Allons, j’emmènerai l’Olympe au grand complet!

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Nel 1999 Marc Minkowski dirige i suoi Musiciens du Louvre con l’abbinata della regia di Laurent Pelly e delle coreografie di Laura Scozzi portando in scena all’Opéra National de Lyon Orphée aux Enfers, un capolavoro assoluto di Jacques Offenbach e forse il più noto; nel 2000 seguirà La Belle Hélène al Théâtre du Châtelet a Parigi, nel 2004 La Grande-Duchesse de Gérolstein dei quali ho già parlato tempo fa.Apprezzo moltissimo un Offenbach svecchiato ma non snaturato; questa versione di Orfeo è la prima, quella in due atti del 1858: specifico perché nel 1874 Offenbach ne scrive un’altra in quattro atti e dodici quadri, ma l’opera è sempre stata il battello di salvataggio delle finanze costantemente disastrose di Jacques, il quale ogni volta che si veniva a trovare a corto di denaro metteva in scena Orfeo, magari con qualche piccola modifica (ad agosto del 1874 ne ha messo in scena una ulteriore versione dotata di un atto supplementare Le Royaume de Neptune).

Orfeo, insegnante di violino a Tebe interpretato da Yann Beuron (che già ho trovato insipido sia come Paride della Belle Hélène sia come Fritz della Grande-Duchesse), non sopporta la moglie Euridice che gli rende la pariglia pienamente e lo tradisce col vicino, pastore ed apicoltore, Aristeo, il quale in realtà è Plutone sotto mentite spoglie. Euridice è una Natalie Dessay in stato di grazia, matta come un cavallo e in grado di cantare splendidamente anche nelle posizioni più atroci che la regia le ha assegnato; del resto è perfettamente coadiuvata in questo dal marito, Laurent Naouri che interpreta Giove (nel secondo atto la scena della mosca è qualche cosa di epico). A completare il trio il già nominato Aristeo-Plutone, Jean-Paul Fouchécourt, gigione e per giunta anche bravo comico quando serve.

Minkowski è un esperto del repertorio barocco, e probabilmente ha gongolato quando Offenbach ha inserito in partitura alcune citazioni dall’Orfeo ed Euridice di Glück, ma nel barocco navigano maestosamente anche altri membri del cast, da Fouchécourt a Véronique Gens-Venere, a Cupido-Patricia Petibon. Segnalo che ci sono due versioni di quest’opera in dvd, una col cast originale di Lione (e che su http://www.amazon.fr viaggia alla spropositata cifra di 240 e passa euri, controllare per credere), ed un’altra del 2009 (vedi l’immagine di aperura), che costa un decimo della precedente e presenta qualche leggera variazione nel cast dei comprimari: ad esempio, nella prima Minerva era Virginie Pochon, mentre nella seconda Venere è Maryline Fallot, la quale ha al suo attivo ruoli offenbachiani come la Bella Elena, ed è regolarmente ospite del Festival Offenbach des Châteaux de Bruniquel.

Alla Scozzi va il merito di ideare sempre delle coreografie tali da riuscire ad inserire in scene di danza anche le persone che non sanno muovere un solo passo, e per contro i suoi balletti sono sempre sognanti, disincantati, ed anche molto ambigui vista la quantità di ruoli en travesti che le piace disseminarvi. Non parliamo poi dei costumi, che alle volte sono quanto meno onirici: il balletto delle mosche ed il can can infernale sono da manuale.

Il solo difetto è, dal mio punto di vista, è la qualità dei recitativi, che non si capisce bene perché debbano essere a volte quasi sussurrati ed altre al limite dell’urlo selvaggio, ma è una pecca che ho già riscontrato anche nella Grande-Duchesse: forse è un particolare che la coppia Minkowski-Pelly non ha ben chiaro, o forse è una tendenza del teatro moderno? Lo avevo già notato in passato, in una vecchia versione della Vie Parisienne.

Secondo me, su tutti i difetti trionfa l’allegria e la joie de vivre della troupe, cantanti e orchestra al gran completo, al pari delle produzioni che seguiranno (Hélène, Grande-Duchesse), e che rende bene il clima di partecipazione divertita e trasognata che tutti i contemporanei descrivono nei teatri durante le rappresentazioni di Offenbach.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Naaaaaaaaaaaa, Laurent Naouri e la Dessay sono marito e moglie!? Non lo sapevo! 😀 Che coppia formidabile…Comunque, preferisco l'allestimento della Belle Hélène a quello di Orphée aux Enfers… anche se certe scene (la rivolta sull'Olimpo!) sono strepitose. E non mi far scegliere tra Natialie Dessay e Felicity Lott che mi metti in crisi…

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  2. @Watkin: da un sacco di tempo, hanno anche due figli. Tra le due dive divine non saprei nemmeno io, però noto che Dessay ha un vantaggio sulla Lott, ossia che è francese, mentre l'altra ha dovuto fare un discreto lavoro per perdere l'accento inglese. Poi, la Dessay odia a morte l'operetta nonostante debba il suo lancio sulla scena internazionale alla Olympia dei Racconti di Hoffmann (è anche vero che i Racconti non sono un'operetta ma un'opera), mentre la Lott sembra adattarsi molto bene al genere senza per questo trascurare l'opera, da Mozart a Richard Strauss. Quanto alla voce mi sa che la Dessay batte Flott per estensione, tra un po' arriva agli ultrasuoni… non mi supererà mai Yma Sumac, ma lei era unica o quasi.@pyperita, EligRapHix: buona giornata anche a voi

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  3. Beh, Yma Sumac penso possa essere ascoltata appieno solo dai pipistrelli e dai delfini…Non sapevo nemmeno che la Dessay odisasse l'operetta… Povera, che le ha fatto di male? 😦

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  4. @Watkin: non saprei, forse per lei è fa troppo genere "commerciale" o poco colto.@Jimmuzzu: anche tu nel novero degli ammiratori della Yma? Vuol dire che non siamo solo quattro gatti a conoscerla… almeno 5!

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  5. No ma guardate che l'ascolto ben volentieri anch'io, eh, potete controllarmi l'ipod! 😀 Era solo per dire che di sicuro non riesco a cogliere tutte le vibraizoni sonore da lei emesse…

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