Diario di viaggio, capitolo secondo: non sono una Giovane Marmotta

Standard

La biglietteria di Versailles apre alle nove della mattina, e vista la coda chilometrica del giorno prima ci presentiamo lì alle sette e mezza, il che implica una levataccia alle sei e mezza.

Colazione veloce alla brasserie sotto casa, il caffè è buono, anche se lo lasciano troppo lungo (tazzina piena fino all’orlo). Via dritti al castello, e prima di entrare ci fanno passare in un orrido avancorpo di vetro e travi per controllare che non siamo bombaroli; questa cosa è così brutta che il giorno prima lo avevo scambiato per uno dei ponteggi dei lavori in corso per il restauro del tetto: uno si chiede se fosse necessario, vista la quantità di spazi vuoti che ci sono sotto il piazzale della Cour Royale… sistemare lì dentro i metal detector no, eh?

Il restauro mi lascia un po’ perplesso: oltre alle tegole stanno sistemando tutte le dorature, ma pare che sia così in tutta Parigi; dovunque andassimo c’era oro a profusione, nuovo di trinca che fa pena a vedersi, tutti i monumenti stanno diventando dei giganteschi Ferrero Rocher. Per giunta, salta fuori una nuova cancellata che separa la Cour Royale (il piazzale che s’incontra entrando al castello) dalla Cour de Marbre (la parte più interna del cortile, che è la più antica del castello), guardandola mi pare di vedere quei souvenir di Venezia con la gondoletta che s’illumina.

Il giro nei Grandi Appartamenti del Re è un po’ diverso da come lo ricordavo, ma visto che i restauri sono permanenti è probabile che spesso spostino dipinti e statue da un posto all’altro; fattostà che non sono più visitabili gli appartamenti privati della Pompadour e della Du Barry, oltre a due dei tre piani dell’ala sud che avevano le tele del periodo dell’Impero e della Rivoluzione. Noto che sono spariti quasi tutti i ritratti della mia amica Liselotte e tutti quelli della sua nemica personale, oltre che di tutta la Francia: Françoise d’Aubigné, marchesa di Maintenon e moglie morganatica di Luigi XIV, che Liselotte tratta senza tanti complimenti di Vecchia Troia o Vecchia Mona nella sua corrispondenza.

La Galerie des Glaces è rimessa a nuovo da un paio d’anni e sbarlùsega come una madonna del petrolio, ma per fortuna non è un effetto del tutto perfido come quello sui tetti; sabato sera l’abbiamo vista col sole calante ed effettivamente per una volta la profusione d’oro nuovo ci stava bene.

Ale ha iniziato a fotografare di tutto e dappertutto, soprattutto quando siamo arrivati negli appartamenti della Regina e in quelli della Delfina, sempre seguendo la sua passione per Marie-Antoinette. A fine vacanza ha collezionato la bella cifra di 658 foto, la quasi totalità è stata scaricata sul suo facebook.

Sono state restaurate e pulite anche diverse statute del parco, e vicino al Bassin de Apollon ne noto una in particolare: è un Apollo, personaggio onnipresente a Versailles perché che a casa di uno come Luigi XIV che ha fatto del mito solare il ritornello del suo regno e della sua esistenza non può certo mancare. Solo che questo qui è un po’ strano, dapprima non capisco bene perché poi aguzzo la vista: è di due colori diversi, la statua dovrebbe essere in marmo bianco, ma da poco sotto a metà torace in giù diventa di un grigino sporco, e sembra che Apollo abbia i mutandoni ascellari alla Fantozzi.

 

Finito il primo abbordaggio del castello (nei giorni seguenti ci torneremo ancora, ça va sans dire) si piglia e si parte per Parigi, destinazione Musée des Arts décoratifs perché Ale vuole visitare il museo della moda e del tessile. Fregatura, perché è solo il giovedì che i musei a Parigi restano aperti fino alle nove di sera, quindi ci facciamo due passi per Place de la Concorde, i Giardini delle Tuileries, il Louvre -chiaramente all’esterno-, il Palais Royal e poi fino a Nôtre Dame. Entriamo alle Tuileries, e io con passo baldanzoso mi dirigo verso il Louvre, non è difficile, l’asse che collega il giardino al castello è parallelo alla Senna; io che faccio? Ma lo infilo in direzione sbagliata, perpendicolare. Ale mi guarda andare e mi chiama:

Ale: Hai sbagliato strada!

Mauro: Ma come, non c’è la Senna oltre il muro?

A.: No, girati e guarda bene

M.: Ops… ho il senso dell’orientamento di una merda morta

Mi consolo della mia ennesima incartata con un gelato in un chioschetto, con un gelataio simpatico e un po’ marpione: mai mangiato prima un gelato così buono, quello al latte di mandorla era una cosa da manuale.

Purtroppo il Palais Royal è in restauro, transennato e travestito fino all’inverosimile, e quel che resta di libero del cortile è occupato da una tribuna con un palco dove fanno degli spettacoli all’aperto. Rimane solo il giardino da vedere, per altro abbastanza trascurato, e la serie delle botteghette (metà son chiuse per ferie, ovvio).

Camminando lancio l’occhio in un bar, e al bancone noto un uomo, caraibico probabilmente, che dà le spalle alla porta in un una posa che Ale definirebbe “Tre quarti Lory del Santo”: di faccia non so com’era, ma aveva due braccia robuste, e soprattutto un culo meraviglioso che sarei rimasto a contemplare molto volentieri.

Non so perché, ma Nôtre Dame non mi piace, e scopro che anche Ale non ne è soddisfatto: vista da fuori è spettacolare, all’interno sembra perfino più piccola di quanto non sia, è deludente, vuota, come una promessa non mantenuta, a differenza di Saint-Denis per esempio.

Mangiamo un boccone in una brasserie lì in zona e torniamo verso Place de la Concorde per prendere la metropolitana, e dato siamo arrivati dalla riva destra della Senna Ale decide che vuole vedere la sinistra; si dirige quindi verso il Louvre passando per il lungofiume da Boulevard Saint-Michel in direzione del Pont Royal. Lo guardo, mi viene un lampo di genio (?!) e lo blocco, mappa della città alla mano:

Mauro: ma se vuoi fare l’altra riva attraversiamo qui, e poi passiamo davanti alla Conciergerie e facciamo prima.

Ale: ma così facciamo la stessa!

M.: ma no, sennò come fai a passare sull’altra riva?

A.: la riva della Senna, non dell’isola, sempio

M.: ops… è vero. L’isola è in mezzo al fiume.

Dal mio senso dell’orientamento si evince chiaramente che non sono mai stato una Giovane Marmotta!

Annunci

Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

»

  1. @Yzma: Sbarlùsega è un vecchio ricordo, lo diceva Dario Fo in Mistero Buffo.
    Quando ero piccolo, cedo terza o quarta elementare, lo davano alla RAI, io mi divertivo un sacco con la scena di Dario che interpreta Bonifiacio VIII che parla con Cristo; è l’anello piscatorio che sbarlùsega.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...