Avatar

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Dopo un po’ di vai e vieni, finalmente ho visto Avatar.

Due ore e mezza abbondanti passate in un soffio, nonostante il mal di testa che mi fanno venire gli occhialini (occhialoni, semmai) 3D e la signora seduta accanto a me che non è stata zitta cinque minuti. Sedendomi mi ero preoccupato, visto che i posti alla destra del mio erano occupati da un gruppetto di adolescenti con cellulari, mastelli di popcorn e bottiglie di coca-cola; a sinistra avevo solo una signora con la nipotina sui dieci-dodici anni… la nonna ha passato tutto il tempo a richiamare l’attenzione della nipote sul tizio che tirava fuori il mitragliatore, sul carnivoro con i denti che parevano rastrelli, sul volatile ottenuto incrociando un pipistrello, un pappagallo e un pesce tropicale, e così via.

Il film mi è piaciuto molto, tanto che non mi sono nemmeno addormentato durante la proiezione, come mio solito. La trama è semplice, a tratti banale, è vero, ma non è su quella che si regge il film; gli effetti speciali sono massicci e semplicemente favolosi, usati per ricreare perfettamente un mondo alieno (ma neanche poi tanto) in maniera tale che lo fanno risultare naturale, come se fosse un documentario del National Geographic. Ho amato da subito le strane forme di vita che popolano Pandora: gli immensi alberi, i delicatissimi e sorprendenti fiori, le enormi piante, gli stravaganti volatili ikran, il terribilissimo uccello Toruk, moltissime di queste forme di vita sono anche caratterizzate da un’inaspettata bioluminescenza molto diffusa che crea degli effetti bellissimi, tenuto conto che una grande parte delle scene è girata di notte o nella penombra della fittissima foresta pandoriana. I

nativi di Pandora, i Na’vi, mi hanno lasciato un po’ spiazzato per via del loro aspetto: tra tutte le creature viste nel film, umani a parte, sono i soli a non avere quattro braccia, ma in compenso hanno quattro dita per mano e per piede; hanno pure la coda, e una bella trecciona di capelli decorativa quanto funzionale.

La forza del film, a mio vedere, va ben oltre la computer grafica: è nel suo essere una favola, bella, equilibrata, e come tutte le favole dotata del suo bravo risvolto morale.

L’idea che la natura sia un continuo, un grande arazzo in cui ogni singola creatura è collegata alle altre, è perfettamente calzante per descrivere quello che è la realtà dell’interconnessione delle specie viventi nell’ambiente, di qualsiasi ecosistema si tratti.
Nel film andiamo un po’ al di là della visione da biologo, galoppando nella direzione dell’animismo: tutte le creature hanno uno spirito, e tutti gli spiriti sono collegati tra loro e con quella che i Na’vi chiamano Eywa, la divinità immanente di Pandora, divinità panteistica che potrebbe benissimo essere il pianeta stesso come potrebbe essere la summa di tutte le anime di tutte le creature vive e trapassate, di qualsiasi forma e natura. Eywa protegge l’equilibrio della vita, non si occupa esclusivamente del popolo degli Omatikaya, o degli alberi delle voci, o degli ikran, o di un singolo essere. Eywa si prende cura di tutto ciò che nasce, che cresce, che muore poi rinasce, in un eterno ciclo.

E di nascita, crescita, morte e rinascita parla il film, più esattamente nella figura del protagonista, un ex marine invalido di nome Jake Sully che si troverà ad essere parte di una missione per puro caso: suo fratello gemello è morto, e agli americani serve una persona che abbia il suo stesso genoma per poter controllare un Avatar, un ibrido creato in laboratorio da DNA umano e Na’vi. Grazie a questo suo nuovo corpo Jake scoprirà di nuovo la vita, ed con una visione molto più ampia di quello che gli poteva permettere il suo corpo umano, finendo per diventare in spirito prima e in concreto poi un membro effettivo della tribù degli Omatikaya, imparando il rispetto per le alte forme di vita, quale che sia la loro diversità; capendo soprattutto che la diversità è un concetto assolutamente relativo, tanto che basta cambiare punto di vista per scoprire che non è poi così grande o terribile, e che sovente la ragione non sta dalla parte di chi credevamo l’avesse.

Come dicevo prima, è una favola, più che un filmone epico, più che un film di frontiera del genere di “Alla conquista del west”; non credo arrivi ad essere una parabola, ambientalista o no come è stato detto dai vari detrattori, ma di sicuro ci fornisce degli ottimi spunti di riflessione.

Mi è piaciuto molto, sono uscito dal cinema più rilassato e divertito, ma quasi quasi aggiungerei anche edificato da quello che avevo visto.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Anche a me del film sono piaciute più o meno le stesse cose, la storia è semplice perché alla fine è più o meno una fiaba. O una leggenda, se vogliamo.

    Adesso che si parla già del seguito mi domando cosa ci sia ancora da raccontare. Un sequel direi che è fuori luogo, dopotutto è bene che sia finito com’è finito. Un prequel, magari, con l’arrivo degli umani, l’incontro di culture e la comprensione dell’inevitabile scontro che li attende, sarebbe invece già qualcosa per cui varrebbe la pena di tornare su Pandora. Chissà. Anche se ci credo solo quando lo vedo, perché Cameron mi dà più l’idea di quello che chiude un progetto e passa al prossimo. Al limite la casa di produzione potrebbe passarlo a qualcun altro, qualcuno abbastanza sicuro di sé da prendere in mano la baracca e via. Oh, si sa che i soldi non fanno schifo a nessuno, e certo non ai produttori hollywoodiani.

    Anche a me del film sono
    piaciute più o meno le stesse cose, la storia è semplice perché
    alla fine è più o meno una fiaba. O una leggenda, se vogliamo. Adesso che si parla già
    del seguito mi domando cosa ci sia ancora da raccontare. Un sequel
    direi che è fuori luogo, dopotutto è bene che sia finito com’è
    finito. Un prequel, magari, con l’arrivo degli umani, l’incontro
    di culture e la comprensione dell’inevitabile scontro che li
    attende, sarebbe invece già qualcosa per cui varrebbe la pena di
    tornare su Pandora. Chissà. Anche se ci credo solo quando lo vedo,
    perché Cameron mi dà più l’idea di quello che chiude un progetto
    e passa al prossimo. Al limite la casa di produzione potrebbe
    passarlo a qualcun altro, qualcuno abbastanza sicuro di sé da
    prendere in mano la baracca e via. Oh, si sa che i soldi non fanno
    schifo a nessuno, e certo non ai produttori hollywoodiani.

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  2. @giudappeso: avevo letto che Cameron ha in programma ben due seguiti; ma ci ha graziato di ventuali spin-off di titanic, nonostante la barca di soldi che gli ha reso, forse ci salviamo anche qui. Mi dà l’idea che se ci mettesse di nuovo le mani verrebeb fuori una cosa dozzinale, un mezzo troiaio insomma.

    So che ha anche in prgramma un libro, quello quasi quali lo leggerei, magari in economica: ci sono diversi tagli che ha fatto alla sceneggiatura che potrebbero entrare nel libro, e potrebbero risultare interessanti.

    Ho letto anche che il tizio che ha creato la lingua degli Omatikaya vuole fare in modo che non muoia col film… dopo il klingon e l’elfico avremo anche la lungua Na’vi.

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  3. Il libro non è un idea malvagia, ma sarei più interessato a un testo sulla biologia di Pandora che alla storia del film in sé, magari però – come dici tu – riempirebbe qualche buco della trama. Ancora mi domando dove accipotta fossero gli altri piloti di avatar mentre tutto il puttanaio andava in fiamme.

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  4. bellissima recensione, anche perche’ e’ cosi’ che ho visto anch’io il film e sono proprio contenta che ti sia piaciuto 🙂
    davvero Ale non ci e’ voluto venire? digli anche da parte mia che merita davvero di essere visto e al cinema! 😛

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  5. già, bel film.in america osteggiato.squote l'animo di chi ha conquistato trucidando inermi popolazioni.ingannandole, sterminandole… un genocidio…per fortuna nel fil non succede, ma gli oscar meritati vanno ad altri.

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  6. @stefanover: come ha detto un mio amico, il film è bello anche perché una volta tanto gli americani perdono. Poi, la faccenda dell'Oscar è ridicola: pare che sia stato dato via per dispetto

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