I piaceri di Fontainebleau

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Credevate che la vita in un castello fosse tutta rose e fiori? Che ci fossero fatine, gnomi, guardie, cuochi e ciambellani pronti ad ogni minimo cenno della famiglia reale? Questa lettera scritta da una Liselotte esasperata a sua zia, la duchessa Sofia di Hannover, vi farà cambiare idea. La mia amica Liselotte era Élisabeth-Charlotte von der Pfalz Simmern, la cognata di Luigi XIV. Nel quadro è la bimba a sinistra, zia Sofia è a destra.

Di solito non viene pubblicata di frequente, perché non una lettera educata: Liselotte la chiama la lettre ordurière (lei lo scrive in tedesco, den schmutzigen Brief), e non era molto orgogliosa che una copia ne circolasse alla corte di Celle, dove risiedeva il duca di Brunswick-Luneburg, cognato della zia Sofia; la lettera zozza era amatissima dai fratelli Goncourt, che la citarono e tuttavia non la pubblicarono.
Si sa che Liselotte era una donna che amava la risata grassa, e che non aveva paura di usare parole pesanti.

Questa lettera non è per palati delicati, è in uno stile vagamente echeggiante Rabelais, e ci parla della scomodità umiliante di dover fare i propri bisogni a Fontainebleau; insomma parla di cacca, nel senso fisico del termine.

 

A Sofia di Hannover
Fontainebleau, il 9 ottobre 1694

Voi siete molto fortunata di poter andare a cagare quando volete; cagate dunque con tutto il vostro porco comodo. Noi non siamo messi così bene qui, io sono costretta a tenermi lo stronzo per la sera; non c’è uno straccio per pulirsi nelle casette vicino alla foresta. Ho la sfortuna di occuparne una, e per conseguenza la seccatura di andare a cagare di fuori, cosa che mi dà fastidio perché amo cagare a mio agio, e non cago certo a mio agio quando il culo non poggia su nulla.
Poi, tutti ci vedono cagare; passano degli uomini, delle donne, delle ragazze, dei ragazzi, degli abati e degli svizzeri. Da ciò vedete che non c’è piacere senza pena, e che, se non si dovesse cagare, starei a Fontainebleau come un pesce nell’acqua.

È troppo seccante che i miei piaceri siano guastati da degli stronzi. Vorrei tanto che quello che s’è inventato per primo di cagare non potesse farlo, lui e tutta la sua razza, che a suon di bastonate! Ma come insomma! Che non si possa vivere senza cagare? Siate a tavola con la migliore compagnia del mondo; che vi prenda il bisogno di cagare, tocca andare a cagare. Siate con una bella ragazza o donna che vi piaccia; che vi scappi di cagare, bisogna andare a cagare o crepare. Ah, maledetto cagare! Non conosco cosa più brutta del cagare. Pensate di veder passare una bella persona, carina, pulita; gridereste di certo “Ah, come sarebbe bello se non cagasse!”.

Lo posso perdonare a dei facchini, a dei soldati delle guardie, a dei portantini e a gente di quella risma: ma gli imperatori cagano, le imperatrici cagano, i re cagano, le regine cagano, il papa caga, i cardinali cagano, i principi cagano, i vescovi e gli arcivescovi cagano, i generali degli ordini cagano, i curati ed i vicari cagano. Convenite che il mondo è pieno di gentaglia! Perché infine si caga in aria, si caga in terra, si caga in mare. Tutto l’universo è riempito di cagatori, e le strade di Fontainebleau di merda, principalmente di merda di svizzero, perché fanno degli stronzi grossi come voi, Madame.

Se credete di baciare una bella boccuccia con dei dentini bianchi, baciate un mulino per macinare merda. Tutti i cibi più deliziosi, i biscotti, i pâtés, le torte, i pasticci, i prosciutti, le pernici, i fagiani, etc., tutto non serve che a fare della merda masticata.

 


Tratto da: Dirk Van der Cruysse, Lettres françaises, Fayard, 1989, ISBN 2213023654, pagg. 126-127
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  1. Profonda… devo dire che in quel secolo non sarei stata a mio agio lì… viva il 2000!!!!

    Effettivamente la privacy di un bagno in casa, credo che non abbia prezzo!!!

    E comunque questa cosa intima delle feci non credo che nei secoli passati sia stata una grande comodità.

    Il linguaggio della lettera, ohibò… mi lascia perplessa!!!

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  2. @smiab: era una grande! Ha passato anni a dipingere in giro per l’Europa la moglie morganatica del re come “la vecchia troia”, la “vecchia mona”, “la vecchia rinsecchita del grand’uomo”, e così via. Dotata di un ottimo buon senso, purtroppo mai ascoltato a Corte perché non godeva di alcun credito.

    @leggerevolare: questo lo pensi con la mentalità di oggi, mi sa tanto che all’epoca non erano molti quelli che ci facevano caso. Quanto al linguaggio, di solito non è così, ma il momento non era felice.

    @Reginadeitucani: non era bella, ma tanto finetta! 😉

    @Smaoineamh: è la stessa cosa che ho scritto nel forum di Marie Antoinette.

    @Yzma: non la far leggere ai tuoi bambini, mi raccomando!

    @Ultra50: in effetti…

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  3. Bella Lettera!! hahaha! ma la Bocconi (pardon la Sorbonne, visto che erano in francia) non le ha dato laura ad honorem?
    comunque ciò che scrive è tutto tristemente vero. alla faccia di chi se la tira tanto! dovremmo ricordarcelo più spesso, tra le cose che ci rendono umani c’è anche la cacca. Daniele Silvestri ci ha fatto pure una canzone…

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  4. Finetta la dama, ma sbaglio ho a dato della stronza alla zia quando ha detto”…principalmente di merda di svizzero, perché fanno degli stronzi grossi come voi, Madame.
    ” e poi la Svizzera fino a 5 minuti fa l’associavo alle Banche, agli orologi e alla cioccolata, ma dopo questa frase mi è andata in disgrazia anche Heidi 🙂 Max

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  5. Pingback: I piaceri di Hannover, in risposta ai piaceri di Fontainebleau | La Luce della Vita

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