Eccomi di ritorno

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Venerdì sera ho staccato dal lavoro alle 22:00 e son partito direttamente per Cisano, dopo avrer lasciato i pelosi a balia del mio coinquilino; ho passato il fine settimana di Pasqua a casa di Ale e finalmente abbiamo inaugurato la sua casa che, sebbene non sia ancora del tutto arredata, è dotata di tutti i comfort. Ivi compresi i sanitari bionici di lusso dell’Alessi, la caffettiera magica “Cuor di Moka” di Bialetti, la lavastoviglie ed il collegamento col satellite.Sabato sera ci siamo guardati dritti nelle palle degli occhi e ci siamo detti “Hai voglia di uscire?” “Io no, e tu?” “Anche meno”. Telecomando alla mano ci siamo goduti una serata pantofolaia quant’altre mai, era da un pezzo che non ce ne stavamo rintanati noi due da soli. E scorrazzando tra i canali di Sky su che cosa siamo caduti? Ma su quello dei cartoni animati, no?
Un bagno di giovinezza, se così si può dire, con l’ausilio de L’Incantevole Creamy, di Heidi, di Ransie la strega e de Il Tulipano nero. Sarà l’età, sarà un diverso spirito critico, ma non era più come quando guardavo gli stessi cartoni da piccolo.
Partiamo con Creamy: non l’ho mai guardata anche se mi piaceva molto il filone delle bambine magiche, mi pareva zuccherosa quanto il suo nome. Mi viene spontaneo chiedermi come mai una ragazzina con un’improbabile colore verde azzurrastro nei capelli sia in grado di trasformarsi, grazie ad un colpo di bacchetta magica, parente di un frullatore ad immersione, in una sedicenne coi capelli lilla (ma un colore decente no?) con i boccoli ribelli e fiocchetti in ogni dove, compresi i lacci delle scarpe, senza che nessuno si accorga che quando appare una scompare l’altra, e senza che nessuno si chieda da dove è spuntata fuori questa con la cofana lilla che non ha uno straccio di documento d’identità… ed è anche abbastanza scema da mettersi nei guai ad ogni respiro e deve farsene levare da due gatti alieni (un maschio mona ed una femmina intelligente ma rassegnata alla cretinaggine del suo socio e della loro protetta), ma nella generale scarsezza di intelligenza dei comprimari si stempera un po’ l’effetto, temo. D’altronde, che cosa aspettarsi da una che per attivare la bacchetta deve dire Pimpulu Pampulu Parim Pam Pum, e che mentre lo dice non viene nemmeno sfiorata dal pensiero che si dovrebbe sentire scema a gridare roba del genere?
Poi arriva Heidi: è il primo cartone giapponese che abbia mai visto da piccolo, seguito subito a ruota da Goldarke. Ero piccino, mi sa in quarta (o quinta, al massimo) elementare, in casa avevamo il romanzo di Johanna Spyri, ma ricordo benissimo che non l’ho mai preso in mano perché a scuola avevo sentito dire che “era roba da femmine”, e intanto mi consolavo con Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. Heidi mi divertiva, mi piaceva molto la sigla cantata da Elisabetta Viviani… ora invece mi chiedo che cosa ci trovassi; Heidi è totalmente sgarrupata e un po’ sadomasochista, mi ricordo ancora di come faceva correre la sedia a rotelle di Clara su e giù per i pendii, o come facesse di tutto per fare incazzare come una biscia la signorina Rottenmeier. Oddio, tanto a piombo non poteva essere, già la sigla ce la fa intuire come cocainomane e narcotrafficante:

Heidi, Heidi, le caprette ti fanno ciao
Neve bianca, sembra latte di nuvola
Heidi, Heidi, tutto appartiene a te

E poi, perché le caprette la salutavano facendo ciao? E con che cosa poi, con la coda? Misteri…

Ransie la strega è molto moderna rispetto ad altre ragazzine magiche, ha la differenza che non deve i poteri a nessun folletto esaurito (e magari con un nome idiota come Piro-Piro) che pur di trovare qualcosa da fare regala per un anno un friccico di magia ad una deficiente, facendone così una deficiente magica. Ransie è una strega, figlia di una licantropa e di un vampiro: per il resto continua la tradizione perché è scema di suo, infatti ha il potere di trasformarsi in tutto ciò che morde e per tornare normale deve starnutire: tutte le sante mattine finisce che azzanna con troppa foga la colazione e si trasforma in un toast; peccato che senza mani non ce la faccia a prendere il pepe per procurarsi uno starnuto. Ransie si barcamena con una cotta normalissima da ragazzina per il più figo della classe, e l’odio viscerale e reciproco per una compagna di classe, riccissima e ricchissima squinzia bionda che fa la corte al moretto.

Il Tulipano Nero è un must, già dalla sigla col re che tentenna e nella quale l’infernale Cristina d’Avena sposta la presa della Bastiglia dal 14 al 4 luglio, forse per dare all’evento quel tono un po’ più “in” che può avere se viene dall’America… oh, col romanzo di Dumas ha in comune solo il titolo. Per il resto ci parla di una tipa che di giorno fa la fioraia e di notte la super eroina con la mascherina sfarfallante, il baschetto alla Fantozzi, e dei mini short ante litteram che le lasciano il cosciotto al vento; credo li abbia fatti lei tagliando dei fuseaux, perché il suo bianco cavallo ha una maschera fatta con lo stesso tessuto: si vede che l’ha pretesa perché si vergognava ad uscire con una conciata così. Questa esuberante spadaccina è in grado di fare acrobazie al cui confronto quelle di Jackie Chan sono una pippa, e riesce a battersi con tanta gente contemporaneamente, molta di più di quanto non riuscisse ad affrontare Jean Marais nei suoi film di cappa e spada. Lei, incredibile, riesce perfino a usare i lampadari come trampolino per fare piroette volanti in perfetto stile matrix (probabilmente Carrie Ann Moss ha preso spunto dai suoi video per interpretare Trinity), a fare da fermo salti alti circa tre metri e ad aggrapparsi con le unghie a dei muri perfettamente lisci senza rovinarsi il french… il tutto indossando degli stivaletti mezzo polpaccio (modello Candy Candy) con dei tacchi che farebbero l’invidia di qualsiasi travestita.

È anche una sorella illegittima di Maria Antonietta, nata da un amorazzo dell’Imperatore Francesco Stefano con una cantante in una birreria. Si vede subito che sono sorelle perché entrambe le bionde indossano lo stesso ciappino con le piume: la fioraia lo usa per chiudersi il foulard al collo, la regina ce l’ha sulla cofana, ma un po’ svirgolato.

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  1. Sono d’accordo con Regi, Creamy è un mito! 😀
    Poi l’alieno si chiama Pino Pino, non Piro Piro… va bene che Yu è una cretinetta e Creamy pure, ma è una bimba… secondo me era più zuccone Toshio, che pur essendo in mezzo a tutto non si accorge che Yu gli muore dietro e che lei e Creamy si danno il cambio come alla staffetta. 😛

    Si vede subito che sono sorelle perché entrambe le bionde indossano lo stesso ciappino con le piume: la fioraia lo usa per chiudersi il foulard al collo, la regina ce l’ha sulla cofana, ma un po’ svirgolato.

    Non l’avevo mai notato… GENIALE! XD

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  2. @Reginadeitucani: su Lady Oscar siamo d’accordo, Mila non lo so: ho sempre evitato a priori i cartoni di ambientazione sportiva (quindi niente Pat ragazza del baseball, Mila&Shiro, varie Mimì, Jenny la tennista e così via). L’unico che ho visto era Mr. Baseball e mi ha annoiato abbastanza.

    @pyperita: si, un tonico per l’anima, specie in giornate di Bruni Vespa imperversanti sulle disgrazie altrui.

    @giudappeso: Yu è più casinara e maldestra che scema, e concordo in pieno sull’idiozia di Toshio, che non saprebbe trovarsi il naso neanche se glielo servissero su un piatto d’argento con contorno di patatine.

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  3. Hahahaha!! ancora rido!! però devo aggregarmi a Regina su Creamy! pensa che avevo pure l’album delle figurine e che sono anche riuscito a finirlo! ma se Creamy è stato il mio primo “amore romantico” (Lamu era quello “non romantico” heheheh!) Renzie (insieme a Bia) è stata la mia favorita! era un po scema, vero, ma non tatnto dai…infondo i suoi casini erano davvero divertenti!
    su Heidi che dire? i monti che salutano e le caprette che fanno ciao sono effetti da Lsd piuttosto che da latte fresco, anche se considerando che i funghi allucinogeni crescono tra gli escrementi magari li mangiavano le caprette del nono che poi le mungeva e, già da colazione, via con le allucinazioni. Heidi certo non era una normale, diciamolo.
    e per finire il Tulipano Nero…se non ricordo male lei quando aveva la maschera si faceva chiamare La Stella della Senna e diventa l’apprendista del Tulipano Nero che le insegna a tirare di scherma. bon tutto sommato, acrobazie a parte, l’anime non era male, naturalmente niente a che vedere con Lady Oscar!

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