Gli uccelli

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Ho affittato questo appartamento fin dal lontano marzo 2003, è un’unità al piano rialzato in una palazzina di otto appartamenti, ed il condominio è composto di cinque palazzine identiche racchiuse in un vasto giardino condominiale; non lo chiamo parco vuoi perché è troppo piccolo per esserlo, vuoi perché già il complesso si chiama Giardino dei Tigli, e qui a Padova il “Parco dei Tigli” è il nome una nota casa di cura psichiatrica, posta poco fuori città, sui Colli Euganei.
Dopo circa un anno la persona con cui lo avevo affittato se n’è andata, e quindi la casa è rimasta casa mia: da allora è iniziata la colonizzazione del giardino, visto che tutti gli altri condomini ci piantano di tutto, e appena rimasto solo in casa mi sono tolto la voglia di avere le piante, e si sa che se le piante sono felici si riproducono come conigli; in seguito sono arrivati anche i gatti, ma questo ve lo racconto un’altra volta. Una cosa che apprezzo molto di dove abito è che pur essendo a dieci minuti a piedi dal Prato della Valle (per i non autoctoni, i foresti: la piazza più grande d’Europa, con un’isola al centro, ed è uno dei cuori della città), e in linea d’aria sono a poche centinaia di metri dalla tangenziale, è un posto tranquillissimo: se escludiamo i soliti ragazzini mona che approfittano della strada lunga, larga e rettilinea per fare le gare di velocità con l’auto ogni tanto nelle notti estive, e sempre d’estate ci giungono gli ululati delle liti domestiche dei frontisti, per il resto non si sente una mosca volare. Nel giardino ha visto nidificare un’upupa, dei picchi rossi, svolazzano allegri i cardellini ed i pettirossi, le taccole, le gazze ladre, le civette (queste sono un appannaggio di Ale), d’inverno si vedono anche le cinciallegre e credo di aver visto anche dei verdoni, oltre ai soliti passeri, colombi e tortore che oramai non fanno nemmeno testo.
Amo gli uccelli, e non lo dico per prestare il destro ad un facile umorismo di bassa lega stavolta: mi incanto sempre quando li vedo mangiare tutti assieme, o quando mi cantano sotto la finestra; voglio un po’ meno bene ai piccioni quando mi fanno la cacca sull’auto, ma penso sia un male comune a molti.

Ho sempre avuto l’idea di mettere in giardino delle mangiatoie per i pennuti, durante l’inverno: mangiatoie che devono essere alte da terra perché il giardino ospita una ricca colonia di gatti, i Mici Colò, sfamati grazie alle cure di un anziano signore che abita di fronte a me e un po’ anche alle mie, l’osteria “Al Crocco” da Mauro ha i suoi clienti affezionati che si materializzano non appena arrivo a casa con la macchina: Micia Colò, Soraya, Monello, Hepzibah… e io giro sempre con una o due scatole di crocchi nel bagagliaio. La presenza dei Mici Colò mi fa capire che è molto meglio che non installi nidi artificiali in giardino, a meno di non voler mettere in piedi un ristorante per gatti randagi.

Mi piace l’idea di poter fare qualcosa per degli animali che sono presenze gentili e graziose nella mia vita quotidiana, in fin dei conti non faccio che restituire alla Vita ed alla natura una minima parte di quello che mi regala, un po’ anche sull’onda dell’idea di “nutri la vita e la vita nutrirà te”: un mutuo scambio, insomma.

Tornado agli uccelli, ho girato parecchio per negozi di animali alla ricerca di mangiatoie simpatiche, ben sapendo che se avessi appeso una ciofega ad un albero del giardino sarebbe stata prontamente abbattuta: non per questioni di regolamento, ma perché abbiamo l’inquilina del terzo piano che si è autoproclamata padrona del giardino, visto che abita qui da oltre quarant’anni, e uno non può muovere letteralmente foglia senza passare sotto il suo sguardo indagatore, che è peggio dello scanner per i bagagli in aeroporto: il KGB è un club di dilettanti, in confronto. Le mangiatoie più decorative hanno prezzi assurdi, quindi ho deciso di farne una io invece di spendere fior di carte da euro per una cosa che magari gli uccelli avrebbero potuto snobbare; ho passato una notte al lavoro impegnando i tempi morti per segare le assi di un bancale rotto per mettere assieme una specie di truogolo volante fatto vagamente a forma di casetta. Ho fatto bene ad arrangiarmi, perché gli uccelli non l’hanno nemmeno presa in considerazione, a parte che non è mai stato troppo freddo quell’inverno, e neve non ne è caduta e quindi per tutta a stagione non gli è mancato cibo: tanto per rendere l’idea, alla volta di primavera i semi che mettevo nella mangiatoia avevano germogliato, dopo essere caduti perché spinti dal vento. L’avevo appesa ad un bellissimo gelso, che tutti gli anni ci regalava chili e chili di more bianche… e che l’amministratore ha fatto abbattere col pretesto che rovinava il muro di cinta: notare che l’albero era lì da almeno trent’anni, e per rinforzare il muro sarebbero bastate delle zanche in acciaio e un po’ di malta, sì e no spendendo un cento euro di muratore. No, sono stati chiamati i giardinieri per eliminarlo, con noleggio di una gru per portare via i tronchi; noi condomini sospettiamo che l’ideatrice dello scempio sia stata la nonnina KGB, ma non abbiamo prove concrete per affermarlo, salvo il fatto che tutti gli alberi di melograno che ha piantato lei sono intoccabili, e altrettanto vicino al muro, ed una sua frase: “Eh, ma dai, cosa vuoi… era un albero nato per caso…”, sono stato abbastanza signore per non farle notare che anche sua figlia è nata per caso, ma nessuno ha mai pensato di segarle le gambe per questo.

Sono testardo, e l’anno seguente ho ricominciato daccapo appendendo la mangiatoia fai-da-me ad una magnolia, ma i rami sono troppo bassi e gli uccelli giustamente non ci vanno perché c’è il rischio che i Mici Colò pasteggino a pennuto fresco di giornata. Ci ho rinunciato, per adesso: quando mi sarò trasferito da Ale magari proverò ad appenderne in giardino da lui e vedremo che succede; nel frattempo mi consolo lanciando le pagnotte di pane vecchio, intere, nel prato vicino a casa: di solito cala un gruppo di taccole o di piccioni, e nel giro di pochi minuti il pane è scomparso, come se non ci fosse mai stato. Mi rimane un quesito insoluto: che cosa me ne faccio adesso di una scatola intonsa di pastone per uccelli, se questi qui non vengono a mangiarlo?

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Alla faccia … non passo di qua per poco più di 24 ore e tu nel frattempo scrivi un romanzo …. o qualcosa che gli assomiglia a giudicare dalla lunghezza. Come va il mignolo? Ah, già, avevo già constatato che per digitare probabilmente non serve.

    Non sono sicura che Prato della Valle sia la più grande, c’è chi dice che lo è solo d’Europa, che la più grande sarebbe la piazza Tien An Men (spelling???) a Pechino, c’è chi dice che è la seconda in Europa, una volta nel programma della Micia Colò, pardon Licia (veramente marco ed io la chiamiamo Ciccia Colò, non per l’aspetto, ma affettuosamente) ho sentito che forse la più grande è a Cracovia (quella volta mi sono indignata e le ho anche scritto una e-mail di protesta, ma non ho mai saputo se è stata letta) … comunque sia, io adoro il Prato, anche se devo dire che non ci passo spesso. Ma trovo che sia uno dei posti più belli Padova.

    Non ho consigli da darti per il mangime avanzato … uhmm, forse questo, prova a fare un giro al mare e offrilo ai gabbiani … quelli spazzano via di tutto … e poi il “mare d’inverno” è bello. Beh, quello che c’è nei nostri lidi è senz’altro meglio d’inverno che d’estate.

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  2. Eli, per i gabbiani basta andare sul Piovego… però chissà, se il tempo regge laprossima settimana un pensierino al mare ce lo farei: è da una vita che voglio andare a vedere Pellestrina.

    Mi hai fatto venire l’idea, mi sa che mollo il mangine nell’oasi a ponte Paloecapa la prossima volta che vado a vedere le nutrie (animaletti che adoro, e che terrei in casa come le papere se non avessero bisogno dell’acqua).

    Il Prato, indipendentemente dai primati, è qualcosa di singolare.
    L’hai mai visto nelle serate autunnali, con la nebbia colorata dai lampioni?

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  3. Il Prato nelle serate d’autunno? Sì, è fantastico, anche se ti dico, ultimamente non ci passo spesso … peccato, dovrei andarci di più. Anche al mercato devo andare che mi serve una borsa nuova …

    il Piovego?! … uhmmm, il mare d’Inverno mi sembra una “location” più carina …. Pellestrina non è niente male. Nell’oasi della Specola ne dovresti trovare anche altri di animaletti oltre alle nutrie (a me fanno un po’ senso se devo dire …). Se non sono emigrati … è da un po’ che non passo neanche là.

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