Marie de Rabutin-Chantal, marquise de Sévigné

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Il 5 febbraio del 1626 è un giovedì come tanti altri, ma è anche il giorno in cui nel cuore della favolosa Parigi di Luigi XIII, in quella Parigi delle Dame Galanti cantate da Brantôme, nella Parigi dove un Cardinal de Richelieu controlla qualsiasi cosa, in una Parigi poco lontana da quella dei romanzi di Dumas nasce una bimba che crescendo diventerà uno dei più splendenti ornamenti della corona del Secolo d’Oro: in Place Royale (oggi Place des Vosges), all’Hôtel de Coulanges, Marie de Coulanges mette al mondo la bionda Marie de Rabutin-Chantal; il padre è Celse Bénigne de Rabutin, barone de Chantal, d’antica famiglia borgognona di nobiltà di spada; a sua volta figlio di quella Jeanne-Françoise Frémyot de Chantal, amica, parente e discepola di san Francesco di Sales e fondatrice dell’Ordine della Visitazione (la ricorrenza di santa Giovanna di Chantal cade il 12 agosto).

A poco più di un anno la piccola Marie perde il padre, ucciso nel giugno 1627 nell’isola di Ré durante la guerra contro gli inglesi; la moglie gli sopravvive di poco, così che la bimba, rimasta orfana nel 1633, è affidata ai nonni materni; la nonna paterna era già vedova ed aveva abbandonato la famiglia per andare in convento, mentre il nonno Christophe de Rabutin era morto in un incidente di caccia dopo essere sopravvissuto a parecchi duelli. Quando anche il nonno Philippe de Coulanges muore nel 1636, saranno gli zii, Philippe de la Tour de Coulanges e Christophe de Coulanges, abate di Livry (che nella corrispondenza lei chiamerà “le Bien Bon”), ad impartirle un’educazione di prim’ordine: Marie imparerà benissimo l’italiano, conoscerà discretamente il latino ed avrà nozioni di spagnolo; alcuni affermano che anche Ménage e Chapelain siano stati suoi maestri, in realtà lei li conoscerà da adulta.

A diciotto anni Marie sposa, il 4 agosto 1644, un gentiluomo bretone abbastanza ben piazzato economicamente: il marchese Henri de Sévigné, tra le altre cose proprietario di un castello di nome Les Rochers, poco lontano dalla cittadina di Vitré, luogo che diverrà da subito la sua residenza favorita quando non sarà a Parigi o in Provenza dalla figlia, e che ancora oggi deve alla marchesa la sua rinomanza; i Sévigné s’installano a Parigi, nel quartiere del Marais, in un palazzo al numero 11 di rue des Lions-Saint-Paul tuttora esistente, e che dista poche centinaia di metri dall’Hôtel de Coulanges dove Marie ha vissuto con la famiglia. La coppia avrà due figli: la maggiore, Françoise-Marguerite nasce il 10 ottobre 1646, ma per quanto avesse la fama di essere una donna molto bella -tanto che il cugino Bussy-Rabutin la chiamava “il più bel pulzellaggio di Francia”-, è in realtà una donna vanagloriosa, interessata, col cuore arido come il deserto del Kalahari ed un’intelligenza né acuta né troppo sviluppata. Il secondogenito, Charles, nasce il 12 marzo 1648, e non sarà migliore della sorella: grazioso ma irrilevante, mentalmente trascurabile, Ninon de Lenclos lo definirà “una vera zucca trifolata nella neve”.
Henri dà a Marie altre due cose durante i loro sette anni di matrimonio: essendo di carattere buontempone e gaudente riempie la famiglia di debiti ed il proprio letto di amanti, sebbene sembra che la moglie non si adombrasse troppo delle continue infedeltà del marito, come si deduce dall’aneddoto riportato da Bussy-Rabutin nella sua Histoire amourese des Gaules: Sévigné gli aveva raccontato con vanteria di essere diventato l’amante di Ninon de Lenclos (la stessa che lo sarà senza scomporsi anche del figlio, qualche lustro dopo) e Bussy, covando speranze non troppo legittime né particolarmente limpide, si precipita a raccontare tutto alla cugina:

– Ha di che vantarsi, disse lei arrossendo di dispetto.
– Fingete di non saperlo, le risposi, poiché ne vedete la conseguenza.
– Credo che siate matto, mi disse, a darmi certi avvisi, o che crediate che sia folle io.
– Lo sareste ben di più, madame, le replicai, se non gli rendeste la pariglia, come se gli ripeteste quello che vi ho detto. Vendicatevi, mia cara cugina, sarò parte della vendetta; in fin dei conti i vostri interessi mi sono tanto cari quanto i miei.
– Piano, signor conte, non sono così seccata come credete.

Di donna in donnina, il bel Henri de Sévigné fa una brutta fine: il 4 febbraio 1651 si batte in duello con il cavaliere d'Albret per disputargli i favori dell’amante, una certa madame de Gondran; la ferita è mortale, Henri non ha scampo, e la spirituale Marie si ritrova vedova a venticinque anni, con due figli da mantenere e dei debiti altrui da saldare; forse per scelta, forse per indole, Marie non si risposerà mai più nonostante le diverse occasioni appetibili che le si presenteranno nel corso degli anni: a novembre dello stesso anno la marchesa si stabilisce a Parigi, traslocando in un alloggio più gestibile e un po’ più economico, in rue Saint-Avoye, oggi compresa nella rue du Temple, tra la rue Michel-le-Comte e la rue Saint-Merri; trascorrerà tuttavia una parte del suo tempo ai Rochers: la vita in campagna è molto piacevole, ed è orribilmente meno costosa di quella nella capitale.

Quando la marchesa abita a Parigi risiede sempre in case che si trovano nel Marais, che resterà il suo quartiere di affezione così come della gran parte della nobiltà parigina; occorre tenere presente che ci muoviamo in un periodo in cui la nobiltà francese si trovava ad essere privata di molti dei suoi privilegi politici e sociali, oltre ad avere un perenne e sempre crescente bisogno di denaro, denaro di cui iniziava a disporre semmai altre classi sociali, la borghesia e la magistratura; pertanto, la vera nobiltà, e con vera il nobile intende nobiltà di spada, tuttalpiù di Chiesa ma proprio per concessione, scopre di avere un solo modo per cercare di ristabilire un’identità che sente di star perdendo, in contrapposizione a quelli che son visti come gli ultimi arrivati: le buone maniere, l’essere ben allevati, la galanteria, lo svago, lo spirito e la cultura (che non vanno necessariamente sempre a braccetto); in mezzo a tutto ciò fioriscono i salotti e le Preziose. La vita sociale e mondana di Marie è fatta di frequentazioni di salotti illustri, i centri della vita intellettuale e letteraria di Parigi, e sarà assidua specialmente dell’Hôtel de Rambouillet. Qui incontrerà il fior fiore dei personaggi del bel mondo e della letteratura del suo tempo: la contessa de La Fayette, romanziera e memorialista (e cugina di Marie, per matrimonio); Madeleine de Scudéry, celebre scrittrice e romanziera; il duca François de La Rochefoucauld, autore delle Massime, memorialista e capo di uno dei partiti della Fronda ed uno dei migliori amici di Marie; Jean de La Fontaine o il Cardinal de Retz, scrittore, colto, intelligente ed anche lui uno dei capi della Fronda; tra le sue amicizie e frequentazioni troviamo inoltre Mademoiselle de Montpensier, la ricchissima cugina del Re; il marchese de Coulanges -cugino germano della Sévigné- e la moglie, tutti e due persone di spirito e di lettere, e lei a sua volta epistolografa celebre ed apprezzatissima da Luigi XIV; il ministro delle finanze Nicolas Fouquet, donnaiolo ed uomo dal triste destino; Bussy-Rabutin, lontano cugino di Marie e uomo di vasta cultura ed ingegno; il marchese Simon Arnaud de Pomponne, ministro degli affari esteri di Luigi XIV; Françoise d’Aubigné, allora solo madame Scarron e non ancora marchesa de Maintenon e moltissimi altri che è difficile (oltre che noioso) elencare a braccio.

La caduta di Fouquet tocca da vicino Marie, sua amica da lungo tempo, e cui lui fa una corte spietata che dura almeno sette anni, con continui dinieghi gentili ma fermi della marchesa. Sette anni, fino al 1661, anno in cui il 5 settembre il sovrintendente delle finanze viene arrestato, e tra le sue carte viene scoperta una cassetta contenente lettere galanti indirizzate a numerose dame, tra cui alla favorita del Re, Louise de La Vallière, ed alcune lettere della Sévigné: vi si parla solo degli affari di una parente, ma la reputazione di Marie è compromessa. Eccola dalla Bretagna dove si trovava fare appello agli amici nella capitale per difenderla, e madame de La Fayette, Pomponne, Ménage e Chapelain accorrere in aiuto. Nei tre anni che seguono l’arresto di Fouquet la marchesa allaccia delle corrispondenze con molte persone, alcune delle quali dureranno anche una cinquantina d’anni: possono avere la forma ed il sapore delle cronache quotidiane e dei pettegolezzi sugli scandali di corte, una sorta di Mercure Galant per così dire; ma possono anche avere un taglio più serio e magari politico, soprattutto quelle riguardano l’affare Fouquet, del quale prende le difese con un’energia che non troverà nessuno degli altri vecchi protetti del sovrintendente. Queste lettere sono diverse dal suo tono abituale, allegro e scoppiettante, hanno più un’impronta neutra, quasi da commentatore, da cronaca, e parlano di fatti importanti come le carestie o le rivolte dei parlamentari: perché? È verosimile l’ipotesi che possa essere per aggirare ogni eventuale rischio poiché la posta veniva molto spesso letta dalla polizia prima che dai destinatari.

Il tempo passa, lo zio Bien Bon aiuta la nipote a gestire i beni di famiglia, e i figli crescono, è già ora di pensare a maritare la primogenita: la scelta cade su un uomo che orbitava nella galassia dell’Hôtel de Rambouillet, dato che la sua defunta moglie era figlia della marchesa de Rambouillet: si tratta di François d'Adhémar de Monteil, conte de Grignan, che dopo essere rimasto due volte vedovo impalmerà in terze nozze Françoise-Marguerite de Sévigné il 27 gennaio 1669; dapprima gli sposini s’installeranno con la marchesa in un palazzo, oggi distrutto, al numero 8 di rue de Thorigny, sempre nel Marais e sempre poco lontano dalle altre case già abitate da Marie. A novembre dello stesso anno il conte viene nominato luogotenente generale del Re in Provenza, e avendo l’obbligo di residenza si appresta a partire seguito dalla moglie, la quale preferisce la vita con lui a quella parigina, anche se non senza rimpianti.

Madame de Sévigné scrive la prima delle sue prime lettere alla figlia che l’ha lasciata due giorni prima, il 6 febbraio 1671, e saranno di uno stile totalmente diverso da quello che usava con i suoi corrispondenti abituali, cosa che ci si aspetta a maggior ragione perché il modo in cui Marie scrive a Bussy non è lo stesso (e a ben ragione) prima e dopo il guastarsi dei loro rapporti dapprima per una questione di denaro e poi per la pubblicazione del libro di Bussy, la Histoire amoureuse des Gaules; ma anche, per continuare con gli esempi, il tono che usa col cugino Coulanges non è lo stesso che adopera con l’amico conte de Guitaut, che a sua volta differirà radicalmente da quello usato per madame de Guitaut una volta rimasta vedova, e così via. Nelle lettere a madame de Grignan troviamo lo spettro di una profonda solitudine che una donna prova dopo la partenza di una figlia amata, fatto completamente nuovo per una persona che gode della pienezza di una vita di società invidiabile; ed è proprio scrivendo queste lettere che Marie si scopre una vocazione per la scrittura. Nipote di una santa, erede di una schiatta di guerrieri, è altrettanto erede di persone dallo spirito brillante e vivo, che se lo trasmettono di generazione in generazione: Marie e Bussy-Rabutin hanno un lontano antenato comune, Amé de Rabutin, il quale era temutissimo in battaglia non tanto per le sue virtù guerriere quanto perché riusciva a far cadere gli avversari da cavallo facendoli ridere coi suoi discorsi; la leggenda di famiglia lo vuole presente alla battaglia di Azincourt, ma avrebbe dovuto parteciparvi quindicenne, la cosa è un po’ dubbia. La penna diverrà l’arma della marchesa, l’arma con la quale illustrerà quello spirito, quell’ingegno, che fino ai quarantacinque anni aveva fatto giostrare solo con la parola; non a caso si parla di rabutinage, di esprit Rabutin, esattamente come si parla dell’esprit Mortemart. Marie de Sévigné è perfettamente consapevole di tutto ciò, e del resto come potrebbe essere diversamente, visto come era stata educata e come venivano educati i rampolli della nobiltà? Quando scrive non ha alcuna intenzione di venire meno a questa usanza che le dava la possibilità di usare e mostrare due cose delle quali sapeva di essere molto dotata: il lignaggio ed il talento di narratrice e di scrittrice, non per forza in questo ordine. Esattamente al pari degli esponenti del bel mondo e dei letterati che frequentavano i salotti dell'Hôtel de Rambouillet, la marchesa impiega i principi estetici della nobiltà come una corazza per difendersi dalle difficoltà della vita quotidiana; ad esempio, se scherza sulla morte, tanto sua quanto altrui, è per prendere le distanze dalla paura della dannazione. Marie ama alle volte la risata grassa, ce lo ricordiamo quando scrive a Bussy di aver saputo che della ferita che si è procurato quando gli è caduto un pezzo di cornicione in testa e molti mariti preferirebbero aver quella come ornamento del capo; tuttavia questo gusto per un umorismo basso non è mai spinto ai limiti di Saint-Simon, che invece sembra trovasse divertente l’umorismo escatologico, e nei Mémoires inserisce alcuni aneddoti incentrati sulle feci (il cavaliere de Coislin, per esempio). Le lettere sono suscettibili di avere un diverso registro anche a seconda del luogo in cui Marie le scrive: se partono da Parigi sono delle cronache ricchissime dei fatti dell’epoca e dei loro retroscena, informazioni cui spesso la marchesa poteva avere un accesso privilegiato ed i gazzettieri no; le lettere che invece scrive dalla Bretagna sono nettamente più intime, parlando di ricordi, di emozioni, di sentimenti che può e vuole condividere con la figlia.

Nel 1672 la marchesa soggiorna al castello di Grignan, ma la convivenza con la figlia e la sua famiglia si fa pesante, e Marie rientra a Parigi. La famiglia del conte de Grignan è quello che oggi diremo una famiglia allargata: oltre a Françoise-Marguerite dalla quale ha avuto l’anno precedente, 4 febbraio 1671, un figlio maschio battezzato Louis-Provence, dobbiamo contare anche due figlie di primo letto, nate nel 1660 e nel 1663, ed un figlio dalla seconda moglie, morto nel 1668. A questi si aggiungerà il 9 settembre 1674 una bimba, Pauline, futura marchesa de Simiane, nonché colei che curerà una pubblicazione delle lettere della nonna.

La corrispondenza inizia a circolare pubblicamente dal 1673, copiata e diffusa non si sa bene da chi: madame de Sévigné, da donna di spirito qual era, afferma che quelle lettere erano in sostanza dei documenti pubblici e concede loro libera circolazione. Per quanto madre e figlia si vedessero regolarmente, ogni nuovo incontro ed ogni nuova separazione ispiravano la marchesa ad esprimere le sue passioni; la difficoltà di trovare parole atte ad esprimere correttamente gli affetti è un tema che ricorre spesso nella corrispondenza: si tratta di testi che dipingono l’amore materno in una maniera tale da servire da modello per tute le discussioni psicologiche e letterarie sui rapporti tra madre e figlia, esattamente come il resto della corrispondenza ispirerà tutte le opere epistolari future.

Nel 1676 la marchesa si ammala, e per la prima volta seriamente: una grave forma di reumatismi le paralizza quasi le mani; elegge Vichy come luogo di cura, e non ritornerà mai su questa decisione. Le lettere scritte dalla cittadina dell’Alvernia sono tra le sue migliori per l'insuperabile vivacità e per lo spirito; anche il processo e l'esecuzione di madame de Brinvilliers, avvenuta in quell'anno, sono oggetto delle lettere. Verso la fine di ottobre del 1677 madame de Sévigné si installa definitivamente all’Hôtel Carnavalet, fastosa residenza in cui rimarrà fino alla morte, quando non sarà in viaggio. La famiglia de Grignan la raggiungerà a novembre, e rimarrà lì per diversi mesi, con umori alterni, fino al settembre del 1679. Se quando sono separate la madre e la figlia si scrivono regolarmente almeno due volte ogni settimana, nei periodi di convivenza capita che alcune lettere siano scritte addirittura da una stanza all’altra, quando la tensione si fa più forte. La marchesa, in buona sostanza, cercherà di recuperare il rapporto con sua figlia con il potere della penna, e ci riuscirà, anche con l’aiuto della religione e dei giansenisti, scoprendo che alle volte è molto più facile volersi bene da lontano che da vicino. Gli anni iniziano a farsi sentire, più per i suoi amici che per Marie: nel 1679 muore il Cardinal de Retz, nel 1680 è la volta di Fouquet e di La Rochefoucauld, il più eminente dei suoi corrispondenti e uno dei suoi amici più intimi. Il giorno 8 febbraio 1684 Charles de Sévigné si sposa con una giovane nobile bretone, Jeanne-Marguerite de Bréhant de Mauron, e la marchesa approfitta dell’occasione per dividere i suoi beni con i figli; da questa data in poi nelle lettere compare di tanto in tanto l’espressione “vado a mangiare i miei debiti” per dire “vado al castello dei Rochers”: rendiconti alla mano si può vedere che Marie ha fatto in pieno il suo dovere di madre ed anche di più,  e dal punto di vista economico si è veramente rovinata per il bene dei figli. Il 1684 è anche l'anno in cui la marchesa assistette a Saint-Cyr alla rappresentazione dell’Esther di Racine, circostanza che racconta ovviamente in alcune lettere. Col tempo la lista dei lutti si allunga: nel 1692 muore Ménage, nel 1693 tocca a Bussy-Rabutin e alla contessa de La Fayette; l’anno 1695 è allietato da due matrimoni: per primo quello di Louis-Provence de Grignan il 2 gennaio, che sposa la ricca Anne-Marguerite de Saint-Amans. Il matrimonio non era molto ben visto molto dall’altra Marguerite di casa, che andava in giro ovunque a dire che alle volte è necessario concimare i campi, riferendosi alla monumentale dote portata dalla nuora nelle tristi casse dei Grignan: la neo sposa, con tutto che era detestata dalla suocera, avrà lunga vita e seppellirà tutta la famiglia, morendo nel 1736, seguita l’anno successivo solo dalla vedova di Charles de Sévigné e dalla cognata, Pauline; il secondo matrimonio che si celebrerà nel 1695 è proprio quello di Pauline, che il 29 novembre sposa Louis de Simiaine.

L’anno successivo la contessa de Grignan si ammala, e la madre le presta assistenza continua per lungo tempo. In aprile Marie si ammala a sua volta, gravemente; forse è una polmonite a costarle la vita. La spirituale e brillante marchesa de Sévigné si spegne il 17 aprile 1696, al castello di Grignan. È sepolta nella chiesa del Salvatore, sotto una lapide di marmo bianco.

La corrispondenza di madame de Sévigné con la figlia copre un periodo di una trentina d’anni, con una media di tre o quattro lettere spedite ogni settimana. Una prima edizione clandestina, nel 1725, comprendeva 28 lettere o estratti; a questa hanno fatto seguito altre due edizioni nel 1726. Pauline de Simiane, nipote della marchesa, decise di dare alle stampe un'edizione ufficiale della corrispondenza della nonna, affidandone la cura a un editore di Aix-en-Provence, Denis-Marius Perrin, che pubblicò 614 lettere nel 1734-1737 e 772 nel 1754. Le lettere furono selezionate, scartando quelle di argomento strettamente privato o di nessun valore letterario, e furono rimaneggiate per dar loro, secondo le istruzioni di Pauline, la lingua aggiornata al gusto del tempo. Si pone dunque il problema della loro autenticità: sulle 1120 lettere conosciute, soltanto il 15% derivano da lettere autografe, il cui originale fu distrutto dopo la pubblicazione. Nel 1873 fu ritrovata presso un antiquario una buona quantità di copie manoscritte tratte dalle autografe, coprendo circa la metà di tutte le indirizzate da madame de Sévigné alla figlia.

L’incantevole marchesa scrive le sue lettere come se danzasse, è molto difficile che si debba accontentare dei limiti imposti da un galateo epistolare: un testo fatto di una formula di apertura, un linguaggio impostato, un complimento, una formula di chiusura non sono adatti ad una personalità come la sua, specialmente perché non trasmetterebbero quasi nessuna identità allo scritto; Marie farà ricorso a degli schemi rigidi solo in rarissime occasioni, come per esempio le lettere indirizzate alla Duchessa di Montpensier, la Grande Mademoiselle cugina de Re, oppure quando era necessario richiamare ai propri doveri sociali la stizzosa figlia, per spingerla a scrivere lettere di complimenti per matrimoni, nascite, morti, promozioni e quant’altro. Godibilissima è la serie infinita di battibecchi che la marchesa si sobbarca perché la figlia rifiuta di scrivere una lettera alla principessa di Taranto, nata Émilie de Hesse-Cassel, trattandola di Altezza Reale: dopo l’ennesimo rifiuto testardo della figlia, la Marie si vedrà costretta a scrivere lei all’amica -“sa bonne Tarente”- dicendo che madame de Grignan le ha scritto, piccinina santa, e che se la principessa non ha visto nulla è di certo colpa delle poste che hanno smarrito la missiva.
Quello che più amava la marchesa era la libertà: libertà dalle regole di stile, libertà di espressione intesa sia come facoltà di parlare senza doversi nascondere o camuffare, sia come possibilità di mettere a nudo i propri sentimenti e il proprio cuore. Nelle lettere alla figlia troviamo tutto questo, Marie stessa parla della sua “penna che va come una stordita”. Lettera come discorso, lettera da ascoltare, ma anche lettera da leggere: la marchesa sapeva benissimo che i suoi capi d’opera erano spesso copiati e letti nei salotti, aveva trovato perfino giusto che succedesse ed aveva gaiamente dato il suo beneplacito agli ignoti copisti: Bussy scriveva di lei che “Ama l’ncenso, ama essere amata”.  Specialmente nella corrispondenza con madame de Grignan vi era il pericolo della noia, quello che Marie stessa, facendo un paragone con la campagna bretone, definiva lande: “Si chiamano lande, in questo paese. Ve ne sono molte nelle mie lettere, prima di trovare delle praterie”. Come cercare di allontanare la noia? Cambiando argomento, la monotonia si combatte con la varietà; quando riteneva di aver discusso troppo di una cosa Marie era solita impiegare frasi mirate, come “Non voglio spingere oltre questo capitolo”, oppure “Odio mortalmente parlarvi di questo; perché me ne parlate? la mia penna va come una stordita”, o anche ricorrendo all’italiano che conosceva bene, con un lapidario “ma basta”.

Un certo interesse è rappresentato dal rapporto di madame de Sévigné con la religione, lei che aveva una nonna santa, che era pronipote di un vescovo, e che era nipote acquisita di san Francesco di Sales, ha conservato per tutta la vita un atteggiamento molto libero ed informale nei riguardi della religione, forse anche in ossequio a un modo di sentire di quella parte della vecchia nobiltà che si riferiva a Dio chiamandolo “Le Gentilhomme de La Haut”; per esempio, alla figlia scrive: “Noi vi amiamo in voi e per voi e attraverso voi”, desacralizzando il linguaggio della messa senza tuttavia mai sfiorare la blasfemia; oppure ama celiare sugli argomenti biblici, e quando la figlia sta per partorire le scrive: “Potrei aiutarvi a esporlo nel Rodano dentro un piccolo paniere di giunco, così poi prenderà riva in qualche regno dove la sua bellezza diventerà il soggetto di un romanzo”, oppure ancora “M. de La Rochefoucauld vi comunica di avere un certo apostolo che corre attaccato alla sua costola”, facendo un parallelo tra la moglie del duca, Andrée de Vivonne, ed Eva. La marchesa ride dell’improvvisa devozione di due ben note mangiauomini, la Principessa de Conti e la Duchessa de Longueville, chiamandole “le Madri della Chiesa”, o si esprime con una frase che starebbe benissimo anche in bocca a Casanova oppure a Restif de La Bretone riguardo ad un'impotenza momentanea ("Son dada demeura court à Lérida") del figlio Charles: “Ero incantata all'idea che fosse punito là dove aveva peccato”. Gli esempi si possono moltiplicare a dismisura, e provano la sua disinvoltura nelle questioni di religione. Marie era molto legata alla famiglia Arnaud ed ai giansenisti, tuttavia il suo atteggiamento pare essere in opposizione diretta alla rigidezza ed all’austerità dottrinale giansenista.

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  1. Altra grandissima scrittrice nonchè donna con le palle.Non è interessante come queste donne del Seicento fossero tutte autonome (economicamente ed intellettualmente?).Il Museo Carnavalet poi è un gioiello che consiglio di visitare a chiunque si rechi a Parigi, perchè ripercorre molte tappe fondamentali della storia dell'Ancien Regime (memorabili i ritratti della Brinvilliers e di Maria Antonietta prima dell'esecuzione). tu ci sei stato?P.s. io li farei più corti i post,  perchè altrimenti potrebbero scoraggiare un po' il lettore..Magari spezzettali…é un consiglio!

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  2. @EligRapHix: lo so, ma per quanto uno possa stringere, con un personaggio così è difficile condensare tutto.@bloggatto: ne avevo scritto una prima versione per il forum su Marie-Antoinette, ma in corsa: in pratica avevo riciclato l'articolo di wikipedia correggendo errori qui e lì. Poi l'ho ripreso in mano, integrando informazioni confrontando le lettere e una biografia.@leggerevolare: sinceramente, la marchesa era una bella donna, e calcola che i canoni di bellezza dell’epoca erano molto diversi. Il primo è un ritratto dipinto da Mignard, e ha tutte le garanzie dell’autenticità perché al Museé Carnavalet è arrivato da degli eredi diretti della Sévigné; il secondo è una variante tarda dello stesso, vedi che l’abito, i gioielli e la pettinatura sono praticamente identici.Il terzo, invece, è quello della figlia, eseguito da Mignard nel 1674 o 1675: l’originale dovrebbe essere ancora al castello dei Rochers, questa è una copia esposta al Carnavalet, probabilmente uscita dall’atelier dello stesso pittore. Più la guardo e più mi convinco che non solo la presunta fama di più bella donna di Francia fosse solo una chiacchiera da salotto, ma anche che abbia una faccia da stronza che la metà basta.L’ultimo, sempre al Carnavalet, è di Nanteuil, ed è probabilmente il migliore dei ritratti della marchesa; nel quadro dovrebbe avere circa 45 anni, perché in una lettera del marzo 1671 descrive alla figlia la pettinatura alla moda -appunto quella del ritratto-, consigliando alla figlia di adottarla.Al Museo Glauco Lombardi, a Parma, c’è un presunto ritratto di Mignard della Sévigné, ma vedendolo bene mi somiglia molto di più ad una delle nipoti di Mazarino.@persogiadisuo: diciamo che alcune avevano la fortuna di essere autonome economicamente, altre come Ninon se la sono dovuta sudare. Il che mi ricorda che non ho mai scritto nulla su Ninon, riparerò alla prima occasione.Adoro il Carnavalet, sono stato tre volte a Parigi, e tre volte ho fatto tappa lì; nelle stanze della marchesa si sente ancora la sua presenza. Lo scorso anno ci ho portato il moroso, e dopo tre giorni passati a Versailles un diversivo parigino ci voleva; del resto Ale è quasi un maniaco di Marie-Antoinette, ti puoi immaginare si poteva farsi scappare le reliquie del Tempio. Se tutto va bene torneremo anche quest’anno.Il problema, almeno con le biografie, è che già così le condenso il più possibile (i post di cazzeggio sono un’altra cosa), oppure dovrei inventare una formula diversa, ad esempio, una pura cronologia prima, e l’analisi dei fatti poi, ma ho paura che risulterebbe un po’ troppo sterile. È anche vero che chi legge pezzi su personaggi come questi, di solito, è uno che li bazzica di suo, non uno che passa di qui perché ha visto un post su Vita da strega… mo’ vedemo.

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