Anne-Marie-Louise d’Orléans, Duchesse de Montpensier

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Anne-Marie-Louise d’Orléans nasce il 29 maggio 1627 al Louvre, e muore il 5 aprile 1693 a palazzo d’Orléans, a Parigi.I suoi genitori sono Gastone di Francia, Duca d’Orléans -fratello di Luigi XIII– e Marie de Bourbon, duchessa di Montpensier, ultima del ramo dei Borbone-Montpensier e di conseguenza erede universale della favolosa fortuna della famiglia; la madre morirà qualche giorno dopo il parto, e la piccola ne risentirà per tutta la vita: all’inizio dei suoi Mémoires scriverà:”[…] L’inizio della sfortuna della mia Casa capitò poco dopo la mia nascita, in quanto fu seguita dalla morte di mia madre […]”;

Monsieur Gaston è abbastanza deluso nelle sue aspettative: lui voleva un erede maschio, destinato alla corona poiché il matrimonio di Luigi XIII ed Anna d’Austria era ancora sterile: l’infanzia per la piccola non si prospetta felice, orfana di madre e con un padre lontano, assente, e che per giunta passa il tempo a complottare contro l’autorità reale. La sfortuna è però compensata dall’enorme ricchezza della bimba, erede dell’immenso patrimonio dei Montpensier, che saprà gestire a dovere, e anche aumentare, ma che dovrà costantemente difendere dagli istinti rapaci del padre; non sarà attaccata ai suoi beni, se necessario saprà anche rinunciarvi in parte se le sembrerà che ne valga la pena; Mademoiselle si indigna quando sente dire che “l’enorme fortuna lasciatale dalla madre poteva consolarla d’averla perduta”. La sola cosa cui non rinuncerà mai sarà il suo rango, inculcatole dalle sue governanti, sapendo essere di sangue reale sempre, dovunque e comunque, dal ridicolo al sublime.
Le viene dato correntemente il titolo di Grande Mademoiselle, questo perché suo padre come fratello del re portava il nome di Monsieur, fino alla nascita di suo nipote Phlippe ed Anne-Marie-Louise veniva chiamata Mademoiselle, fino alla nascita della prima figlia di Philippe, momento in cui le venne aggiunto un “Grande” per distinguerla dalla piccina.

Il destino ha fatto di questa orfanella la più ricca principessa d’Europa, che malgrado fosse tutt’altro che bella (Saint-Simon ne dice che era “più Borbone che donna”) riceve diverse proposte di matrimonio da quasi tutti i sovrani europei: progetti falliti per diversi motivi, principalmente per la gelosia del real cugino Luigi XIV, per i maneggi di suo padre Gaston e anche per la troppo alta opinione di sé che la stessa Mademoiselle nutriva. Per un certo periodo sembravano scontate le sue nozze col re, che fin da piccino (Luigi aveva undici anni meno della cugina) lei chiamava “mon petit mari”, ma poi la Fronda e le bravate della Montpensier ne cancellarono irrimediabilmente la possibilità.

La Fronda, periodo di guerra civile e di intrighi che segnerà per sempre la vita di Luigi XIV e la sua avversione per Parigi. Monsieur Gaston, da bravo cospiratore che era, ebbe un ruolo di primo ordine in entrambe le parti: la Fronda Parlamentare e la Fronda dei Principi… giusto poi per tradirli tutti alla prima occasione, come d’abitudine. Mademoiselle sostiene il padre, forse per dovere filiale malinteso, forse per i suoi attriti personali con Mazarino. Al volubile e codardo Gaston, uomo senza onore, non pare vero di avere la possibilità di dare a sua figlia la maggior parte delle sue colpe, e quindi la manda ad assediare la città di Orléans, che viene presa dai frondisti e nella quale la duchessa di Montpensier farà il suo ingresso attraverso la breccia nelle mura assieme alle sue dame, camminando nel fango, come riporta nelle sue memorie. Qui è la differenza: la Fronda è in effetti una guerra da operetta, con qualche scaramuccia e qualche bastonata un po’ più seria, ma la maggior parte dei fatti si decide più con un giro di amanti che saltano da un letto all’altro che non con le armi: la duchessa di Longueville, sorella del Gran Condé contende La Rochefoucauld alla duchessa di Montbazon e nel frattempo flirta anche col proprio fratello principe di Conti, il Cardinal de Retz, tanto per stare tranquillo, se la spassa con tutte e gli esempi si potrebbero moltiplicare all’infinito. Gaston complotta nei letti, Anne-Marie-Louise si arma ed inforca nemmeno tanto metaforicamente la lancia; lui complotta e lei è apertamente ribelle… lui sente molto il suo retaggio mediceo, lei è una vera Borbone, anzi possiamo dire che la Grande Mademoiselle è il solo e vero uomo della famiglia.

É una donna dagli amori romantici e romanzeschi, prevalentemente a senso unico: prima sogna di sposare il cugino re, poi si innamora del Gran Condé e copre la sua ritirata con un gesto che resterà famoso. Nel corso della battaglia del Faubourg Saint-Antoine (2 luglio 1652, la più sanguinosa di tutta la fronda) le truppe di Condé stanno per cedere sotto i colpi di quelle reali comandate da Turenne e Mademoiselle decide di andare alla Bastiglia, che dominava il fauborug, e di far cannoneggiare le truppe di Turenne, renendo così possibile la ritirata di Condé. Il commento del Cardinale Mazarino fu lapidario: “Con quel colpo di cannone ha ucciso suo marito”, a significare con i progetti di sposarla a Luigi sono definitivamente defunti. Terminata la fronda il re le usa la delicatezza di poter scegliere il luogo del proprio esilio, e Mademoiselle opta per suo castello di Saint Fargeau, in Puisaye, dove dovrebbe rimanere per cinque anni.

Di rientro a Corte sembra inizialmente che il re la tratti con affetto, in realtà non solo non le perdonerà mai del tutto la Fronda ma la vede solo come una merce di scambio nel gioco delle alleanze matrimoniali. Luigi sposa Maria Teresa d’Austria, un’altra sua cugina, e per la Grande Mademoiselle svanisce il trono di Francia… ma forse è possibile quello d’Inghilterra, ma lo Stuart è un re detronizzato che lotta per riprendere i suoi domini, e non ha attrattive per farsi preferire all’Imperatore… progetti favolosi, tutti suoi, che la diplomazia di Luigi XIV non concepisce nemmeno da distante: tramite Turenne –un altro dei suoi amori folli di gioventù- il re le propone invece di sposare il re del Portogallo, che era mezzo pazzo, debosciato e orribile. Mademoiselle rifiuta, e questo le vale un altro smacco: “Penserò a voi quando mi converrà, e vi sposerò con chi mi sarà utile per i miei scopi” è tutto quanto riesce ad avere dal Re Sole.

Anne-Marie-Louise invecchia, la quarantina si avvicina e… ed il suo cuore si infiamma per un “ometto biondiccio”: Antonin Nompar de Caumont, duca di Lauzun, favorito del re. La storia del loro amore è un romanzo vero e proprio, per poco non si sposano sotto gli auspici di Luigi XIV, e solo le rimostranze di Monsieur Philippe e dei principi del sangue riescono ad averla vinta; del resto, Philippe d’Orléans sapeva benissimo di essere l’erede universale della cugina, e per evitare di perdere i favolosi beni della Montpensier ha rovinato l’esistenza a tutta la famiglia reale. A seguito di una scenata Luigi XIV fa imprigionare Lauzun, e per ottenerne il rilascio Mademoiselle deve cedere una sostanziosa parte dei suoi beni al duca du Maine, figlio di Luigi XIV e di madame de Montespan… per poi essere ripagata da un Lauzan irriconoscente, che la tratterà molto male fino a renderle la vita impossibile tanto che romperanno ogni rapporto dopo tre anni dalla liberazione di lui. Si parla di un loro matrimonio segreto, ma non vi sono prove certe.
Mademoiselle smetterà anche di andare a corte quando Lauzun ritornerà in favore presso il re e riceverà il titolo di duca per i servizi resi al re di Inghilterra, dopo aver avuto da questi la nomina di cavaliere dell’ordine della Giarrettiera.

Il 5 aprile 1693 si spegnerà all’età di sessantasei anni, e sarà inumata nella necropoli reale di Saint-Denis. In vita ebbe diversi titoli, i più celebri sono: Nipote di Francia, Pari di Francia, Duchessa de Montpensier, Saint-Fargeau, Châtellerault, di Aumale e Beaupréau, Principessa sovrana dei Dombes (principato che muoveva direttamente dall’Impero, e che le dava diritto al titolo di Altezza Serenissima), Principessa di Luc, La Roche-sur-Yon e Joinville, Delfina di Alvernia, Marchesa di Mézieres, Contessa di Eu, Forez, Mortain e Bar sur Seine, Viscontessa di Auge, Bresse, Domfront e Beaujolais, baronessa di Montaigu en Combrailles, Mirebeau, Roche-en-Régnier e Thiers en Auvergne, Signora di Champigny-sur-Veude, Beaujeu, Argenton, Saint-Sever, Cluys, Agurande, Le Châtelet, Ecolle, Combrailles e Choisy-sur-Seine.

Nel corso dell’esilio inizia a scrivere i suoi Mémoires, e li proseguirà nel castello di Eu, ma rimarranno incompiuti: all’inizio di un racconto, a metà di una frase la sua mano smette di scrivere e non ricomincerà più:

[…] Un giorno, mentre stavo passeggiando nel parco di…”.

Sarà per sempre il silenzio. Lo rimpiangiamo: è una buona scrittrice, il tono del suo lavoro è diverso da quello o pettegolo o auto incensante della maggioranza dei suoi contemporanei; non ci racconta le scappatelle altrui come Saint-Simon o Tallemant des Réaux, non si trasforma in eroina leggendaria come il Cardinal de Retz, la Duchessa di Montpensier è sé stessa fino in fondo. Principessa, Nipote di Francia, orgogliosa, verace, quasi austera, onesta nel confessare i suoi errori… si, confessare perché nelle sue pagine dice apertamente ciò che ha fatto, ma si assume anche le colpe, non fa dei panegirici dell’autorità reale o del cardinale solo perché si aspetta che i suoi scritti diventino pubblici e le possano procurare una sorta di sconto di pena. Sono dei veri Mémoires intimi perché lei non fa una cronaca dei fatti, ma descrive ciò che ha provato vivendoli; e nonostante la sua poca cultura (tranquillamente confessata nei Mémoires) riesce ad essere un’ottima scrittrice e ad eccellere nell’arte del ritratto così in voga in quel periodo.

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