Uncle Scrooge McDuck

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Immagine di Paperdinastia Immagine di Vita e dollari di Paperon de' PaperoniDopo aver parlato del mio rapporto intimo con Paperon de’ Paperoni sarà bene spendere due paroline anche sulla sua vita, oltre che sulla mia.

Paperon de’ Paperoni, ossia Uncle Scrooge McDuck, appare per la prima volta nel 1947, in una storia di Carl Barks intitolata “Christmas on Bear Mountain” (Il Natale di Paperino sul Monte Orso). È plausibile ritenere che sia stato il dickensiano Ebenezer Scrooge ad ispirare il nome ed una buona parte del carattere di Paperone.
Una cosa curiosa, che pochi sanno, circa il nome di italiano di Paperone è che è storicamente provata l’esistenza di un personaggio omonimo nel tredicesimo secolo: un frate domenicano che fu vescovo di Spoleto, ed il cui ritratto dovrebbe trovarsi tuttora nella camera di commercio della città; non solo, ma consultando l’elenco telefonico di Roma si possono trovare diverse persone con un cognome curioso… de’ Paperoni, appunto: forse discendenti di quello stesso vescovo.
Sia come sia, il Paperone che interessa a me è un semplice papero, anziano decisamente, con gli occhiali a pince-nez (ammettendo poi che possano stringergli un naso che non ha!), che veste regolarmente in redingote, cilindro e bastone.

La sua vita è stata oggetto di leggende e racconti di tutti i generi, ma recentemente è stata codificata definitivamente da un cartoonist di nome Don Rosa. Facendo tesoro delle vecchie storie di Barks, l’uomo dei Paperi, Don Rosa rende esplicito quanto negli anni precedenti era stato solo accennato o sottinteso: per esempio, la data di nascita di Paperone è fissata nel 1867, e inoltre ricevono volto e personalità molti dei suoi parenti: le sorelle Matilda e Ortensia, lo zio Jake, il padre Fergus e gli avi del clan McDuck, gli stessi cui si accenna nella vecchia storia “Paperino e il segreto del vecchio castello” (che per inciso è la sola storia in cui il PdP si trovi ad avere un disperato bisogno di denaro): il Conte Braccio di Ferro, il duca Quaquarone, il Duca Bambaluc, et caetera. Caso rarissimo nei fumetti Don Rosa ci parla anche del decesso dei genitori di Paperone, e lo fa in maniera molto delicata.
Nella splendida storia di Don Rosa vediamo il giovane Scroogey lasciare la Scozia per l’America, lavorare come mozzo sul Mississippi, fare il cowboy nel Dakota, fare il minatore nel Montana, riconquistare il castello avito in Scozia, cercare diamanti nel Transvaal, l’oro nel Klondike -dove conoscerà Goldie Gold [in Italia nota come Doretta Doremì, NdMauro], l’amore della sua vita- portare la sua famiglia in America, costruirvi il suo deposito, diventare il papero più ricco del mondo, e rincontrare la sua famiglia dopo anni d’isolamento, per essere finalmente il Paperone che conosciamo. Un uomo assolutamente imprevedibile, capace di vendere un paio di scarpe spaiate e sfondate ad un calzolaio, imbrogliarlo sul prezzo e perfino convincerlo d’aver fatto un buon affare, ma capace anche di ridursi quasi completamente al verde per un affare assurdo, salvo poi a rimettersi in piedi con destrezza da acrobata degli affari, o che inventa scuse incredibili per nascondere degli atti di pura e semplice generosità o d’affetto, come lasciare un barile pieno di pepite d’oro a Goldie, dicendo di aver scordato dove trovarle, o di chiedere ad un amico fidato di mettere in piedi una fondazione filantropica, della quale in segreto sostiene tutte le spese, ma che pubblicamente disprezza come un folle speco di denaro.

È affiancato da una serie di parenti, tra i quali primeggiano il nipote Paperino -figlio della sorella Ortensia-, fonte inesauribile di manodopera gratuita e i nipoti di questo: Qui, Quo e Qua, terribili pesti ma spesso e volentieri di grande aiuto (figli della gemella di Paperino, Della). Alcune sue frasi celebri sono, per esempio: “Nipote, per me il troppo non è mai abbastanza“, oppure “Che gusto c’è a possedere undici ottilioni di dollari se non ci faccio un po’ di chiasso attorno?”, oppure “Quando ho racimolato la mia prima tonnellata d’oro nel Klondike...”. Uno splendido personaggio che dobbiamo alla genialità di Carl Barks, il Padre dei Paperi, e al quale Don Rosa ha recentemente fatto un ottimo lavoro di maquillage.

Ho scelto i due libri con difficoltà devo dire: il primo è la storia della vita di Paperone realizzata da Don Rosa, nella versione ampliata rispetto all’originale “Life and Times of Scrooge McDuck” in dodici capitoli, con le parti aggiuntive su come realmente arrivò la Numero Uno –moneta americana- in mano ad un bimbo nato e vissuto a Glasgow o su come Paperone si salvò dall’eruzione del Krakatoa mentre girava il mondo in cerca di fortuna, e soprattutto due storie in cui capiamo meglio la sua storia d’amore con Doretta. Il secondo libro è una vecchia antologia di storie di Carl Barks, con una prefazione di un entusiasta Dino Buzzati.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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