C’era una volta…

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Tra una cosa e l’altra ho dimenticato di parlare dell’episodio che ha originato la mia attuale gatteria: i due gemellini bianchi vagabondi.

 

Un giorno stavo cenando con le mie amiche Wonder Tetta e Marietto in un agritour fuori Padova, e ho notato un cosino bianco che girellava sotto i tavoli. Il cosino in questione era un gattino di circa due mesi, completamente bianco, con un occhietto giallo ed uno azzurro. La gattara che c’è in me è saltata fuori, e ho iniziato a fargli i grattini sulla pancia: per me è fatale, appena vedo un gatto devo subito provare a farmelo amico, e magari mettergli le mani addosso; c’è poco da fare, è come tenere un bambino lontano dalla nutella, o un alcolizzato lontano dalla bottiglia.
Aggiungiamoci che era da un bel pezzo che volevo prendermi un gatto, abitando a solo, quindi finita la cena parlo col padrone e gli chiedo se il piccoletto fosse suo. Mi risponde che non è di nessuno, che è entrato nel suo giardino arrivando dal campo davanti ma che se per caso lo volessi portar via con me c’è un problema. La prima cosa che mi è venuta in mente è che qualcun altro lo avesse già visto e avesse avuto la stessa idea: no, tutt’altro. A sorpresa viene fuori che il gattino ha un gemello, candido come lui che è arrivato ramingo du giorni dopo il primo, per cui se decido mi devo prendere entrambi per non separare la coppia.
Mi viene un po’ un magone, da zero a due gatti è un bel salto, ci devo pensare. Infatti, due giorni dopo sono lì con tanto di lettiera, cac-cassetta, e pappe di vario genere. Il loro agendo custode li saluta, un po’ a malincuore, e ce ne andiamo assieme.

C’è stato subito il problema di come chiamarli, tanto per evitare cazzate del tipo Cochi e Renato, Gianni e Pinotto e così via; Wonder Tetta proponeva Pom e Pin, ma -chissà come mai?- ho preferito lasciar perdere; lascio da parte le proposte più indecenti e finisco per chiamarli Machu e Pichu, che dopo qualche giorno si beccano i soprannomi di Scemobaldo e Cagobaldo, uno perché è un po’… diciamo ingenuo, l’altro perché pur sapendo benissimo dove fosse la cac-cassetta e a che cosa servisse era un po’ troppo pigro per usarla se era troppo lontano, e la faceva ovunque si trovasse.
Pichu, piccinino, era tenero ma credo che sentisse in maniera maggiore del fratello il distacco dalla mamma (oppure era cula, non saprei): il suo sport preferito era farsi succhiare i capezzoli dal fratello, e quando questo aveva di meglio da fare se li succhiava da solo.

Machu era, appunto, più macho, più attivo ed esploratore: forse avere entrambi gli occhi di uguali voleva dire qualcosa?

Il buffo è successo quando il giorno dopo averli portati a casa io e Ale abbiamo trovato la Felicia in giardino: da zero a tre gatti in ventiquattr’ore, mica male.

La situazione è andata avanti per due o tre mesi, finché i due zingari non hanno sentito il richiamo della strada e sono scappati di casa; mi sono mobilitato con annunci e foto appesa agli alberi ed ai lampioni del circondario e, nel giro di un paio di settimane, mi chiama una persona che ha trovato uno dei due, poi dopo qualche giorno dopo Amazing Grace, la nostra Imperatrice Condominiale, mi comunica che ha trovato anche il secondo.
Loro sono tornati, tranquilli come se nulla fosse, e ho pensato bene di dotarli di collare perché -mi son detto- se scappando di nuovo almeno si capisca che non sono randagi.
Passano altri due tre mesi, e un giorno torno a casa e non vedo più il Machu, il giorno dopo sparisce anche il Pichu: come sempre, il più in gamba parte alla ventura, e poi il fratello lo segue: stavolta a nulla è valso mettere avvisi, ma visto che sono gatti di carattere socievole e molto puttane non mi son preoccupato più di tanto.

Dopo due o tre mesi vedo nel condominio dall’altra parte della strada un bel gattone bianco, con un musetto affilato ed un occhio giallo ed uno azzurro, e son tranquillo che anche suo fratello si sia sistemato.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Spettacolare! Io devo leggerti con moderazione, perché quando scrivi questi post mi viene una voglia di gatto controindicata dalla mia allergia… però la coppia Machu & Pichu è uno spettacolo. Se poi sanno troieggiare come si deve con le gattare, allora stanno davvero a posto.

    P.S. Certo però che Pichu è proprio nomen omen, eh!

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  2. forte!!! … capisco che ti dispiaccia un po’… ma d’altronde era la loro indole e hanno seguito il vento…della libertà

    Anche io non resisto.
    Per carezzare sempre i gatti a volte mi caccio anche nei guai… ma non sò proprio resistere!!!
    Ciao

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  3. @Giudappeso: e se vedessi i gattini della vicina di Ale… li ho visti ieri sera, e mi ci sono subito fiondato.
    Resto sempre dell’idea che sia il gatto a sapere benissimo come si chiama, e che cerchi di farlo capire all’uomo con ogni mezzo, dal dirlo chiaro e tondo (come ha fatto la Felicia) al suggerirlo col comportamento.

    @leggerevolare, souffle: credo che tutti siamo un po’ gattara dentro, chi più chi meno. Da cui i grattini ed il mettersi nei guai…

    @Reginadeitucani: c’è sempre la teoria che la Felicia li abbia estradati, sfruttando la loro inclinazione al vagabondaggio

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