La Gigioteca

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Tra il lusco, il brusco ed il lambrusco, non ho ancora raccontato della nostra visita al Museo Glauco Lombardi, a Parma: il museo è dedicato a Maria Luigia, quindi l’ho ribattezzato istantaneamente “La Gigioteca”.

Non è la prima volta che andiamo a visitarlo, ci s’era già stati ad agosto dello scorso anno: stavolta però era cambiata la compagnia, eravamo assieme ad alcuni amici membri del Forum di Marie-Antoinette e, cosa non secondaria, stavolta eravamo accompagnati da una guida molto brava. Il Glauco Lombardi che ha dato il suo nome al museo era un allegro signore che aveva una forte passione per la sua città, e segnatamente per la sua storia, tanto che con pazienza e tempo riuscì ad acquistare una collezione d’eccezione direttamente da un discendente di Maria Luigia, la quale Gigia era abbastanza allegrotta ed ebbe almeno due figli illegittimi, attraverso una dei quali diversi gioielli ed oggetti appartenuti all’ex imperatrice arrivarono al nipote, il conte Giovanni Sanvitale, che vendette tutto il lotto al Lombardi.

Si tratta di un vero tesoro, non solo per il valore dei gioielli, degli abiti, dei quadri e quant’altro, ma anche per i ricordi personali di Maria Luigia: per esempio, disegnava e dipingeva abbastanza bene, come testimoniano i suoi disegni e gli acquerelli.

Donna un po’ strana, al punto di vista affettivo, non l’ho mia capita bene ma non l’ho neanche mai studiata a fondo. Dapprima sposa di Napoleone (parecchio più vecchio di lei), poi morganaticamente del proprio Primo Ministro, il conte di Neipperg, uomo che lavorò per rendere gradito ai parmigiani il governo austriaco e per fare identificare dal popolo l’autorità con Maria Luigia (lavoro riuscitogli benissimo); morto Neipperg la Gigia si mette col suo nuovo Ministro, il conte de Bombelles, che riuscirà a demolire pezzo per pezzo l’opera politica-sociale di Neipperg. Ricordo bene che Luca Goldoni, nella sua biografia “Maria Luigia donna in carriera” diceva che se le avessero proposto la baronia di Brisighella con annesso fattore lei se lo sarebbe sposato senza battere ciglio.

Persona abbastanza intelligente ed illuminata, Maria Luigia a Parma era, ed è tuttora amatissima, tanto da diventare un simbolo cittadino più forte dei Farnese, e tanto da ispirare anche un altro simbolo universale cittadino, la Violetta di Parma. La Gigia amava questi fiori ed il loro colore, e si fece spedire da Vienna delle piante per il suo Orto Botanico e per il giardino della Reggia di Colorno; dal suo amore per il fiore nacque l’idea di un profumo oramai famoso nel mondo.

Chiaramente le collezioni del museo non si limitano a Maria Luigia, ma comprendono tutto ciò che può riguardare la storia cittadina nei cent’anni che vanno dalla metà del ‘700 alla meta dell’800.

La guida che ci ha accompagnati è stata molto esauriente, palesemente interessatissima alle cose di cui ci parlava, e molto divertita e financo stimolata dall’avere a che fare con un gruppo di gente che non solo conosceva la gran parte delle cose e delle persone che c’illustrava, ma che sapeva anche come collocarle in un più vasto panorama storico europeo: tra di noi, dediti come dico sempre a farci gli affari di gente morta da secoli, non ci sono solo i patiti di Marie-Antoinette tout court: la conoscenza del gruppo spazia dai Borboni in generale agli Asburgo, dai Tudor ai Napoleonici, e così via. Io, figlio del Secolo d’oro di Luigi XIV e della gozzoviglia del Secondo Impero, ho rivisto con piacere un ritratto di quella che possiamo definire la più grande epistolografa di Francia, Marie de Rabutin-Chantal, marquise de Sévigné fatto da Mignard, ed anche un ritratto della ballerina Maria Taglioni (in pratica la Carla Fracci dell’800), che conosco non perché sia appassionato di balletto ma perché indirettamente legata al solo balletto scritto da Offenbach: il padre di lei, a sua volta ballerino famoso, scrisse il libretto di Le Papillon e lo coreografò, mentre Emma Livry, la migliore allieva di Maria, lo portò sulle scene. In realtà questa cosa mi ha sturbato più che altro perchè uno dei nostri amici è quasi identico al ritratto della Taglioni, salvo che lei ha un’ombra sul viso che fa pensare ad una barba, e lui no.

 

Venendo al dunque, girato il museo ed essendoci fatti cortesemente scopare fuori (se fosse stato per noi saremmo stati ancora lì dentro) che si fa? Mo’ si magna, no? Siamo in Emilia, e non si può certo andare a panini nella patria della gioia di mangiare: ci siamo diretti in un ristorante citato sulle guide Michelin per il suo “Risotto con i sassi”. Si, sassi, proprio pietrozzi, ciottoli, giaron, cailloux… ingredienti: riso, porcini secchi, fagioli di Spagna, gamberetti e sassi. Che, a detta del padrone, immagazzinano i profumi, quindi fanno lo stesso lavoro dei dadi da brodo. Loro li lasciano nei funghi secchi fino al momento dell’uso, poi li mettono in pentola assieme agli ingredienti… tutto questo affare dei sassi mi ha lasciato un po’ dubbioso, il risotto era buonissimo, ma era normale; quelli di noi che han ciucciato i loro sassi hanno detto che non sapevano di nulla: forse è il potere della suggestione. Il carpaccio di cavallo era una favola, idem per il dolce!

In quello stesso giorno è stata ufficialmente inaugurata l’Associazione Italiana Maria Antonietta.

In quello stesso giorno mi sono chiesto perché, tra i tanti gadget del museo con ritratti di Maria Luigia e con disegni di violette, non abbiano pensato a fare una boule à neige con dentro la Reggia di Colorno o il ritratto di Maria Luigia su cui scendono lievi tante piccole violette invece della neve di plastica.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Splendida cronaca! La boule des violettes è un’idea geniale, strano che non ci abbia pensato nessuno. Adesso puoi rimediare. Prima di proporre l’idea  però, depositane il brevetto. Hai visto mai… e poi qui è pieno di testimoni, per non parlare del blog e delle date dei post.

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  2. @JohnnyMoon91: che dire… a parte che lei ne aveva di più, a te dona! 

    @giudappeso: non è la prima volta che le mie idee vengono sfruttate da altri, più o meno senza che lo sappia. Ma per me non ha alcuna importanza, tutto sommato non credo che potrei cavare quattrini da un’immagine o da una palla con le violette.

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