Io e Paperon de’ Paperoni

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Immagine di Storia e gloria della dinastia dei paperi Immagine di Storia e Gloria della Dinastia dei PaperiQuando conobbi Paperone, e parliamo della bellezza di oltre trentacinque anni fa, fu amore a prima vista; poi arrivò anche l’affetto per suo nipote Paperino, ma a posteriori ed in ogni caso è una cosa differente.

Paperone è una parte di me, un frammento della mia personalità; dal primo ricordo che ho di lui mi ha affascinato: si tratta di una storia che fa parte della saga in otto puntate intitolata Storia e gloria della dinastia dei Paperi, pubblicata la prima volta nel 1970 su Topolino, dal n° 749 del 5 aprile al n° 756 del 24 maggio, disegnata da Giovan Battista Carpi e da Romano Scarpa; ricordo ancora la copertina su cui campeggiava un Paperone (meglio: Paperon Mc Paperon) abbigliato in kilt e con tanto di cornamusa che sputa monete d’oro mentre corre inseguito da una versione a vapore di Nessie; poi segue immediatamente il capitolo precedente della saga con un’immagine di un Petronivs Paperonivs –arbiter cucinarum- che zompa da letto per andare in cantina soccorso dai nipoti per salvare i suoi sesterzi dalle grinfie dei ladri.

Che ricordi! La polvere del tempo non li ha intaccati più di tanto: quei Topolini erano delle mie sorelle, e li tenevamo in una vecchia borsa di pelle in cantina; ogni tanto recuperavo questa sorta di rudere dallo scaffale accanto a quello delle marmellate della mamma e li portavo su, ma ricordo che dopo un po’ tutto tornava in cantina: ho ancora ben presente la rugosità della pelle della vecchia cartella, la fibbia con la doratura semiscomparsa, l’odore di muffa che esalava dalle pagine dei giornali, e la magia che iniziava quando leggevo quelle storie… quante volte giocando ho rivissuto la scena della scorribanda a suon di randellate nella cantina di Petronivs: si, senza randello da brandire, senza ladri da bastonare, senza sesterzi da difendere, senza nipoti ad aiutarmi; ma ero un bambino, e la mia immaginazione di bambino solitario abituato a giocar da solo mi bastava: nel secondo capitolo della saga Paperino trova delle monete appartenenti allo zio che sono dei cimeli dei loro antenati, le monete sono magiche e sfregandole tra le dita sprigionano una sorta di nebbia che permette di vedere la storia del personaggio effigiato; bene: allo stesso modo quando leggevo le gesta dei vari Petronius, Mc Paperon, Pah-Peh-Reo io diventavo uno di loro; era come se i personaggi del fumetto fossero divenuti reali: è logico supporre che da qui venga il mio legame con Paperone, perché è probabilmente il mio più vecchio compagno di giochi che fosse al di fuori della mia famiglia.
Mi catturava a tal punto che ricordo benissimo di aver scritto in un tema che avrei voluto diventare ricco, cambiare tutte le mie lire in dollari e pensare a come difendere i miei tre ettari cubici di denaro dai Bassotti: lo avevo scritto per arrivare in fondo ad uno di quei pallosissimi temi liberi che ci appioppava la maestra almeno una volta ogni settimana, e per i quali ho riempito pagine e pagine con titolo “Il brutto sogno di questa notte”, argomento gettonatissimo perché non sapevo mai che scrivere e inventare un incubo mi permetteva di far bella figura con la maestra di cui sopra senza dover sempre ripetere che passavo i pomeriggi a giocare da solo coi Lego o a giocare coi cani perché da piccolo non avevo praticamente amichetti. Il tema su Paperone non ebbe un particolare successo, a differenza dei temi allucinanti sugli incubi, anzi! La maestra parlò con mia madre, che mi vietò Topolino per un paio di secoli… dopo decenni devo ancora capire che differenza ci fosse tra il raccontare che volevo avere il deposito sulla collina e il raccontare un episodio dei Munster o una puntata di Belfagor o il Fantasma del Louvre dicendo che me lo ero sognato. Misteri degli adulti. Il ridicolo sta nel fatto che nessuno mi diceva nulla quando tiravo fuori le monetine dal salvadanaio e mi ci facevo la doccia… dio, che avrei dato per poter fare i tuffi nel denaro come lui (oggi no, so che una manata su un mucchietto di monete fa male, figurasi tuffarcisi emulando Cagnotto). Misteri degli adulti, appunto.

La somiglianza più stretta tra Paperone e me è l’essere ancora bambini: ad esempio coi nostri cambi d’umore repentini, ora allegri come in cima all’arcobaleno ora tristi strisciando sull’erba; non appena il mio conto in banca scende sotto il livello di guardia noto sempre che divento triste e pensieroso immaginandomi lastrico e rovina, e non appena arriva lo stipendio torno garrulo come una rondine a primavera: esattamente come il PdP che si dispera per la perdita di un soldino e si rincuora all’arrivo della camionata di sacchi di dollari. Abbiamo in comune lo stupore e la meraviglia: io rimango incantato nelle sere calde di maggio quando vedo le lucciole in giardino, lui magari quando vede il brillìo di una piscina piena di diamanti. C’è l’euforia, contagiosa o meno, che ci prende quando ci si prospetta una nuova avventura: lui parte per la Guyana francese alla ricerca di non si sa quale tesoro, io progetto una modifica in casa o un giro per i mercatini. Ci sono le esplosioni di rabbia, che per lui si manifestano con dei salti alti con tanto di culetto alzato sopra la testa, braccia spalancate e gambe divaricate e che per me si traducono nella mia tipica imprecazione “Zio-can!” sibilata a denti più o meno stretti (e garantisco che non è da tutti sibilare una frase in cui non compare nemmeno una “S”) ma con l’occhio della mente vedo sempre l’immagine di me stesso che compie un balzo alla Paperone in piena regola. Lui ha il bisogno di accumulare denaro e ricchezze per sentire di essere vivo, infatti non spende e non spenderà mai le monete che ha nel deposito perché conosce la storia ognuna di esse: “ognuna di loro è un ricordo, un trofeo al mio coraggio, un monumento alla mia gloria” perché quello è il denaro che ha guadagnato da solo, girando il mondo per cinquant’anni a caccia di affari. Io accumulo… non so che accumulo, forse conoscenza: utile o no è un altro discorso; un po’ come dire “conosco dunque sono”? Probabile, possibile. Ma c’è anche un altro momento in cui mi sento vivo: quando condivido qualche cosa con chi amo… Paperone è troppo indurito per dirci se è così anche per lui, però vediamo che i suoi occhi si velano quando pensa a Doretta, il suo unico amore, e diventa irascibile quando qualcuno se ne accorge come se temesse di farsi vedere debole perché è dotato di sentimenti; uno stupefatto Paperino una volta disse che incredibilmente suo zio ha un cuore, ed è pure d’oro.

Solo negli ultimi anni ho scoperto come Paperone si sentisse escluso dagli altri, non amato, diverso; ho letto la prima storia di Barks in cui compare il PdP, Paperino e il Natale sul Monte Orso, da adulto e poi la sua naturale evoluzione, la saga di Don Rosa Life and times of Scrooge McDuck. Nella prima vediamo un papero incattivito dalla solitudine “Io sono diverso. Tutti mi odiano… e io odio tutti”; solitudine da tutta una vita, quasi, perché Paperone non ha avuto il tempo di essere bambino in quanto è partito per l’America a tredici anni per andare in cerca di fortuna e aiutare la sua squattrinata famiglia; il passare del tempo e le sconfitte subite in vent’anni passati a faticare e tirare la cinghia inseguendo un sogno di ricchezza prima di trovare l’oro nel leggendario Klondike lo renderanno duro, diffidente e scontroso, poi una volta fatta fortuna le cose sono peggiorate: dopo aver portato le sorelle in America con lui parte per un giro del mondo in cerca di affari, peggiorando il carattere di pari passo con l’aumentare dei suoi beni: le sorelle, gli unici parenti che avesse, lo abbandonano al suo destino; riscoprirà che cosa sia avere una famiglia in tarda età, quando Paperino e Qui Quo e Qua faranno prepotentemente irruzione nella sua vita, dandogli nuova linfa vitale per nuove avventure, e che avventure: Atlantide, l’Eldorado, le città perdute degli Inca, viaggi nello spazio… Io invece non mi sono accorto di essere stato bambino: mia sorella dice sempre che sono nato quarantenne, ero un solitario, un po’ per scelta mia ed altrui e un po’ per indole, giocavo quasi sempre solo o leggevo; sono anche cresciuto con la netta sensazione di essere diverso dagli altri bambini: vuoi perché ho capito che non ero come loro quando avevo sette anni ma ho scoperto il vero perché quando ne avevo circa dodici con le prime fantasie erotiche, vuoi perché venivo allevato nella non troppo vagamente suggerita convinzione che i miei compagni di scuola fossero gente da poco, plebaglia con la quale non fosse bene mischiarsi troppo, fatta salva qualche minuscola eccezione.

Credo che il fulcro dell’insegnamento di Paperone sia racchiuso in una frase che dice ai nipoti appena ritrovati:

L’importante è che non avvizzisca il cervello! Molti grandi uomini erano ancora attivi a novant’anni! E sapete perché erano rimasti giovani? Perché avevano ancora dei sogni da realizzare! La qualità delle vostre vite dipende da ciò che farete. Gli unici limiti alle vostre avventure sono i limiti della vostra immaginazione

È questo che amo in lui e che gli invidio: la grinta, la determinazione e l’adattabilità, la capacità di non arrendersi mai anche quando tutto pare perduto o inesorabilmente finito. Non ho un carattere altrettanto forte: sono però ferocemente determinato a sopravvivere, l’ho fatto in modi poco ortodossi e continuerò a farlo con tutti gli strumenti di cui dispongo o creandone di nuovi. E le avventure? Per quelle piccole di ogni giorno faccio da me, per quelle grandi… vivo quelle di Paperone, magari assieme a lui.


Il copyright delle immagini è della Disney e degli autori: Don Rosa, Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Paperone è sempre stato il mio personaggio preferito in assoluto, avevo, nel mio piccolo, iniziato a imitarlo depositando le mie monete in un gatto di ceramica che veniva puntualmente saccheggiato dai parenti quando era necessaria una generosa scorta di monete; generalmente il mese di dicembre era il peggiore perché incombeva la “pataja” di fine anno.

    Smaoineamh

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  2. La borsa di pelle nera non me la ricordavo proprio! Adesso sì, mi ricordo di nostro padre in Francia, che si affacciava di sera all’ingresso con quella borsa in mano e mi sembrava un segno importante del suo prestigio, perchè tempo prima non l’aveva e anche noi avevamo meno cose. La mamma diceva che dentro ‘c’era il suo lavoro’. Nemmeno la discesa periodica agli inferi della cantina mi ricordo… ma ci credo, conoscendo i lombi che ti hanno generato. Però l’interesse composto del 25% che ci applicavi per ogni misero prestito attinto da quel famoso salvadanaio, quello me lo ricordo benissimo! E anche di come ti vantavi di avere imparato da Paperone, sporco strozzino!
    Non eri un bambino solitario, eri un bambino delicato e socievole come tanti, solo un po’ più naturale e meno doverosamente cazzeggiante di come sei adesso. Sei stato scientificamente condizionato alla solitudine e alla diversità e ti sei obbedientementemente lasciato condizionare, da quel bambino mite e accomodante che eri. Lo ‘spirto guerrier’ non è mai stato la tua risorsa migliore. E, lasciamelo dire, con i modelli di femminilità che frequentavi a dodici anni (me compresa, naturalmente) ci voleva un martire per produrre fantasie in altra direzione!

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  3. paperone è anche il mio personaggio preferito della disney. tra l'altro quando ero piccolo io (non trentacinque anni fa, ma una dozzina di anni addietro) c'era un bellissimo fumetto tutto dedicato a lui, con una copertina semirigida che era una goduria. Mi ricordo però che non ebbe molto successo

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