Philippe I de France, Duc d’Orléans

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Un vecchio proverbio recita che “Né di Venere né di Marte non si sposa né si parte, né si dà principio all’arte”, tuttavia il 21 settembre del 1640 era un venerdì, e al castello di Saint-Germain-en-Laye la regina Anna d’Austria partorisce un secondo figlio, titolato alla nascita Duca d’Anjou: Philippe d’Orléans è un bianco e roseo bambinetto, grassottello, paffuto come un putto.

S. A. R. Philippe de France, Duca d’Anjou detto anche Le Petit Monsieur per distinguerlo dallo zio Gaston, che come fratello del Re porta il nome di Monsieur tout court, è il figlio cadetto di una delle coppie più strane della storia, Luigi XIII ed Anna d’Austria, ma sarà lui stesso ad infrangere il loro primato quando sposerà la sua seconda moglie, la cugina Liselotte von der Pfalz. Ha due anni meno di suo fratello, il Delfino Luigi, che passerà alla storia con il nome di Luigi XIV, il Re Sole. Lui stesso diventerà più noto come Monsieur, tout court, quando il fratello diventerà re, e riceverà il ricchissimo appannaggio di Orléans alla morte di suo zio Gaston.

Luigi XIII muore nel 1643, e la Reggenza, come in questi casi è costume in Francia, cade sulle spalle della Regina Anna d’Austria, coadiuvata dal Primo Ministro, Cardinale Giulio Raimondo Mazarino, e dal cognato Gaston d’Orléans, che assume la carica di Luogotenente Generale del Regno. L’educazione del giovane fu abbastanza insolita, forse su idea di Mazarino: Gaston d’Orléans congiurò innumerevoli volte ai danni del fratello, con l’idea di riuscire a catturare un potere maggiore, in quanto erede presuntivo della Corona -almeno fino alla nascita dei nipoti-; il Cardinale, opportunista quant’altri mai e abilissimo nel sotterfugio e nell’inganno, sembra abbia suggerito l’idea di educare il nuovo Monsieur in maniera atta a non farne né un guerriero né un pericolo per la dinastia o per il fratello Re.

Com’è, come non è, fattostà che fin da piccolo fu abituato a compagni di gioco singolari come François-Timoléon de Choisy, figlio del cancelliere di Monsieur Gaston, che la madre vestiva regolarmente da donna per l’occasione; è vero che all’epoca (ma anche nel secolo successivo) i bimbi maschi venivano vestiti ordinariamente da bambina, forse per la praticità di cambiarli e tenerli puliti (ma confesso di non avere una vera idea del perché), ma qui il gioco fu spinto all’estremo, cercando di plasmare la mente del piccolo con un’impronta femminile.
Anna d’Austria non vedeva poi così di cattivo occhio la cosa, arrivava a chiamare Philippe “ma petite fille”: nei Mémoires della Duchessa di Montpensier, la figlia di Gaston, troviamo diversi aneddoti in tal senso, compresi quelli in cui Philippe interveniva ai balli mascherati assieme a lei, ma vestito -per esempio- da pastorella. Philippe non perderà mai il gusto per la parure, gli abiti femminili, i gioielli, la moda, il pettegolezzo, che lo seguiranno fino alla morte; uno dei suoi passatempi migliori era di agghindare le dame di Corte. Un aneddoto tipico è rappresentato dalla visita che la Duchessa di Hannover farà a Versailles, e Philippe la sommergerà di consigli su come fare rimontare i suoi gioielli per renderli più alla moda: negli anni la duchessa continuerà a chiedere consogli di moda a Philippe attraverso le lettere alla nipote Liselotte, sua seconda moglie. Tra i compagni di gioco di Philippe c’erano anche i nipoti del Cardinale, e mentre con le ragazze ci si occupava di abiti, trine e merletti, gira una voce che Filippo Mancini, futuro duca di Nevers, abbia avuto la verginità di Monsieur: da notare che si diceva lo stesso circa il giovane Luigi XIV, secondo le malelingue sarebbe stato sodomizzato sia dal Cardinale sia da Filippo Mancini… la cosa non è certa in alcun modo, nei mémoires dell’epoca mancano riferimenti del genere, tranne che in quelli di un valletto del giovane re che, tuttavia, non arrivano a dirimere la questione, e che al massimo parlando un “attentato manuale” alla persona del re. Filippo di Nevers è sempre stato, tuttavia, uno scapestrato, uno sciocco ed un crapulone il cui comportamento in qualsiasi frangente non ha mai dato adito a nessuno di poter pensare che le voci fossero infondate, né del resto nessuno si poteva prendere la briga di cambiare idea, perché per un soggetto del genere non ne valeva assolutamente la pena.

Crescendo Philippe non migliora, tutt’altro! Saint-Simon, uomo dalla penna venefica, fa di lui un ritratto al vetriolo, ma veritiero:

“[…] D’altronde Monsieur, che con molto valore aveva vinto la battaglia di Cassel, e che si era sempre mostrato molto a suo agio in tutti gli assedi in cui si era trovato, non aveva che le cattive qualità delle donne. Con più maniera nel comportarsi che di intelligenza, con nessuna lettura, nonostante una conoscenza molto estesa ed esatta delle casate, delle nascite e dei matrimoni, era un buono a nulla.

Nessuno di così molle di corpo e di spirito, di più timido, di più imbrogliato, di più governato, né di più disprezzato dai suoi favoriti, e molto sovente picchiato da loro. Casinista ed incapace di tenere un qualsiasi segreto, sospettoso, diffidente, seminava pettegolezzi nella sua Corte per far litigare, per sapere, spesso anche per divertirsi, e riportando le cose degli uni agli altri… […]

[…] Era un piccolo uomo panciuto, montato su dei trampoli da quanto erano alti i tacchi delle sue scarpe, sempre agghindato come una donna, pieno di anelli, di braccialetti e di gioielli dappertutto, con una lunga parrucca tutta spinta sul davanti, nera ed incipriata, e con nastri ovunque ne potesse mettere, pieno di ogni sorta di profumi ed in tutte le cose la pulizia fatta a persona.

Lo accusavano di mettere impercettibilmente del rouge. Il naso era molto lungo, la bocca e gli occhi belli, il viso pieno ma molto lungo. Tutti i suoi ritratti gli assomigliano. Ero piccato nel vederlo spesso far ricordare che era il figlio di Luigi XIII, di questo grande principe dal quale, fatta eccezione per il valore, era completamente differente […]”

Questa sua fissazione per l’etichetta rimarrà proverbiale, Saint-Simon riporta un’infinità di aneddoti su come fosse ossessionato dal rispetto dei ranghi di ciascuno, della sua lotta con i Bourbon-Condé per il titolo di “Monsieur le Prince”, o di come avesse forzato lo stesso Principe di Condé a passargli la camicia, oppure di come avesse costretto la zia della moglie, Sophie von der Pfalz, Duchessa di Hannover a viaggiare in incognito per rendere visita a Liselotte a Versailles, poiché lui era “superiore a qualsiasi Pincipe Elettore” e la Duchessa non avrebbe diritto a sedere su una poltrona ma una semplice sedia al suo cospetto.

Philippe sarà una spina nel fianco per il fratello re, al punto di avere numerosi amanti, dei quali il più noto sarà (per la bellezza di trent’anni) Philippe de Lorraine-Armagnac, detto il Cavaliere di Lorena, seguito a ruota da Antoine Coëffier de Ruzé d’Effiat, marchese d’Effiat (nipote di quel tale Henri Coëffier de Ruzé d’Effiat, marchese de Cinq-Mars, favorito di Luigi XIII e decapitato per aver fatto parte di una delle numerosissime congiure di Monsieur Gaston); Lorraine è fortemente sospettato di aver fatto eliminare la prima moglie di Monsieur, Madame Henriette, ma a tutt’oggi non abbiamo prove certe del fatto.

La vita di Philippe è letteralmente annegata nel lusso e nei piaceri: lui ha dei gusti molto dispendiosi, del resto il fratello re gli passa apposta carriolate di quattrini pur di tenerlo lontano dal governo della Francia. Luigi XIV sarà sempre invidioso del coraggio in guerra del fratello, e dopo la sua vittoria sulle truppe di Guglielmo d’Orange alla battaglia di Cassel (1677), il re lo allontana dal comando, forse anche per timore di vedersi davanti un altro principe frondista; comandi, governatorati e dignità in generale saranno quasi sempre oggetto di negazione anche per il figlio di Monsieur, quel Philippe II d’Orleans che diventerà Reggente di Francia, anche per l’avversione della Maintenon e della cricca dei devoti nei suoi confronti.
Un altro piacere di Philippe è quello delle sue residenze: il Palais Royal (avuto dapprima in concessione, poi in proprietà dopo il matrimonio del futuro Reggente con la bastarda del Re e della Montespan), il castello di Saint-Cloud e quello di Villers-Cotterêts, principalmente.
Amante delle arti e mecenate, a dispetto della scarsità di intelligenza e cultura, collezionerà al Palais Royal un’infinità di quadri dei grandi maestri, e patrocinerà Moliére.

Come ogni dinasta Monsieur si deve sposare, possibilmente in maniera politicamente utile alla Corona: per non farsi mancare nulla, lo maritano due volte, entrambe suo malgrado.

La prima moglie è sua cugina germana, Henriette-Anne d’Inghilterra figlia di Carlo I Stuart e di Henriette di Francia, sorella di Luigi XIII. Il matrimonio non è felice, né potrebbe esserlo: fin dalle prime battute, con Luigi XIV che dice al fratello “Voi sposerete le ossa dei Santi Innocenti”, o col trucco usato per nascondere la gobba di Minette (diminutivo con cui era nota in famiglia). Philippe si sbriga a compiere il suo dovere dinastico, e dapprima controvoglia poi con cattiveria regala alla moglie diverse gravidanze; con cattiveria lo farà solo quando si accorgerà che Minette è troppo farfallona, ed oltre che col re flirta anche con uno dei suoi amanti in carica, il conte de Guiche. In ogni caso la coppia avrà diversi figli:

  • Marie Louise d’Orléans (27 marzo 1662 – 12 febbraio 1689), sfortunata moglie di Carlo II di Asburgo-Spagna, forse morta avvelenata;
  • Philippe Charles d’Orléans, Duca di Valois (16 luglio 1664 – 8 dicembre 1666) ;
  • una bimba nata il 9 luglio 1665, e morta quasi subito ;
  • Anne Marie d’Orléans (27 agosto 1669 – 26 agosto 1728), che sposerà Vittorio Amedeo II di Savoia, divenendo Regina di Sardegna. Sua figlia Maria Adelaide sposerà Luigi, Duca di Borgogna (il maggiore dei nipoti di Luigi XIV), e sarà la madre di Luigi XV.

Tra i vari tradimenti di Madame, ed il fatto che il re si fidasse di lei al punto da farle negoziare un trattato col fratello Giacomo II d’Inghilterra la posizione della donna si fa pericolosa: come prezzo della riuscita dei negoziati Madame pretende l’esilio del perniciosissimo Cavaliere di Lorena, cosa che sembra aver decretato la sua fine. Gli storici non sono di parere concorde, d’altronde la prova certa non è ancora stata trovata, ma i contemporanei, a partire da Saint-Simon e dalla Duchessa d’Orléans (seconda moglie di Monsieur) sono concordi nell’affermare che Madame Henriette fu fatta avvelenare da Lorraine. Luigi XIV è convinto dell’innocenza del fratello, qualunque sia la verità dei fatti, soprattutto perché lo sa troppo oca per essere in grado di conservare un segreto e tramare nell’ombra; poco tempo dopo Monsieur sarà fatto sposare di nuovo con un’altra cugina, di secondo grado stavolta, ma sempre di razza Stuart: Élisabeth-Charlotte von der Pfalz, figlia dell’Elettore Palatino Karl Ludwig e nipote di Carlo I Stuart.

Matrimonio assai peggio assortito del precedente: con una donna dodici anni più giovane, che da ragazzina ha sempre sognato di poter diventare un uomo, timida e sensibile, franca fino alla brutalità, rustica anche se di buon cuore, perfino ingenua nella sua lealtà e nei suoi affetti; lei, amazzone maschiaccia, che sposa un incompleto androgino che non si può permettere il lusso di vivere appieno la propria femminilità a causa del suo rango e dei costumi del tempo; più che un matrimonio non è nemmeno l’unione degli opposti, ma della loro negazione. Tanto per continuare a citare Saint-Simon, troviamo una battuta di François-Jospeh de Clermont, conte di Tonnere, ex primo gentiluomo di camera di Monsieur:

“[…] gli scappò di dire che non sapeva perché rimanesse in quella bottega, che Monsieur era la donna più stupida del mondo e Madame l’uomo più stupido che avesse mai visto […]”

Anche qui entra in gioco il dovere dinastico: il Re, tra legittimi e bastardi, ha una pletora di figli, ma sarebbe bene che Monsieur si desse una mossa a fare almeno un maschio anche lui, che non si sa mai come possano andar le cose… Monsieur ci dà dentro, a modo suo: poco, controvoglia e con l’ausilio di parecchie medagliette benedette che si assicura sulle pudende nel momento del bisogno (episodio raccontato da Liselotte in una lettera a Carolina del Galles molti anni dopo essere rimasta vedova); da questa unione bizzarra nascono:

  • Alexandre Louis d’Orléans, Duca di Valois (1673-1676) ;
  • Philippe II d’Orléans (2 agosto 1674 – 2 dicembre 1723), Duca di Chartres, poi alla morte del padre Duca d’Orléans, e nominato Reggente di Francia durante la minore età di Luigi XV;
  • Élisabeth-Charlotte d’Orléans (13 settembre 1676 – 23 dicembre 1744), che sposerà il duca Leopoldo di Lorena, e sarà la madre di quel Francesco Stefano di Lorena che sposerà l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, madre di Maria Antonietta.

Apriamo una parentesi: è curioso notare come entrambe le mogli di Monsieur Philippe fossero discendenti dirette di Carlo I e Maria Stuarda, entrambi decapitati, e Luigi XVI e Maria Antonietta discendessero ciascuno da una di loro due, avendo Monsieur come avo comune: in tutto questo c’è forse un fatalismo, forse (non credo che la decapitazione si possa ereditare assieme ad altri fattori genetici), ma anche il fatto che Maria Antonietta fosse molto più francese e parente diretta di Enrico IV di quanto non lo fosse il marito.

Dopo aver sfornato diversi figli Monsieur e Madame smettono di frequentare lo stesso letto, con enorme sollievo di entrambi; gli anni si succedono quasi tutti uguali, oramai: dapprima è una semplice convivenza fondata sul reciproco rispetto, poi i rapporti peggioreranno sotto la spinta dei vari amanti di Monsieur, Cavaliere di Lorena in testa, e anche per il progressivo incupirsi di Liselotte, che dopo la distruzione del Palatinato da parte delle truppe francesi si ritirerà sempre di più in sé stessa.

Un brutto colpo tanto per Philippe quanto per Liselotte sarà l’idea meravigliosa di Luigi XIV di far sposare il loro figlio, il Duca di Chartres, ad una delle sue bastarde: Françoise-Marie de Bourbon, detta Mademoiselle de Blois, figlia del re e della marchesa di Montespan. Luigi XIV non esita a pagare somme incredibili al Cavaliere di Lorena perché convinca Monsieur ad acconsentire, e questi ci riesce benissimo visto che aveva su Philippe un imperio assoluto; il re promette mari, monti ed il Palais Royal al fratello per sé e per il nipote-genero se acconsentirà: le sole promesse che mantiene sono il Palais Royal e un po’ di soldi per Philippe; per quel che riguarda comandi e governatorati il re è troppo occupato a farli piovere sui suoi bastardi. L’ira di Madame è al culmine, tanto che arriva a schiaffeggiare il figlio in pieno appartamento di madame de Maintenon, alla presenza del Re.

Un giorno, l’8 di giugno del 1701, a Marly scoppia una lite tra Philippe ed il Re a riguardo delle frasche giovanili di Filippetto, che era un donnaiolo quanto lo zio re; Monsieur fa notare al Re che i padri che conducono certe vite non hanno il diritto di fare rimproveri del genere, rinfacciando anche a Luigi che lui stesso si portava le amanti in carrozza con la Regina, ed iniziano a gridarsi addosso tanto che uno dei valletti crede opportuno entrare per avvisarli che dalla sala adiacente si sentiva tutto perfettamente. Le voci si abbassano, ma non il tono della lite: Monsiuer rimprovera al fratello di aver promesso di tutto in occasione del matrimonio fedifrago, e che se il Re avesse dato a Monsieur de Chartres un comando questi non avrebbe avuto il tempo di correre la cavallina con le donnine, che lo stesso Chartres lo aveva chiesto insistentemente il favore più volte, e che in definitiva loro avevano avuto solo l’onta ed il disonore di quel matrimonio senza averne alcun profitto, pertanto il re non poteva pretendere che Chartres rinunciasse a consolarsi come poteva. Il re ribatte nel solo punto sensibile di Monsieur: gli fa notare che la guerra costa, e che i primi tagli sarebbero stati di certo sulle pensioni di Monsieur invece che su altri capitoli di spesa.
La lite termina perché il re è stato avvisato che la cena era servita, e Monsieur rientra nel suo appartamento rosso in volto, ma pensa bene di cenare copiosamente come sua abitudine. Alcuni commensali gli dicono che avrebbe fatto bene a farsi salassare, ma l’avviso cade nel vuoto; in realtà il vecchio medico di Monsieur non sapeva praticare bene i salassi, e lui non voleva fargli torto andando da qualcun altro. Morirà il giorno dopo, 9 gugno, a Saint-Cloud nonostante le cure dei medici… o forse proprio a causa loro.

Il Re lo pianse sinceramente, Liselotte no e il figlio nemmeno, per quanto si dispiacessero: Madame ebbe la bontà di bruciare le lettere degli amanti del marito per preservarne la memoria, ma temeva di essere messa in convento o rispedita in Germania; Filippetto sapeva bene di essere in odio al re, ed avere qualche misero credito solo perché ne aveva sposato la pestifera figlia; entrambi erano odiati dalla Maintenon, ma i cattivi sentimenti erano reciproci. La loro vita migliorò solo con la morte di Luigi XIV e l’avvento della Reggenza di Philippe.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. E aspetta le prossime… ho fatto qualche indagine sul forum di Marie-Antoinette, nel cazzeggio dei giorni di Natale: ho scoperto che mancano all’appello parecchi personaggini interessanti della Corte di Versailles. Poi, ho il vizio di postarli in parallelo qui e sul forum

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  2. Decisamente non si facevano mancare nulla alla corte francese!!!!!
    Beh, se Philippe aveva ereditato i geni del padre era normale che facesse la vita che fece.
    Mi sorprende la notizia su le Roi Soleil e Mazzarino…. e avendo visto da poco un documentario dove insistono su una lieson tra il Cardinale e Anna d'Austria,(forse platonica), dato che non è stato rinvenuto -così dicevano- nessun documento sui gusti sessuali del Cardinale.
    Ho riso molto leggendo l'articolo,è scritto bene e con il sens of humor che amo nella scrittura:bravo e complimenti:

    Sono curioso di sapere se ci sono altre notizie su altri monarca o principi del sangue anche attuali!!!

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  3. @anonimo: per quello che posso arguire io, avendo letto diverse cronache e memorie del periodo, questa cosa di Mazarino è una bufala. Non metterei la mano sul fuoco su suo nipote Filippo Mancini, visto il suo conivolgimento nell'orgia di Roissy, però Mazarino era troppo intelligente e troppo buon politico per lanciare il nipote alla deflorazione del Re, sapendo che cosa ne sarebbe potuto derivare. Se mettiamo in conto anche la sua storia abbastanza probabile con Anna d'Austria, la cosa viene a cadere da sola: se Anna avesse avuto anche un mezzo sospetto che Giulio avesse potuto ordire una cosa del genre ai danni del Re per puro profitto lo avrebbe abbandonato in mezzo alla folla delle Halles lasciandolo al suo destino.
    Grazie per i complimenti.

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