Diario di viaggio, capitolo quarto: l’estasi di Santa Teresina e la caccia all’orso

Standard

Venerdì si parte presto per Parigi, con mete varie: Musée des Arts decoratifs, Musée Carnavalet e, avanzando tempo, Jardin du Luxembourg.

Colazione alla brasserie sotto l’hotel, le solite quattro brioches e spremuta d’arancia, io caffè e Ale, ingenuo, ordina un cappuccino. Io lo sconsiglio, perché non mi fido troppo di come possono farlo e perché noto che il beccuccio de vapore della macchina del caffè è praticamente intonso, brilla come se fosse appena uscito dalla fabbrica. Il barista piglia una tazza grande, la riempie di latte, ci mette dentro un paio di cucchiai di qualche cosa di marca Lavazza (come il resto del caffè, ad onor del vero) e avvicina la tazza al beccuccio, aprendo il vapore: praticamente ha fatto un caffellatte solubile schiumato gasando il pelo della tazza col vapore. Sì, si lasciava bere, ma da quello ad un cappuccio…

Arrivando a Parigi verso le otto e mezza decidiamo di andare a vedere l’Opéra, che apre alle nove, mentre il museo apre alle dieci: non ero mai stato al Palais Garnier, lo avevo solo visto da fuori. È stata una rivelazione, un tripudio di ori, di statue e di cristalli, molto più kitsch che a Versailles ma con un’altra atmosfera, dava l’idea di essere stati proiettati sul palcoscenico di un’opera; mi pareva di essere in una fiaba con tanto di fatine e gnomi nascosti nelle statue e nei lampadari; gli accenti erano molto più gotici, a dire il vero, ma è giusto per rendere l’idea di irreale e fatato che mi dava quel luogo. Nel salone centrale devo essere rimasto un per po’ in coma vigile guardandomi in giro, Ale mi ha detto che sembravo l’estasi di Santa Teresa (beh, tuttalpiù di Santa Teresina).

Nel negozio annesso Ale ha trovato il DVD de La Belle Hélène di cui avevo parlato tempo fa (e che avevo visto solo di straforo), e me lo ha regalato per il compleanno.

Nel tragito dal Louvre all’Opéra ho fatto anche il rituale passaggio a vedere i Bouffes Pariesiens, il vecchio teatro di Offenbach, che è poco distante; purtroppo non era aperto in quel momento: per me è una consuetudine ogni volta che vado a Parigi, così come andare a Versailles appena arrivo e prima di partire.

Arriviamo al museo delle arti decorative, con diverse esposizioni in corso: è cambiato un bel po’ da quando ci sono stato l’ultima volta, negli anni ‘90. Le sale dedicate al tessile ed alla moda sono occupate da una mostra dedicata alla stilista Madeleine Vionnet (faccio tanto il figo dicendolo così, ma non so chi sia, è Ale che la conosce), mostra della quale non sapevamo nulla, ma è compresa nel biglietto e quindi è tutto grasso che cola, come si suol dire.

Finito il giro si va dritti al Carnavalet, il museo dedicato alla storia di Parigi, che si trova in un palazzo del Marais (l’ex quartiere della nobiltà) abitato per diversi anni dalla marchesa de Sévigné, una delle penne migliori e più gaudiose del secolo d’oro di Luigi XIV, e probabilmente una dei più grandi scrittori di Francia.

Anche qui abbiamo avuto la nostra piccola avventura: le sale recano un numero, e la visita dovrebbe procedere secondo il numero; noi siamo entrati, e girando a caso siamo riusciti a fare il percorso esattamente all’inverso.

Una buona cosa è che l’ingresso è gratuito: non so quanti musei italiani possano dire altrettanto.

Facciamo poca strada per una capatina alle Halles, zona che una volta era la sede dei mercati generali, ora ospita un centro commerciale enorme, realizzato su più livelli e con tanto di stazione della metropolitana annessa. Nulla di eccezionale, lo stato di degrado è lo stesso dei nostri grandi centri commerciali, salvo che questo è molto più grande. Nei dintorni c’è anche la chiesa di Saint-Eustache, molto più interessante di Nôtre Dame anche non altrettanto famosa.

Da lì si prende la RER per il Luxembourg, palazzo fatto costruire da Maria de’ Medici ed ora sede del Senato, tempo addietro residenza prima della Duchessa di Montpensier, poi della Duchessa de Berry (sotto Luigi XIV) e poi del Conte di Provenza, futuro Luigi XVIII (sotto Luigi XVI).

Il parco è uno dei più belli tra quelli cittadini, mentre il palazzo non è visitabile in quanto sede governativa, salvo una trafila da fare con la prefettura o giù di lì: ci siamo limitati a girare il parco, e con grande successo!

Successo? Si, abbiamo scoperto di essere dei cacciatori e non lo sapevamo.

Mentre passeggiavamo Ale, che era qualche metro avanti a me, mi chiama facendomi notare un ragazzo che stava correndo: moro, bel viso, occhio scuro, ciglia folte e aspetto molto masculo, alto circa 1.70, con due pettorali da urlo, delle bellissime gambe che sbucavano da dei pantaloncini corti (il solo capo di vestiario visibile, scarpe a parte), addominali in rilievo, una foresta di pelo nero ovunque; mi blocco, cerco di recuperare quei tre metri di lingua che mi spenzolavano lungo il viale sterrato del parco, e cerco di far rientrare i feromoni che stavano ribollendo; un po’ per scherzo, un po’ per delusione ci viene in mente che sarebbe stato bello potergli fare una foto, ma che oramai chissà dove poteva essere andato. Pazienza, andiamo a scattare foto alla Fontana de’ Medici ed al resto del parco, poi un riposino su una panchina, prima di riprendere il treno e tornare a Versailles. E mentre siamo sulla panchina a decidere che cosa veder domani non ti vediamo passare di nuovo il nostro uomo che corre? Ganzo! Allora vuol dire che sta facendo i giri del parco, e io -meschino- che credevo fosse già lontano. Di seguirlo di corsa non se ne parla proprio, con la stanchezza che avevamo addosso: è pur vero che anche se mi fossi alzato dal letto in quel momento, fresco come una rosa, non mi sarei messo a corrergli dietro a perdifiato neanche se me l’avesse data all’istante una volta raggiunto. E allora che si fa? Che domande! Gli si tende un’imboscata, no?

Il nostro uomo non era il solo a correre, quindi abbiamo studiato il percorso seguito dagli altri amanti dello sport per capire come anticipare le loro mosse: alla fine abbiamo scelto una postazione comoda, all’uscita di una curva che gli avrebbe dato non solo un percorso obbligato ma che gli avrebbe impedito di vedere che c’erano due pirla con la macchina fotografica che lo aspettavano. Con la macchina fotografica e le dita di rubino della lussuria, siamo onesti. Io prendo posto, come se Ale mi stesse fotografando, ma in maniera tale da impedire a M. de Luxembourg di passarmi alle spalle ed obbligarlo ad infilarsi tra me e la macchina; povera stella, lui si è anche scusato quando si è accorto di essere piovuto nella foto.

Ma faccia pure, caro. Torni pure tutte le volte che vuole!

Serata terminata facendo razzia in una libreria dove ho pescato due libri ultrascontati, ed uno che volevo da tempo: nell’ordine si tratta di una biografia del Reggente, di una sua madre (la mia amica Liselotte: libro peraltro introvabile, al momento), e di un estratto sulla Fronda delle memorie della Motteville, che fu amica e confidente di Anna d’Austria.

Ale, dal canto suo, ha trovato una biografia di Madame Élisabeth (la sorella di Luigi XVI), una di Marie-Antoinette e le memorie sul periodo rivoluzionario di un membro dell’ambasciata americana a Parigi, quasi tutto ultrascontato pure lui.

Sono i vantaggi di andare a far la spesa in loco invece che su Amazon, oltre a risparmiare le spese di spedizione.

Annunci

Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

»

  1. ciao caro! certo che il cappuccino in francia ci vuole davvero coraggio ad ordinarlo!! hahaha! anche se il caffé peggiore è senza dubbio quello tedesco! ho ancora i brividi…
    il viaggio comunque sembra essere stato una magnifica esperienza.. vorrei anche io visitare parigi con la mia Morrigan, ma sfiga vuole che, come in “lady hawk”, le nostre ferie non si incontrino che per bravi momenti!

    Mi piace

  2. Guarda, io lo avevo sconsigliato, ma lui non se n’è reso conto del rischio -per dir così- che correva.

    Noi siamo più fortunati per le ferie: Ale ha dei periodi obbligati in cui non può neanche pensarci, per via dei campionari; io invece non ci potrei pensare mai, ma alla fine forse son più duttile come lavoro, e riesco ad incastrare le mie sulle sue, grossomodo

    Mi piace

  3. Io prendo posto, come se Ale mi stesse fotografando, ma in maniera tale da impedire a M. de Luxembourg di passarmi alle spalle ed obbligarlo ad infilarsi tra me e la macchina; povera stella, lui si è anche scusato quando si è accorto di essere piovuto nella foto.
    Ma faccia pure, caro. Torni pure tutte le volte che vuole!

    ahah, stupendo! :-))

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...