Diario di viaggio, capitolo primo: La pluie de Marly ne mouille pas

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Ho chiesto le ferie a febbraio per avere speranza di riuscire ad avere il periodo che c’interessava; sono mesi che spulciamo la rete in cerca di un hotel decente ma non rapinoso vicino alla nostra meta; ho impiegato le ultime due settimane di lavoro a preparare la valigia un po’ alla volta perché non avevo tempo (ovvio, perché in casa son successi tanti di quei casini che metà basta prima delle vacanze); ho prenotato le cuccette novanta giorni prima della partenza per essere sicuro di avere posto e pagare un po’ meno; ho dovuto fare una volata all’ultimo istante a casa mia da casa di Ale perché non avevo con me la carta d’identità (non la uso mai perché ho sempre la patente con me, per fortuna l’ho rifatta da poco ed è valida) e non avevo alcuna intenzione di lasciar frapporre alcunché tra me e le ferie, visto che era dall’estate del 1998 che non mi prendevo qualche giorno di vacanza, e giacché sono cinque anni che Ale ha voglia di partire con me per una specifica destinazione, la nostra meta oserei dire agognata.

E, finalmente, la sera di lunedì 3 saliamo in treno a Verona con destinazione Versailles.

Iniziamo bene, lo scompartimento è stato letteralmente colonizzato da quattro ragazze coreane che avevano prenotato le cuccette superiori ed inferiori; partite da Venezia, alle otto e mezza di sera erano già a letto, con tutti i loro bagagli in mezzo ai maroni che bloccavano ogni genere di possibile movimento nel già angusto bugigattolo; per giunta, avendo invaso le cuccette in alto si sono anche annesse il controllo dell’interruttore della luce… buona che abbiamo dormito nonostante loro: oddio, “dormito” è una parola grossa, ma va bene lo stesso.

Mezzo suonati, mezzo incartapecoriti e abbastanza stazzonati si arriva a Parigi la mattina seguente; non nella cara vecchia Gare de Lyon ma nella pulciosa e poco lontana Gare de Bercy: amen, tanto noi dobbiamo in ogni caso arrivare alla Gare Saint-Lazare per prendere la suburbana per Versailles. Dopo disagi vari e sorprese nei trasporti arriviamo al nostro alberghetto a Versailles: si, visto che dovevamo visitare ben bene il castello nei minimi meandri abbiamo scelto di alloggiare lì vicino, invece che fare ogni giorno avanti e indietro da Parigi.
Arrivando a Versailles mi accorgo che siamo vicini ad un gruppetto di vicentini sulla RER: a circa metà strada, passando alla stazione di Issy (piccolo comune a circa 10 km da Parigi), uno di loro lancia una considerazione misteriosa: “E pensare che questa è ancora tutta Parigi”, cui un altro risponde: “Eh, è perché la città è fatta ad anello”. Non abbiamo ancora capito che volesse dire.

Arrivo in hotel, doccia rapida e vestiti nuovi, pronti per andare a Corte. Arrivati alla biglietteria vediamo che c’è una coda chilometrica, un bel serpentone di gente che faceva almeno cinque spire su se stesso. Decidiamo al volo di lasciare perdere per quel giorno l’interno del castello e andare a vedere il Domaine de Marie-Antoinette, la cui biglietteria è dall’altra parte del parco e, fortunatamente, non aveva code di attesa. Ale si preoccupava, il tempo era leggermente incerto e con delle nuvole:

Ale: E se inizia a piovere?
Mauro: Ciava un casso(1), la pluie de Marly ne mouille pas(2)!

È stata una bella prova, il domaine è una cinquantina di ettari e svariati km di viali; e noi eravamo già triturati da una notte semi insonne in treno.
Io ho visto il Grand Trianon ed il Petit Trianon, che non avevo potuto vedere quando ero stato a Versailles anni fa (nel 1992, per la precisione) e tra uno e l’altro sono riuscito a perdere il biglietto, quindi abbiamo fatto la volpata e Ale, dopo aver visto il Grand Trianon, mi ha passato il suo biglietto e sono entrato io. Mi sono proprio goduto l’Hameau de la Reine, con tutti gli animaletti da cortile nella fattoria.

Finita la visita, mentre siamo ancora nel parco davanti al Grand Trianon decidiamo per un gelato.

Ale: ho bisogno di un gelato

Mauro: vedo venire verso di noi due vecchiette che mangiano dei gelati, ci sarà qualche cosa qui vicino.

A.: guarda che il cono mi pare mollo, chissà quanto lente vanno a mangiarlo; l’avran comprato in città…

La sera abbiamo terminato la giornata facendo due passi per la città, veramente graziosa e tranquilla, ed in una via vicino al castello, Rue de Satory, scopriamo quello che si può definire il paradiso del goloso: a spanne ricordo di aver visto un ristorante indiano, uno turco, uno giapponese, uno cinese, uno italiano che fa anche pizzeria, due francesi, uno libanese e qualche bar e brasserie; di certo una creperia in una delle laterali, un paio di fornai/pasticceria; noi abbiamo optato per la cena all’indiano che mi è piaciuta assai.


1: Ciava un casso è, come tutti ben sanno, una locuzione in un antico dialetto della bassa Bretagna, ed ha all’incirca il valore di “Codesto argomento non riveste il benché minimo peso nella situazione contingente”.

2: Nei Mémoires del duca di Saint-Simon troviamo l’episodio di Luigi XIV che in occasione di un viaggio al suo castello di Marly si rivolse al cardinale Melchior de Polignac dicendogli di mettersi al riparo perché stava piovendo, ed il cardinale (uomo estremamente colto ed intelligente ma cortigiano di infima lega) risponde che la pioggia di Marly non bagna.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Ma che bel viaggio! quando la visitai io ne rimasi davvero impressionato, in particolarmodo del parco intorno alla reggia con il suo spettacolo di fontane…il dentro non mi lasciò altrettanta gioia ma io non amo molto lo stile eccessivamente sfarzoso, il lusso sì ma con gusto e mi parve allora che ci fossero troppe dorature…
    in ogni caso è un luogo in cui il romanticismo non manca eh?

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  2. Ecco, la questione delle dorature è un punto dolente: quelle che stan facendo ora dovunque sono orrende, spero che lo smog abbia il tempo di scurirle un attimo e renderle meno violente, meno “madonna del petrolio”.

    Il posto è affascinante, carico di storia, ma anche di ricordi. Altrui, chiaramente: ma se spulci il mio scaffale su aNobii vedi che ho la passione per il periodo Luigi XIV, mentre Ale è più su Marie-Antoinette e Luigi XVI: per noi andare a Versailles, Rambouillet, eccetera è andare di persona a vedere i posti dove possono essere accadute certe cose di cui abbiam letto molto.

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  3. A.: guarda che il cono mi pare mollo, chissà quanto lente vanno a mangiarlo; l’avran comprato in città…
    ahah 😀

    “Codesto argomento non riveste il benché minimo peso nella situazione contingente”.

    fantastico :))

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  4. come inizio non c’e’ male 🙂
    a parte il viaggio in treno che non invidio affatto, dev’essere stato proprio un bel viaggio, soprattutto considerando il valore affettivo che avevano quei posti per voi 🙂

    P.S. mentre ero ad Asakusa ho invano seguito la scia di gente che girava con un ghiacciolo cilindrico dai colori inquietanti… ma non c’e’ stato verso di trovare la fonte di quei dannati ghiaccioli 😛

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