Ember

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Sabato sera altra capatina al cinema, stavolta senza una meta prefissa: ci suonava vagamente accattivante Ember – Il mistero della città di luce, film fantasioso che ci racconta l’avventura di due adolescenti che vivono in una città sotterranea, costruita da un gruppo di scienziati per servire come rifugio dai postumi di una sconosciuta catastrofe ed avere un’autonomia di duecento anni esatti.
I due secoli sono passati, e per diverse vicissitudini la gente ha scordato come e perché è nata Ember, ed ignora totalmente che oltre il buio che la circonda possa esistere un altro mondo, anzi il solo pensare di uscire è tabù, è follia; ma il gigantesco generatore che fornisce energia alla città sta smettendo di funzionare, e i due ragazzi protagonisti decidono di cercare una via di uscita per salvare loro stessi e gli altri abitanti.

Trama un po’ debole, specialmente per via di un inizio nebuloso ed inconsistente e di un finale un tantinello forzato; tuttavia il film ci parla dei rapporti umani, delle relazioni tra le persone, e ci mostra come possano essere la sola speranza per uscire dal buio in cui brancola una società imperfetta e corrotta; è un tema molto adatto a questo periodo vuoi solstiziale, vuoi natalizio: riscoprire il valore dei legami con il prossimo per lasciare la tenebra e rinascere nella luce.

Il motivo della popolazione che ha dimenticato le origini della città e che ignora come poter porre rimedio ai guai di frequenza crescente ricorda molto da vicino Il ciclo di Death Gate, una serie di sette romanzi fantasy scritti da Margaret Weis e Tracy Hickman, in cui un gruppo di maghi decide di porre fine ad una guerra dividendo il proprio mondo in quattro mondi diversi, collegati da costruzioni a metà tra il magico ed il tecnologico, ma in cui le generazioni future perderanno le conoscenze necessarie per farle funzionare o anche solo la cognizione della loro origine e del loro uso.

Il cast di Ember è articolato: non avevo mai visto prima né Saoirse Ronan (Lina Myfleet) né Harry Treadaway (Doon Harrow), mentre Bill Murray (il sindaco di Ember) interpreta quasi la stessa parte che aveva in Fantasmi a New York: il cinico, corrotto e sfigato, il marpione vagamente comico e nettamente antipatico ed insopportabile; interessante la piccola parte di Martin Landau (Mission Impossibile, Spazio 1999 ed altri).

Nel complesso è un film grazioso, si è lasciato guardare pur senza essere un capolavoro e nonostante le sue incongruenze.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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