Dorian Gray

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Abbiamo visto il Dorian Gray di Oliver Parker, regista che già si era cimentato con altri lavori di Oscar Wilde, Il marito ideale e L’importanza di chiamarsi Ernesto: entrambi con un favoloso Rupert Everett, il secondo con un Colin Firth che ritroviamo in questo film al fianco di Ben Barnes, il moretto che in Le Cronache di Narnia: Il Principe Caspian ha interpretato il ruolo del principe, e John Whittaker (il marito di Jessica Biel) in Un matrimonio all’inglese.

Il lavoro, ad onore del vero, reca la dicitura “tratto da” Il ritratto di Dorian Gray, e effettivamente diciamo che gli può somigliare abbastanza, ma non convince. Ottima scenografia, costumi molto curati, bella fotografia; mi pesava un po’ la casa di Dorian, scura, buia, tetra, pesante, ma l’effetto era fortemente voluto e molto calcato. Dubbia la cosa di Dorian che ad un certo punto parte, e fa un viaggio che dura venticinque anni, lasciando una Londra vittoriana, tutta carrozze e cavalli e perbenismo, per tornare in una Londra piena di suffragette ed automobili con la grande guerra in sottofondo. Dorian Gray, oltretutto, era biondo e boccoluto, non moro col capelli liscio e semirigido.

Colin Firth è perfetto nei ruoli del gentiluomo inglese, come sempre; Ben Barnes è giusto per questo ruolo, in quanto Dorian non può invecchiare o imbruttirsi perché lo fa il ritratto è stata una saggia mossa scegliere un attore che ha la vitalità di un cetriolo sottaceto, e che non cambia faccia nemmeno quando lo stanno strangolando; una maschera inalterabile ed inespressiva, ti fa venire in mente che sia un manichino esiliato dal museo delle cere di Madame Tussauds. Stavolta ha fatto perfino recitare un accenno del suo pelo pubico per vedere di tirare su gli effetti della scena: magari crescendo migliorerà, ma io ho paura che qui si possa invocare un vecchio adagio “Co no ghe n’è no te ghe ne dòpari” [Quando non ne hai non ne usi, NdMauro].

Il film è anche tributario ad alcuni effetti horror alla George Romero nel finale, una robusta citazione del secondo film dei Ghostbusters col quadro che fa gli stessi numeri da matto del ritratto di Vigo il Carpatico, e qualche spruzzo di Barbablù qui e lì.

Nel complesso non è un brutto film, ma di certo tra questo ed il romanzo c’è un abisso sia come narrazione sia come psicologia dei personaggi. Dorian descrive la propria anima alla figlia di Lord Wotton (si, nel film Henry figlia, e rischia di diventare il suocero di Dorian) con la frase “è venefica, marcia, infetta”, frase che a me fa pensare a tutta un’altra cosa.

Però è servito: Ale si è appena ripreso in mano il libro, che aveva letto lustri fa, e a me è venuta voglia di rivedere i due film con Rupert Everett che sono assolutamente deliziosi.

Mi viene in mente che lo vorrei tanto anche io un ritratto capro espiatorio, che lava più bianco del dixan visto che le macchie di sangue sulla camicia immacolata di Dorian avevano vita breve, e che magari ingrassa al posto mio! Ho proposto ad Ale di dipingermene uno, poi ci penso io a stregarlo come si deve.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Buuuuuuu Ma perché sti registi non fanno il film come il libro? Lo chiamassero in un altro modo, cambiassero i nomi e poi dicano "liberamente ispirato a" e così siamo tutti in pace.

    Anch’io voglio un ritratto, pliiiiiiiiis!

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  2. Sospettavo qualcosa del genere (o anche peggio) dal taglio del trailer, anche se Colin Firth di solito mi piace anche se interpreta il paralume… però se questo è quanto, lasciamo stare. Lo guarderò con comodo – as usual – quando il suo cadaverino passerà sulle acque di SKY, che è meglio di un rivo cinese in quanto a nemici e molesti, almeno in campo cinematografico.

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  3. @SorNArciso: almeno questo è gradevole, nel complesso, come lo è stato per esempio il Dracula di Coppola. Ho visto film che con i libri non avevano a che fare quasi nulla, a parte il titolo, per giunta brutti.
    Direi che l’importante sta nel non andare al cinema pensando al libro (e sulla base di questo prevedo che i prossimi due film della Bussola d’oro saranno delle cagate giganti, oppure radicalmente diversi dai libri)

    @giudappeso: Firth è stato il motivo per cui noi siamo andati a vedere Dorian Gray invece di Christmas Carol con Jim Carey. Forse quello tocca settimana prossima, non so.
    Ma la teoria di Sky o, al massimo, del noleggio in dvd è una delel nostre tattiche favorite

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  4. @Reginadeitucani, Loretta62: tutti sulla stessa linea di pensiero di Ale, insomma.

    @Smaoineamh : come dicevo, se non pensi al libro diventa un film carino, anche se non eccezionale. Credo che il migliore film tratto da Wilde, di questo regista intendo, sia L’importanza di chiamarsi Ernesto, con una Judy Dench in formissima, e la coppia Everett-Firth che gioca col testo come se fosse su un palco a teatro

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