Il Tulipano Nero

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Come d’abitudine ho portato Ale in stazione anche stasera, per il solito treno delle 19:24, e mi è tornato in mente un episodio buffo in uno dei nostri viaggi in treno.
Stavamo andando a Firenze con una coppia di amici, e si parlava di un po’ di tutto; ad un certo punto hanno chiesto ad Ale quando gli è iniziata la passione per Maria Antonietta, lui ha parlato dell’immancabile Lady Oscar e da lì ci siamo ricordati tutti dell’altro anime ambientato nello stesso periodo che girava alla tv: Il Tulipano Nero, che narra le avventure di una ragazzetta che di mestiere fa la fioraia, ma che ad un certo punto diventa un’eroina mascherata col nome di Stella della Senna.
La nostra amica tutta garrula ci informa che da bimba grazie alla sigla di quel cartone ha imparato una parola nuova, “RETENTENNA”, che le piaceva un sacco… peccato che le parole esatte fossero:

[…] il Re tentenna, e la gente si batte […]

Lei non si era mai posta il problema da circa vent’anni: ci abbiamo pensato Ale e io assieme a suo marito (di lei, non di Ale) a disilluderla… questo piccolo errore le sta costando anni di sfottimenti del tipo “Hai mica della retentenna, per caso?”, oppure “Oggi mi sento un po’ retentennante”.

Un altro particolare circa quella sigla: la canta la sempiterna Cristina d’Avena (quella dei Puffi, si), e data la presa della Bastiglia il 4 luglio. O la Bastiglia era in America e nessuno se n’è mai accorto, o la d’Avena, i suoi autori e Alessandra Valeri Manera (praticamente la censura dei cartoni animati in Italia) sono ignoranti come delle carpe oppure, ipotesi anche peggiore, hanno pensato che tanto non se ne sarebbe accorto nessuno.

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Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. @garnant: ricordo bene anche io, Re Tentenna… quando la maestra ce lo diceva a me veniva sempre in mente che doveva essere un po’ scemo per andare in giro con un nome così

    @Regina: e tu non hai ancora visto nulla! 😀

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  2. Io ho avuto, per un certo periodo, un dubbio a tema natalizio; nella mia personale interpretazione “oh bambino mio divino” diveniva “oh bambino mio di vino” e mi chiedevo se l’appellativo “di vino” fosse da attribuire alle sue discutibili abitudini alimentari.
    La confusione era anche generata dal fatto che alle elementari “tu scendi dalle stelle” ce la insegnarono lo stesso giorno di “trinca”…mi sembrava dovesse esserci un collegamento alcolico fra le due 😀

    Smaoineamh

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