Sherlocco

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Sabato sera, come di consueto, cinema.

Stavolta giocavo fuori casa perché ho passato qualche giorno a casa di Ale, quindi invece del nostro solito Porto Astra abbiamo dovuto sfruttare il Warner Village qui vicino; cosa poco simpatica, perché non ti permette di prenotare i biglietti on line ma solo di acquistarli, e per noi che siamo abituati a poter essere liberi di cambiare idea all’ultimo istante è limitante; aggiungiamoci che il genio che ha progettato il centro commerciale “La Grande Mela” ha pensato bene di mettere la biglietteria del cinema a ridosso della balaustra che guarda sullo strapiombo di tre piani, così la fila può essere lunga al massimo un metro, che si traduce in un agglomerato confuso di gente assiepata davanti allo sportello, con scarsa possibilità di impedire che qualcuno faccia il furbetto o che le persone arrivino a capire che è inutile, oltre che scocciante, fare la fila in gruppi di quindici invece di mandare uno solo a prendere i biglietti per tutti.

Eravamo usciti da casa per vedere Avatar, ma avevo la mezza idea che non ci sarebbe stato posto, dopo aver consultato il sito del Warner: così era, quindi o aspettare lo spettacolo delle 22.20 (con quasi tre ore di film? No, non credo proprio…) o cambiare programma; così ci siamo infilati nella prima sala libera, e abbiamo visto Sherlock Holmes, di Guy Ritchie.

Tutti, bene o male, abbiamo sentito nominare Sherlock Holmes, questo strabiliante personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle nella Londra vittoriana, e che l’autore fa agire nella stessa epoca in cui vive egli stesso.

La trama è semplice, Holmes (Robert Downey Jr.) e il dottor Watson (Jude Law) -amico, coinquilino e biografo- devono risolvere il mistero legato ad una persona legata ad un ordine esoterico, che sembra risorgere dopo essere stato giustiziato per l’omicidio rituale di cinque ragazze, mentre Holmes deve vedersela anche col ritorno di una sua ex morosa, Irene Adler (Rachel McAdams), ed il matrimonio dell’amico Watson. Holmes è geloso come una faina all’idea che Watson lo molli per una bionda boccoluta, per tutto il film si produce in scenette acide in cui copre di contumelie la nubenda Mary Morstan (Kelly Reilly) o cerca in tutti i modi di evitare di incontrarla, poi si mette a litigare con Watson su chi debba tenersi un gilet o meno, e riesce a mantenere un imperio al limite del sadomasochismo sul malcapitato dottore che, dal canto suo, gli richiede indietro il gilet della discordia solo per buttarlo nel Tamigi e si lascia continuamente plagiare dal fascino magnetico di Holmes; magnetico come può essere un uomo che passa tutto il film a farsi mettere nei guai dall’ex morosa, molto chic e molto belloccia, abbastanza furba da essere sempre una spanna avanti a lui, e che passa la vita ed il film a mentirgli, metterlo nei guai, drogarlo ed ammanettarlo nudo al letto.

Lo schema del film è abbastanza classico per le storie di Holmes, soprattutto per quelle moderne che la penna di Conan Doyle non sanno nemmeno come fosse fatta: a tre quarti della narrazione lui si mette a fare una cosa completamente assurda, che pare fuori di ogni possibile grazia di qualsiasi dio, che serve solo a depistare lo spettatore da quello che in realtà Holmes ha già capito prima della metà della faccenda, ma che serve per tirare in lungo il minestrone.

Si, perché di zuppone si tratta. Il signor Madonna, Guy Ritchie, ci ha messo dentro di tutto: inseguimenti alla James Bond, trappole alla Scooby Doo, strizzatine d’occhio a precedenti film di Holmes (Piramide di Paura, del 1985), alle atmosfere da fumetto come quelle de La leggenda degli uomini straordinari (2003, di Stephen Norrington, dove compariva anche il Professor Moriartry) o di Sky Captain and the World of Tomorrow (2004, di Kerry Conran, dove compare Jude Law); in definitiva Guy Ritchie ha rimodernato in maniera pesante Holmes, talmente pesante da risultare irriconoscibile, ma mettendo in piedi un prodotto che per le giovani generazioni e per chi non ha mai letto nulla di Conan Doyle può risultare gradevole, perfino divertente.
Nonostante non mi abbia intrigato più di molto, effettivamente, l’ho trovato piacevole; è vero, la mancanza di analisi da parte dei personaggi ne fa solo un filmetto di azione come tanti altri, paragonabile ad un videogioco o a un episodio di un qualsiasi telefilm a scelta tra T. J. Hooker, Chips, Cobra 11 o Casalinghe Disperate.

Buoni i costumi, le scene e gli effetti speciali, usati con calma e cautela.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. io che non vado mai al cinema ma spessissimo a teatro sono stato fortemente tentato da questo film per quanto appare BONO il protagonista, e tu non spendi una parola su di lui… uff!
    orangecat

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  2. @JohnnyMoon9: te l’ho detto che i costumi sono belli

    @orangecat: Jude Law non mi spiace, l’ho apprezzato molto in quel film con Kate  Winslett e Cameron Diaz, L’amore non va in vacanza. Ma in questo film si fa notare di più Rachel McAdams vestita da uomo nel finale di Robert Downey; almeno avesse avuto un cuscino più leggero nella scena del letto… 

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  3. bravo e caruccio Jude Law, ma Robert Downey è un altro paio di maniche… cmq prima o poi lo vedrò pure io sto film. 😉 Dannato cuscino!
    Besos da orange

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  4. E’ una visione diversa, non c’è dubbio, ma l’operazione non è un’operazione commerciale, ma un buon prodotto: divertente, gradevole, girato bene, curioso.
    Mi è piaciuto molto (nonostante conosca, credo, quasi tutto di Conan Doyle).

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  5. Non vado spesso al cinema, o meglio, un tempo ci andavo, ora sono passati anni da quando ho visto l’ultima proiezione in sala.
    Domenica scorsa ero tentato di rompere questo digiuno, ma quando ho dato un’occhiata al programma del Warner Village vicino casa ho desisitito perché non vi era nulla che interessasse davvero.
    C’erano due "Avatar", uno "Sherlock Holmes", e altre cose decisamente meno pregiate.
    Ora ho visto che sta per uscire un favoloso film dell’orrore, il mio genere preferito. Se arriva al Warner Village ci vado subito, giuro! 🙂

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  6. Al cinema preferisco il teatro. La scorsa settimana sono andata a vedere "Sillabario" con Paolo Poli. Immenso, ça va sans dire. Ciao

    Athena scollegata

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  7. Anch’io dovevo andare a vedere Avatar, noi avevamo optato per il più vicino Cinecity, ma non c’è stato verso di riuscire a prenotare, avevamo pensato in alternativa di provare al Cineplex in strada Battaglia, ma non ci eravamo mai registrati nel loro sito e poi oltretutto avevano solo un paio di spettacoli … alla fine ci siamo arresi. Ho deciso di non scomodarmi ad andare al cinema se non per i film in 3D. Sherlock me lo vedrò a casa appena possibile. Però Robert Doney Jr, slurp slurp… ho cominciato a  puntarlo dai tempi di Uno strano caso e come capivo Ally McBeal quando non riusciva ad accettare che lui l’avesse lasciata (oltretutto decisamente molto meglio di Billy, il tipo per cui sbavava in precedenza, quello morto di emorragia cerebrale…)

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  8. Ho letto tutti i libri di Conan Doyle su Sherlock Holmes e mi sono piaciuti tantissimo.
    Vedrei questo film soprattutto per Robert Downey Jr, invece Jude Law lo trovo insipido e nel film "L’amore non va in vacanza" l’ho trovato
    noiosissimo.

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  9. @ziacassie: ricordo che le era piaciuto, Zia, e da un lato concordo con lei: alla fine mi sono divertito lo stesso, però ammetto di essere troppo conservatore su certe cose; non so, sarebbe come vedermi Virna Lisi andare a Forum citando Maria de Filippi, oppure Orietta Berti far del porno.
    Mi ha dato tuttavia una sensazione meno brutta di quando ho visto Dorian Gray, ma è vero che qui non era un romanzo di Conan Doyle portato sullo schermo, ma una storia ex novo.

    Ripensandoci a mente fredda, mi sembra abbiano lasciato perdere tutto il tocco gotico da Mastino dei Baskerville che avrebbero potuto tirare fuori cavalcando la magia nera di Lord Blackwood

    @ancatdubh: nemmeno noi siamo troppo attaccati al cinema, un po’ di pigrizia c’è sempre. E spesso e volentieri dei film che non val la pena di vedere, dai cine panettoni alle menate di Moccia

    @Athenaromana: Hasta Paolo Poli siempre! Sto aspettando con ansia la tournée, non lo perdiamo mai.

    @EligRapHix: Avatar c’è anche al Porto Astra, se vuoi, e mi pare in 3D.

    @Loretta62: Jude  Law non ti va proprio giù, eh?

    @pyperita: come dicevo a Zia Cassie, in realtà non è perfido, anzi.

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  10. ho un metro per decidere se devo fare un’analisi oppure no

    mi è piaciuto
    e questo basta (in questo caso per tutte le cose che ci siamo detti)
    in fondo se ci pensa bene a teatro vengono fatte molto di più trasposizioni fantasiose e non sempre sono farlocche.
    E poi a guardarlo bene, a parte l’aspetto fisico il personaggio è centrato.
    Le atmosfere sono più vicine a quelle di Piramide di paura che cnon ai classici, e allora?
    Piramide di paura era una storia completamente inventate rispetto alle storie inventate da Doyle, ma non per questo meno credibile.
    Ho l’impressione che a volte non accettiamo la fantasia degli altri e se conosciamo e amiamo un personaggio, deve rimanere nei suoi clichè altimenti ci arrabbiamo, ci sentiamo traditi.

    non mi è piaciuto
    lo cancello

    mi è piaciuto ma non del tutto,
    a allora cerco di capire che cosa c’era di stonato

    Io qui non ho trovato nulla di stonato, una bel fim di avventura, girato bene e ben recitato, e come dicevo cosa si vuole di più per un film di natale?

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  11.  il fatto è che io, mannaggia, di Sherlock ho conosciuto quello vero, e -scusate il francesismo-  me lo sarei fatto all’istante sull’ottomana di Baker Street così com’era, con le sue fissazioni e la sua cocaina, costui lo percepisco come un impostore. 

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  12. non ho niente contro i film tipo Holmes, però se chiamassero questi personaggi con altri nomi sarebbero film mgliori. mi dispiace che l’industria cinematografica cerchi di sfruttare la fama di celebri personaggi o romanzi, per vendere un prodotto che con l’originale centra tutto sommato poco. per chiarirmi cito Troy. Ora, se invece che la guerra di troia il film narrasse che sò, una guerra in generale in un mondo fantasy o parallelo o altro, il film non sarebbe stato per niente malvagio. purtroppo si sono ispirati alla guerra di tria e l’hanno chiamato proprio così Troy. ecco, guardare Troy pensando alla guerra di troia, quella narrata nell’Iliade e negli altri racconti minori del ciclo troiano, trasforma un film decente in un film assurdo. di questo Holmes, beh, ho visto alcune scene del trailer che però mi hanno ricordato troppo Van Helsing. mi pare l’ennesimo tentativo di fare di un nome noto un eroe come viene inteso in epoca moderna: campione di arti marziali (che se non tiri calci volanti o non conosci il Kung Fu, non sei abbastanza eroico), grande tombeur de femmes (perché se le donne lo amano come puoi non identificartici? e poi si sà, le tipe dei film la danno, ma solo agli eroi), caustico come acido solforico, sempre con la risposta pronta e capace, con frasi di solo due parole unite a sguardi intensissimi e pose plastiche, di risolvere un’intera situazione critica o di lasciare senza parole i cattivi. quindi un pò Ken Shiro, un pò casanova, un pò Woody Allen. e questo solo guardando il trailer! Mah?!? sono molto indeciso se guardarlo o meno. magari l’aspetto in dvd….

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  13. @ziacassie: lei mi usa lo stesso metodo che uso io per la valutazione.

    Poi, come le dicevo, riconosco che sia un mio problema perché sono sempre più legato al passato, a quello che oserei definire, in maniera molto libera ed ampia, un’idea filologica delle fonti.
    Anche a teatro è infrequente che mi soddisfi completamente un lavoro che possa essere stato un po’ ammodernato nel testo, oppure nelle scene o nei costumi, a meno che non sia diventato un tutto armonico.

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  14. @cuoreblu: ti facevo molto più giovane! 

    @Aubade: su Troy stenderei un velo pesante e penoso, più che pietoso; Van Helsing era un po’ cazzone, ma nel complesso per una serata tv può andare bene: non è stato tanto diverso da Wild Wild West; il filone sembra essere sempre lo stesso.

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