Un abate trasngender?

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François-Timoléon de Choisy (Parigi, 16 agosto 1644 – ivi, 2 ottobre 1724), fu un letterato, membro dell’Accademia di Francia, un religioso, ma soprattutto un personaggio molto strano.

François nasce in una famiglia bene inserita nella società del 17mo secolo: suo nonno era un ricevitore generale delle finanze di Caen, che Tallemant des Réaux ci dice essersi arricchito in maniera non troppo trasparente; suo padre Jean de Choisy era consigliere di Stato, intendente di Linguadoca e cancelliere di Monsieur Gaston, fratello di Luigi XIII; ma la persona che influenzerà la vita di François oltre ogni ombra di dubbio è la madre, Jeanne-Olympe Hurault de Belesbat: donna di spirito, vanta amici e corrispondenti come Cristina di Svezia, la Duchessa di Montpensier e Maria di Gonzaga, regina di Polonia, ma che oltre ogni cosa è un’arrivista forsennata ed un’intrigante diabolica, dotata di una sfrontatezza tale da farle dire ad un Luigi XIV giovanissimo “Sire, se volete diventare una brava persona dovrete parlare spesso con me”. Luigi le accordava 8000 livres di pensione e due udienze private per settimana, e si dice che in quegli incontri non parlassero soltanto… poi, col tempo perderà i favori del Re per aver troppo parlato male di Anna d’Austria e di Mazarino, e per essersi impicciata di troppi affari che non la riguardavano.

Madame de Choisy vestiva abitualmente il figlio da bambina, un po’ per moda (che rovinerà la vita del figlio) un po’ perché era compagnuccio di giochi del piccolo Philippe, fratello di Luigi XIV: visti i guai che Gastone di Francia aveva provocato a Luigi XIII ordendo congiure a non finire -salvo poi fare sempre marcia indietro all’ultimo secondo e tradire tutti i congiurati per salvare il collo-, Mazarino aveva avuto l’idea di far allevare Philippe “distraendolo”, praticamente sperava di farne una nullità dedita solo a trucco, belletti e vestiti e risparmiare così alla Francia altri grattacapi. L’idea del cardinale funzionò a meta: Philippe non congiurò mai contro il soffocante fratello (tanto, ad organizzare complotti di varia natura ci penseranno i suoi amanti) e si occupava quasi esclusivamente di pizzi, gioielli, nastri e profumi, ma in guerra era indomito e valoroso, tanto che la sua bravura indispettirà Luigi XIV, che per non vedere offuscata la propria gloria militare smette di mandare il fratello in guerra col pretesto di salvaguardare la successione al trono…

Choisy stesso riporta nei suoi Mémoires pour servir l’histoire de Louis XIV che la madre gli disse di ricordare sempre che la loro era una famiglia borghese, e che in Francia non si considerava altro che la nobiltà di spada, ma che avrebbe sempre dovuto avere delle buone frequentazioni per tenersi a galla: infatti François non intraprenderà una carriera militare, ma ecclesiastica, e sarà sempre legato ad Emmanuel-Théodose de La Tour d’Auvergne, cardinale de Bouillon, del quale diverrà anche l’amico. Attorno ai vent’anni scappa in provincia, e per qualche mese fa l’attrice, sempre vestito da donna. Nel 1672 prende un alloggio in Faubourg Saint-Marcel e vi s’installa allegramente sotto il nome di Madame de Sancy, vivendo in un gran lusso, con tanto di elemosiniere personale, con l’approvazione del curato di Saint-Médard ed il beneplacito del suo vescovo; François è felice dei suoi abiti che sono solo neri foderati di bianco, o bianchi foderati di nero, come si conviene ad un abate, trascurando il fatto che gli abati di solito non indossano nei finti, parrucche, gioielli e acconciature alla fontange. Ogni bel gioco ha la sua fine, però: un giorno all’Opéra il duca di Montausier, il misantropo, retto, moralista, pio, distintissimo e in una parola palloso governatore del Delfino lo svergogna pubblicamente per il suo travestimento.

Madame de Sancy torna ad essere l’abate Choisy giusto per quel minimo tempo richiesto da un viaggio in compagnia del suo amico Bouillon: vanno ad assistere al passaggio del Reno e ad officiare la messa per il Re. Tornato a Parigi François cambia ancora identità, e col nome di Madame la Contessa des Barres affitta il castello di Crespon, vicino a Bourges, e per ammazzare il tempo diventa l’amante di madame Bossuet, donna amica di Bussy-Rabutin e cognata di quel Jacques-Bénigne Bossuet, vescovo di Meaux, scrittore ed accademico di Francia. Si, perché la cosa interessante è che François non è omosessuale: ama solo il travestimento, e spesso inscena matrimoni finti, con le sue giovani amanti travestite da uomini, sotto l’auspicio delle famiglie delle ragazze e del prete locale. Un’altra cosa rilevante è che l’abate parla quasi sempre di sé al femminile quando si descrive, magari tutto orgoglioso perché ha il seno quanto una ragazzina di tredici anni, grazie al corsetto che indossa sempre e ad una pomata fatta con grasso di piede di pecora che gli rende la pelle bianca come l’alabastro.

François aveva anche un altro vizio: il gioco, che lo rovinerà. A ventitré anni la famiglia cerca di fargli perdere l’abitudine al travestimento, e lui pensa bene di fare un viaggio a Venezia, dove diventa preda del demone del gioco, e tornato in Francia costretto a vivere unicamente dei redditi della sia abbazia in Borgogna.
Nel 1676 va a Roma con Bouillon come conclavista, e fu in nome dei cardinali francesi: Bouillon, Retz, Bonzi, e d’Estrées che scrisse a Luigi XIV per chiedergli di ritirare l’esclusione pronunciata contro il cardinale Odescalchi, che verrà eletto papa col nome di Innocenzo XI; diventerà anche amico di Daniel de Cosnac, vescovo di Valenza, elemosiniere di Monsieur Philippe e grande amico della sua prima moglie, Madame Henriette, poi elemosiniere della regina d’Inghilterra.
Nel 1685 prende il mare assieme al Cavaliere di Chaumont per andare in Siam, e racconterà le sue avventure in un diario: Journal du voyage de Siam fait en 1685 et 1686.
Nel 1687 entra all’Académie française, occupando il seggio appartenuto a François Honorat de Beauvilliers, duca de Saint-Aignan (il cui figlio diverrà grande amico di Saint-Simon) e collabora con Charles Perrault alla redazione degli opuscoli sulla lingua francese; scrive anche una biografia di una sua cugina, la spirituale Marie Bonneau, dame de Miramion.

La sua opera migliore sono probabilmente i Mémoires pour servir l’histoire de Louis XIV, gradevoli e di facile lettura ma purtroppo la nostra amica abate non si prendeva il disturbo di datare le cose che raccontava.
Un altro suo lavoro di una certa mole è una storia della chiesa, in 11 volumi, scritta probabilmente su consiglio di Bossuet… e scritta sempre in parrucca e panier, che non lascerà quasi mai. Choisy disse al riguardo: “Grazie a Dio ho finito la Storia della Chiesa: ora posso mettermi a studiarla”

I suoi due lavori più gustosi sono Mémoires de l’abbé de Choisy habillé en femme: graziosi, freschi, leggeri, pettegoli, senza pudore e senza la benché minima malizia, e i già citati Mémoires sul regno di Luigi XIV. Vi si ritrova anche in senso del ritratto, anche se in maniera minore, tipico di Saint-Simon.

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  1. Grande! Me lo sono letto subito, mentre le scene mi passavano davanti agli occhi come un film. C’erano personaggi MOLTO interessanti da quelle parti, caspita!

    Ma il ruolo di Elemosiniere, esattamente in cosa consiste? Non ho capito bene, ma sembra quello che tiene i cordoni della borsa ai nobili, però non vorrei tirare a indovinare.

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  2. Quel tizio nel quadro che vedi più sopra è quel cardinale de Bouillon amico di Choisy, non sono mai riuscito a trovare un ritratto dell’abate.
    Quando abbiamo visto il quadro a Versailles lo avevo scambiato per una ragazzina con una vaga somiglianza con Marisa Laurito da giovane, complice la vermiglia boccuccia a cuore.

    Il Grande Elemosiniere di Francia era uno degli ufficiali della Corona e, sostanzialmente, era il prete privato del sovrano. Era il prete più importante a Corte, celebrava matrimoni e battesimi dei mebri della famiglia reale, e dava la comunione al Re. 
    Scelto sempre tra le famglie più in vista (i Rohan hanno avuto non ricordo più se gli ultimi due o tre, di zio in nipote), percepiva parecchi dindi per il suo incarico, ed altri ammennicoli in danaro e benefici vari.

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  3. @leggerevolare: pensa che invece nella Francia dell’epoca l’omosessualità era chiamata il vizio italiano. Jean-François de La Vallière, il fratello di quella  tanto spirituale quanto spiritata Louise de La Vallière che fu amante di Luigi XIV, un giorno se n’è uscito con una frase da manuale, cercando di convincere un certo Primi Visconti, che alla Corte di Luigi ha avuto molta fortuna come indovino (una sorta di incocio tra Paolo Fox ed il mago Casanova, pressapoco). Nei suoi Mémoires, Primi Visconti dice:

    […] Il marchese di La Vallière… mi fece un discorso differente, un giorno che mi condusse nella sua stanza. Mi si avvicinò dicendomi: "Signore, in Spagna i frati, in Francia i grandi, in Italia tutti!". Mi tirai indietro, e risposi scherzando che quest’idea era lontana da me, che avevo 25 anni e anche la barba. Mi replicò che i francesi di buon gusto non guardano né agli anni né al pelo; insomma, non ebbi poco da fare per cavarmela. Raccontai l’accaduto all’abate del Carretto. Mi rispose che bisognava avere compassione, perché gli uomini di tale inclinazione nascono con essa, come i poeti con la rima.
    Il marchese morì poco dopo di una malattia all’ano, malattia che era allora molto diffusa.
    […]

    Tra parentesi, il caso di Choisy è tuttora un esempio riportato in molti manuali di psichiatria e psicologia.

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  4. @persogiadisuo: i Mémoires su Luigi XIV sono abbastanza preziose per gli aneddoti riportati, ma sono molto confusionarie; se poi l'abate si fosse sprecato a mettere una data che fosse una gli saremmo stati tutti molto più grati. I Mémoires della gaia abatessa, invece, sono un po' pesantini o quantomeno non frizzanti come alcuni romanzi dell'epoca.

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