Pan

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Il dio Pan è una divinità ellenica, parte uomo e parte capra, che il mito vuole figlio di Zeus e della ninfa Callisto, mentre un’altra versione lo vuole figlio di Penelope e di tutti i suoi pretendenti, con cui avrebbe avuto rapporti durante l’attesa del marito; secondo Omero, infine, la versione più accreditata: nato dall’unione di Hermes e della ninfa Driope, ninfa della quercia; la madre lo abbandonò subito dopo la nascita poiché il suo aspetto era talmente brutto che ne rimase terrorizzata; Hermes allora lo raccolse e, dopo averlo avvolto in una pelle di lepre, lo portò sull’Olimpo per far divertire gli dei, causando così l’ilarità di Dionisio, che lo accolse nel suo seguito.

È raffigurato con gambe e corna caprine, con zampe irsute e zoccoli, mentre il busto è umano, con due corna in fronte, il naso schiacciato, il volto ornato da una barba caprina e dotato di un’espressione terribile, a dispetto della quale Pan è un dio gioviale e generoso, sempre pronto ad aiutare quanti chiedono il suo aiuto; dio solitario, non risiede sull’Olimpo ma vive specialmente nei boschi e con la sua voce spaventosa incute in chi ode una grande paura, che da Pan prende appunto il nome di timor panico; racconta Plutarco che sotto il regno di Tiberio, un vascello romano si trovò a passare nei paraggi di un’isola del mar Egeo, quando il vento cessò improvvisamente e nel silenzio si udì una voce gridare: “Il Grande Pan è morto”. A quella notizia da ogni parte dell’isola scoppiarono pianti, gemiti e singhiozzi di cui non si seppe mai la provenienza. Pausania scrive che i Galli, saccheggiando la Grecia, videro nel tempio di Delfo la statua del dio Pan, e ne furono talmente spaventati che fuggirono.
Un altro tratto caratteristico di Pan è che non sopportava di essere disturbato durante il suo riposo pomeridiano, e se ciò accadeva emetteva urla terrificanti che scatenavano appunto il timor panico.

Il nome Pan sembra derivare dal greco “paein” (pascolare): in Grecia la sua provenienza era l’Arcadia, dove possedeva le greggi che pascolava, pur essendo un dio vagabondo e senza una dimora specifica; pertanto è il dio dei campi, delle selve e dei pascoli (specialmente nell’ora meridiana), e più in generale della pastorizia ma presiede anche alla sessualità, che in lui ha una connotazione nettamente maggiore che presso gli altri dèi: sempre a caccia di ninfe, ma amava tranquillamente anche uomini, come il pastorello Dafni cui insegnò a suonare il flauto; i racconti che lo legano alle ninfe ed alle loro eventuali trasformazioni per sfuggirgli sono molteplici, il più famoso riguarda la Ninfa Siringa. James Hillman, psicologo americano, che sostiene che Pan sia l’inventore della sessualità non procreativa, attribuendogli il ruolo di dio della masturbazione: nel libro “Saggio su Pan” Hillman traccia un contrasto netto tra la figura di Pan e la figura di Cristo.

Un altro significato di “pan” è “tutto”, letteralmente perché secondo il mito greco Pan era lo spirito di tutte le creature naturali, e questa accezione lo lega alla foresta, all’abisso, al profondo, quindi anche alle grotte, alle cime dei monti ed alle balze montane; è in definitiva il dio dell’origine della vita e della vita stessa, secondo le teorie degli stoici che ne fecero l’incarnazione della vita universale. Il suo legame con la terra ed i campi lo lega anche alla luna ed alle forze della Grande Madre; in un mito riportato da Virgilio nelle Georgiche viene raccontato come riuscì a sedurre Selene.
Pan veniva spesso identificato dai latini con Faunus e Silvanus, dèi delle foreste e degli animali selvatici.

Il mito narra del suo amore per diverse ninfe: Eco, Eufemie, Pitis; tuttavia il suo amore più celebre fu per la Naiade Siringa: Pan se ne innamorò, ma lei lo eludeva scappando, ed arrivata sulle sponde del fiume Ladone si gettò in acqua, pregando di essere trasformata perché il dio non la potesse riconoscere; Siringa diventò una canna, che in mezzo ad altre in una palude era indistinguibile. Il vento sibilava attraverso il canneto, e Pan fu incantato da quel suono, pertanto tagliò una canna in setto –o nove- pezzi di lunghezze diverse che unì tra loro con cera e spago, a formare quello strumento che tutt’oggi si chiama Flauto di Pan o Siringa.

Un altro ruolo importante di Pan fu la sua partecipazione alla lotta degli Olimpi contro Tifone, un mostro generato da Gea e Tartaro, dotato di ali, cento teste, occhi terrificanti, voci spaventose che uscivano da cento bocche e con la parte inferiore del corpo avvolta in due gigantesche spirali serpentiformi; Tifone entrò in competizione con Zeus per il dominio del mondo, e gli déi nel vederlo fuggirono terrorizzati in Egitto, dove si nascosero assumendo le forme più svariate: Zeus divenne un ariete, Era una vacca bianca, Afrodite si trasformò in un pesce, Ares in un cinghiale, Apollo in un corvo, Artemide in un gatto, Hermes in un ibis (l’animale di Toth, il suo corrispondente egizio), e Dioniso in una capra. Pan trasformò solo la sua metà inferiore nella coda di un pesce e si nascose in un fiume. L’unica che non si nascose fu Atena, che denigrando gli altri dèi convinse Zeus a dar battaglia a Tifone. Zeus ebbe inizialmente la peggio: Tifone lo avvolse con le sue spire e gli recise i tendini di mani e piedi, e lo rinchiuse in una grotta della Cilicia. Pan spaventò il mostro con un tremendo urlo, ed Ermes gli sottrasse i tendini di Zeus che, recuperate le forze, si lanciò su un carro trainato da cavalli alati contro Tifone, bersagliandolo di fulmini e riuscì ad ucciderlo in Sicilia, seppellendolo sotto l’Etna. Da allora il vulcano rivomita periodicamente i fulmini che avevano colpito il drago. Zeus premiò Pan trasformando il suo aspetto ibrido di pesce e di capra in una costellazione, il Capricorno. In questo mito troviamo un altro elemento interessante: la fuga panica come reazione protettiva; protezione per sé stessi, certo, ma sempre un’azione che permette poi di portare aiuto a chi di protezione ha ancora bisogno. L’aspetto protettivo della natura in Pan si rivela oltre che nel suo ruolo pastorale anche nella sua posizione nel seguito di Dioniso, dove Pan porta lo scudo del dio nella marcia verso l’India.

Miti e tradizioni legati a Pan possono essere tra quelli che hanno dato origini alla stregoneria, giacché il dio è connesso con la fertilità dei campi, i cui rituali potevano essere anche orgiastici, oltre che essere connesso con la Luna e la Grande Madre.
Pan rappresenta la Natura in toto, nel bene e nel male, senza nessuna connotazione di stampo manicheistico; è in definitiva una forza grezza della natura, un essere neutrale che può originare creazione come distruzione, al pari di molte altre divinità primordiali come l’indiana Kali Ma, ad esempio.

È interessante vedere notare che la fonte omerica ci dice che appena nato fu avvolto dal padre Hermes in una pelle di lepre e portato sull’Olimpo, dove Dioniso lo accoglie con gioia: la lepre è un animale sacro ad Afrodite, ad Eros, alla Luna e facente parte del mondo dionisiaco: l’avvolgere Pan con una sua pelle significa che egli stesso era pienamente parte di questo universo; la paternità di Hermes, e la sua protezione (è lui che lo avvolge nella pelle), danno alle azioni di Pan la connotazione di azioni ermetiche, simboliche, dai messaggi nascosti insomma; la reazione di Dioniso quando le vede testimonia la grande simpatia tra questi due dèi: con essi forma una sorta di triade ideale.
Il collegamento con la Luna diventa evidente nel mito della seduzione di Selene: seduzione che operò con l’inganno (tratto caratteriale tipico di Hermes), poiché la dea lo rifiutava. Pan usò un trucco, e nascose il suo ispido pelo caprino sotto un velo candido, oppure sotto il vello di un agnello; così mascherato la dea non lo riconobbe, ed acconsentì a salirgli in groppa, e il dio poté finalmente possederla: sembra un chiaro riferimento i riti orgiastici ed ai Sabba pagani celebrati a Beltane.
Sempre in tema di rito orgiastico, si narra che Pan si accoppiasse con le Menadi (probabilmente con tutte), le quali erano le sacerdotesse del Dio, cosa che ci riconduce a quanto appena detto: Pan è quindi il Dio-Capro delle streghe, la personificazione di ciò che è completamente naturale, di quell’istinto che è l’urgere della natura, e ben si abbina con Dioniso che impersona il potere della forza produttiva della Natura.

C’è un altro aspetto di Pan su cui può essere interessante soffermarsi: la solitudine; fin dall’inizio, da quando venne abbandonato dalla madre, Pan è solo. Hermes lo porta in cielo, ma lo presenta come una cosa buffa, e gli chiede di non far sapere troppo in giro che è suo figlio: solo Dioniso, anche lui è stato privato della madre –addirittura fin da prima della nascita- ed esule ramingo, lo prende realmente a benvolere: in questo contesto le connotazioni di fertilità e lascivia passano in secondo per dare rilievo ad un destino che pur dando occasione a Pan di avere innumerevoli accoppiamenti con altrettante donne non gli consente mai di formare una coppia; Pan avrà sempre una natura solitaria, rimarrà sempre un bambino abbandonato.

Ma perché in epoca cristiana all’immagine di un dio benevolo e generoso è stata progressivamente sovrapposta quella di un demone, della quintessenza del principio del Male?
Pan è l’unico dio che morì, secondo Plutarco: una morte purtroppo inevitabile, sospinta dall’avanzare del cristianesimo e di fronte al rifiuto della sessualità e degli istinti, anche se diversi commentatori di Plutarco sono concordi nell’affermare che Pan non sia morto ma che giaccia soltanto addormentato, ovvero rimosso. E quando l’umano perde la connessione personale con la natura e l’istinto personificati, l’immagine di Pan muore per lasciare spazio all’immagine del Diavolo.
L’operazione compiuta dal cristianesimo fu quella di evocare dalle ceneri di Pan il Diavolo, che nella cultura cristiana è l’avversario dell’uomo e della creazione (quindi anche della natura stessa); tuttavia Pan non è morto, ma dorme dentro di noi: può risvegliarsi se si recupera la connessione personale con la natura e con l’istinto.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Bellissimo articolo! La mitologia classica poi è stata il mio primo amore. Praticamente, il primo libro che ricordo di aver letto è Il Grande Libro della Mitologia (A. Mondadori), e fu poi a causa sua se trovai noioso il catechismo al punto di interrogare l’insegnante con domande fastidiose, “chi era la moglie di Caino?”, “perché Dio è cattivo?”, “possiamo parlare del diavolo?”. Tutto sommato, gli devo un po’ del mio iniziale “atteggiamento critico” nell’approccio al cristianesimo e dell’attuale agnosticismo. Inoltre è da un po’ che mi dannavo per ricordare il mito da cui era venuto fuori il capricorno… grazie!

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  2. Davvero bello questo post.Complimenti. potendo sfogare la mia pignoleria e il mio amore per la mitografia, vorrei aggiungere che il mito di Pan è antecedente ai miti olimpici. infatti era già presente nei culti legati alla Triplice Dea, precedenti l’avvento di Zeus e la grecia ellenica. riguardo la demonizzazione subita da Pan bisogna notare che è una triste sorte toccata anche ad altre figure “pagane” di eroi o divinità (Cernunnos per dirne una), che nel processo di cristianizzazione furono trasformate in demoni, diavoli ma anche in santi e difensori della vera fede.

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  3. @SorNarciso: molto all’acqua di rose, se scrivo o trovo qualcosa di interessante glielo mando.

    @Yzma: anche a me, molto tempo prima di interessarmici per altri motivi. Se uno la legge bene può spiegare molto dei comportamenti delle persone, fra l’altro; non a caso Yung fa molto riferimento agli archetipi del mito.

    @giudappeso: mi sarebbe piaciuto vedere la faccia di chi ti insegnava catechismo quando gli chiedevi di parlare del diavolo 🙂
    Un bel libro sui miti legati alla tradizione astrologica è: Astrologia e mito. Simboli e miti dello zodiaco nella psicologia del profondo, di Roberto Sicuteri, Astrolabio Ubaldini, ISBN: 8834005341.
    E ci aggiungerei, stesso autore e stesso editore: Lilith. La luna nera, ISBN: 8834006593.

    @ Aubade: lo so, ma al momento i testi che ho consultato mi davano quelle fonti (a proposito, il libro di Graves è nella mia lista degli acquisti futuri).
    Oltre a Pan e Cernunnos gli esempi si contano a carrettate: pensa alla dea Ma che è diventata San Mama, un santo –maschio- che per la necessità di allattare un trovatello ha pregato Dio di fargli venire le tette, o a tutti i vari aspetti della Vergine i cui santuari sono legati ai vecchi luoghi di culto di qualsivoglia forma della Grande Madre. Ma il sincretismo religioso non è un’invenzione dei cristiani, è roba molto più antica; prendiamo ad esempio la figura di Rhea, dea un po’ oscura se vogliamo ma che ha sempre conservato una sua identità specifica anche quando è stata messa in secondo paino rispetto al culto patriarcale tributato a Zeus, e che ha inglobato molti degli aspetti e dei culti delle divinità femminili precedenti, che ha molti attributi identici all’anatolica Cibele e così via; o all’assorbimento del pantheon nubiano da parte di quello egiziano, che in epoca tolemaica fu assimilato a quello greco –magari con qualche piccolo sforzo: personalmente non sovrapporrei Bastet ed Artemide-; quando il buddismo arrivò in Tibet il maestro Padmasambava vinse i demoni del Bön, la religione sciamanica preesistente, trasformandoli nelle figure dei Dharmapala (i Protettori della Dottrina), stessa cosa per diverse divinità del pantheon hindu: Mahakala, Yama, Rahu, Sri Devi, Shiva, Sarasvati… del resto gli induisti considerano il Buddha come uno degli avatara di Vishnu, non dimentichiamo per le azioni politico-religiose di Alessandro Magno, e chi più ne ha più ne metta.
    Quando sento dire, magari anche in maniera piccata, che i cristiani ci hanno rubato e ci rubano tutte le nostre feste mi viene un po’ da ridere: è vero, possono averle travestite ed adattate ai loro scopi, ma in realtà non hanno né inventato nulla di nuovo; c’è stata forse una volontà di cancellare la memoria di quello che era il paganesimo per radicare bene la nuova religione, ma il passato non si può eliminare finché la gente può pensare ed ha la curiosità di conoscere.
    Ricordo una cosa letta su un quotidiano anni addietro: un rabbino newyorkese che sosteneva a caldi toni che la storia è solo quella scritta nella Bibbia, e che tutto quello che vediamo in giro per il mondo di vestigia di civiltà antiche, fossili e quant’altro è opera del demonio per ingannarci: questo è veramente un atteggiamento pericoloso, e più pericolosi ancora possono essere quelli che credono senza fiatare o porsi dei dubbi a messaggi del genere. È vero, per secoli e secoli la gente è caduta in trabocchetti simili, o li ha comodamente usati per farsi gli affari propri: da questo punto di vista mi piace pensare che gli dèi dei gentili siano più tranquilli dei civili dèi in vigore da qualche secolo, ma questo è solo un parere mio.

    @ MordredLostSoul: concordo. Uno deve avere la possibilità di scegliere se accettare o rifiutare o meno qualsiasi aspetto della vita sulla base di una conoscenza, di un’informazione, non perché gli viene detto “si fa così, stop!”.

    @ Reginadeitucani: anche tu? Anche Ale, e in famiglia ne avevo tre su cinque, più altri tre su tre tra cognati e zii acquisiti.
    Tra fine anno e fine gennaio è sempre un casino…

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  4. Ciao Snefru, fortissima la storia si san Marna. questa ammetto che mi mancava. Ahahahah!!!! il Rabbino poi, mi fà venire in mente gli scontri sulla teoria dell’evoluzione (creazionista vs evoluzionista). si commenta da sé.

    un saluto
    Lucas

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  5. @MordredLostSoul: certamente!

    @lacrimanera1985: Grazie! Torna a trovarmi quando vuoi 🙂

    @Aubade: conosci il libro di Andrea Romanazzi Guida alla dea madre in Italia. Itinerari fra culti e tradizioni popolari?

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  6. Ecco una storia divertente che ho trovato riguardo la morte di Pan: sembra che la notizia della morte di Pan (come anche da te riportato nel post) sia stata data da un marinaio egizio di nome Tamus a Plutarco che era sacerdote di un tempio di Delfi durante la seconda metà del primo secolo avanti cristo. Tamus infatti riferì di aver udito una voce divina annunciare la morte del Dio e assegnargli l’incarico di diffondere la notizia. Plutarco la credette vera e la pubblicò (Plutarco “Perché gli oracoli tacciono” 17). ora pare che la frase che Tamus udì realmente fosse:
    “Thamuz pan-megas Tethneke” (il Grande Tammuz è morto) invece di quella da lui riferita “Tamus, il Dio Pan è morto”. questo aneddoto è riportato da Pausania, il quale afferma che quando (quasi un secolo dopo) si recò in grecia, trovò gli altari, le grotte e i santuari dedicati a Pan ancora molto frequentati e ricchi di offerte dei fedeli.

    Lucas

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  7. Se è stato elevato a costellazione è difficile (per esperienza) voler ritornare in campo umano, data la sua bassa valenza.

    In ogni caso questo fenomeno non vuol dire morto (se non per la parte fisica che è irrilevante per una divinità o per qualsiasi semi-dio) ma significa essere elevato nella propria completezza con un esito di riconoscimento completo delle proprie caratteristiche di pensiero (verginità elettiva dello spirito).

    Boschi, selve, boscaioli e artigiani possono comunque riferirsi ai successori di Pan, dove Pietro (peter) Pan e gli spiriti-anime-elementi della terra, comunemente ed erroneamente "creduti folletti o infantili o collegati alla psiche inconscia dell'umano", dirigono le fasi naturali del pianeta.

    Peter Pan è senza dubbio l'erede primario di Pan e, non essendo un bambino come creduto dalla moderna psicologia, ma essendo un giovane già maturo, ne rappresenta l'evoluzione diretta e naturale, in particolare per la perfetta armonia simbiotica e mentale che presenta : l'unione armonica di Divino e Materia, di Superconscio e Conscio, unione che è prolifica di produttivà sia della coscienza spirituale che dei cicli di natura e lavoro dell'umano. 

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