, dal mio punto di vista, una mente talmente deviata da fare più pena che ribrezzo, più compassione che rabbia: scriveva di cose orribili che non ha mai avuto il coraggio di mettere in pratica completamente, se dobbiamo credere ai verbali dei suoi processi e alle deposizioni riportate;  è pur vero che non ci possiamo fidare ciecamente di quest’ultime che potrebbero anche essere in parte prezzolate, poiché Sade era un personaggio molto scomodo, e tutti i governi che si sono succeduti a cavallo tra il XVII.mo ed il XVIII.mo secolo hanno pensato bene di metterlo in galera o in manicomio: pericoloso non perché psicotico e porcone ma per le idee politiche che lasciava cadere nei suoi scritti, libertine e libertarie degne dei migliori spiriti illuminati e rivoluzionari.
È vero, dopo secoli e secoli di repressione la società voleva sentirsi più libera, cambiare, alleggerire i carichi della vita quotidiana, di quella spirituale e quindi di quella sessuale: non dimentichiamoci che il mezzo migliore per controllare le persone è instillar loro un senso di colpa, e che cosa ci si poteva inventare per far sì che questi sensi di colpa divenissero così radicati nell’animo umano da diventare magari ereditari, quasi alla stregua dei tratti somatici? Ma far sapere a tutti che i piaceri della vita sono immorali! Leggendo Sade sembra che il risentimento verso certe costrizioni dell’intera società europea maturato in secoli e secoli di moralismo bacchettone si sia cristallizzato in un unico delirante soggetto: il Divin Marchese, appunto. Forse è così che si sentiva, e da questo ha origine la sua necessità spasmodica della blasfemia? Non ne ho idea, e onestamente non m’importa.

Resta il fatto che pur non essendo cristiano provo molto disagio davanti a certi atteggiamenti così esasperatamente forsennati: vengo da una terra dove la bestemmia è usata come intercalare, spesso senza avere il vero senso di offesa alla divinità ma più col senso delle prime sigarette fumate nell’adolescenza cioè “per sentirsi più grandi”; ma c’è una grande differenza tra il sentire il collega che impreca perché si pesta un dito col martello e trovarmi davanti ad uno che chiede alle sue donnine di defecare su un crocefisso per riuscire a raggiungere l’orgasmo. E lo stesso vale per la sua necessità di farsi umiliare nelle maniere peggiori, delle violenze tanto verbali quanto fisiche, delle torture…
No! Non ci siamo: per me la vita è sacra, è un continuo divenire e mutare, è una celebrazione gioiosa di ogni singolo giorno, per quanto possa avere dei lati oscuri, dei momenti brutti. Non abito a Pufflandia o al Mulino Bianco: lavoro per mantenermi ed arrivare in fondo al mese, e so benissimo che nel mondo la gente muore spesso per le cause più cretine ed ingiuste ma so anche che la morte è parte integrante della vita ed è insopprimibile esattamente come i cicli stagionali.

La mia visione della vita è, e per quanto possibile cerco di fare in modo che sia, in armonia  con il mondo che mi circonda (non con quello che gli stiamo facendo, beninteso), con la natura stessa, con il creato che brulica di vita in ogni dove, e pervasa da una forza generatrice come l’amore e da un immanente senso della divinità: non concepisco e non concepirò mai come l’umiliazione brutale, il degrado, il dolore, l’abbassamento delle persone e la loro morte possano diventare motore di gioia e di godimento per chicchessia.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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