Sophie von der Pfalz Simmern, Duchessa di Hannover

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Sofia di Hannover nasce a L’Aia il 14 ottobre 1630 come Sofia, Contessa Palatina, ed è la dodicesima dei tredici figli di Friederich V von der Pfalz, Principe Elettore e Re di Boemia e di Elisabeth Stuart, figlia di Giacomo I (oltre che VI) Stuart, re di Inghilterra (e di Scozia). In tedesco il suo titolo suona come “die Große Kurfürstin, Pfalzgräfin von der Pfalz”, la qual cosa mi conferma che il tedesco sia una lingua orrenda.
Sofia morirà alla bella età di 84 anni, nel giardino del suo castello di Herrenhausen il giorno 8 giugno 1714.Suo padre, l’elettore palatino Friederich V, accettando la corona di Re di Boemia è il responsabile dello scatenarsi di quella guerra che viene definita Guerra dei 30 anni; mal gliele incoglie, perché il suo regno ha si e no l’effimera durata di un anno, e Friederich è costretto ad una fuga ignominiosa con armi, bagagli, e tribù dopo aver perso non solo la Boemia ma anche tutti i suoi feudi palatini; questa corte da operetta trova asilo a L’Aia, ed è in questa piccola comunità squattrinata ma poliglotta (vi si parlavano inglese, tedesco, olandese ma soprattutto francese) che la nostra Sofia passa i suoi primi vent’anni, non solo attorniata da una nidiata di fratelli e sorelle, ma anche semi-asfissiata dalla pletora di cani e scimmie che sua madre allevava per diletto, e che costituivano la maggiore felicità e preoccupazione dell’ex Regina delle Nevi; del resto Elisabeth Stuart era una donna fatua, frivola, sciocca ed egocentrica, fissata con la propria bellezza (bellezza che non doveva essere tutto questo gran ché, a partire dal nasone: tratto pesante che piazzerà sulla faccia di alcuni dei suoi figli); riteneva che il suo dovere di madre fosse compiuto all’atto del parto; Sofia scrive nei suoi Mémoires:

[…] Non appena fui in stato di essere trasportata mia madre mi mandò a Leida, che è ad appena tre ore da L’Aia, dove Sua Maestà faceva allevare tutti i suoi figli lontano da lei, perché la vista dei suoi cani e delle sue scimmie le era più gradita della nostra […]

Sofia era la sorella cadetta di Karl Ludwig, l’elettore palatino che ricostruì il Palatinato rovinato dalla guerra dei trent’anni, ma che passò soprattutto alla storia per le sue traversie coniugali e la caterva di figli quasi illegittimi, sottolineando il quasi; Sofia lo considera come un padre, e va a vivere con lui ad Heidelberg finché non si sposerà nel 1658 con Ernst August di Braunschweig-Lüneburg.
La vita alla corte di Heidelberg non era delle migliori, con i continui litigi e violente scenate tra Karl Ludwig e la prima moglie, Charlotte von Hesse-Cassel, che l’elettore ripudierà dopo essersi procurato, grazie a Lutero in persona, uno stato passabilmente vicino alla bigamia e sposato morganaticamente con una damigella della moglie, Louise von Degenfeld (da cui il quasi accanto all’illegittimità dei figli); Sofia coglie al volo l’opportunità di matrimonio, sia per cercarsi una vita più tranquilla, sia perché è perfettamente cosciente di avere ventott’anni e di essere difficilmente piazzabile tanto per la povertà della dote quanto perché pochi anni prima il vaiolo non è stato clemente col suo viso. Nel 1656 due principi della Casa di Hannover, il duca Georg Wilhelm ed il fratello minore Ernst August, visitano Heidelberg. Avevano l’abitudine di passare gli inverni a Venezia tra gioco, licenziosità varie del carnevale, e puttane veneziane; Sofia nota Georg Wilhelm, e visto che lui era stato obbligato a sposarsi dagli Stati del suo ducato di Braunschweig-Lüneburg perché non fare l’affare con una ragazza dal sangue reale inglese e che di certo non si farebbe troppi problemi se lui continuasse a scorrazzare a Venezia? Sofia accetta fulminea la proposta, Karl Ludwig stila un contratto di nozze e i due duchi ripartono per Venezia, però si sa bene che il diavolo fa le pignatte ma non i coperchi, e Georg Wilhelm si becca un brutto regalo da una cortigiana greca, cosa che lo metterà in uno stato non adatto a sposarsi, e visto che gli Stati non gli aumentano i redditi come avevano promesso cambia idea e pianta in asso Sofia. Come uscire dal problema? Ma convincendo il fratello minore Ernst August a sposare la promessa e abbandonata, e facendo ingoiare per forza a Karl Ludwig il maneggio impegnandosi a non sposarsi mai ed a lasciare tutto ai figli di Sofia! Tanto l’altro loro fratello, Christian Ludwig duca di Celle, ha una salute pessima e probabilmente non avrà figli, e il terzo fratello, Johann Freiderich, è ritenuto troppo grasso per figliare (in realtà a 43 anni sposerà una nipote di Sofia, figlia della Principessa Palatina Anna di Gonzaga di Clèves: la sedicenne Bénédicte-Henriette dalla quale avrà tre figlie). Sofia scrive:

[…] Risposi che non avevo mai avuto amore che per una buona sistemazione, e se la potevo trovare col cadetto non avrei avuto alcuna pena a lasciare un fratello per l’altro […]

La vita per le cambia radicalmente, passa dalla colta ma povera e tempestosa corte di Heidelberg a quella allegra e crapulona di Hannover: basta pensare che ben un sesto dei redditi degli stati hannoveriani erano riservati alla tavola dei fratelli ducali, mangiati proprio nel senso fisico del termine e letteralmente fagocitati. Dato il clima generale di benessere e relativa tranquillità, Sofia pensa di levare la sua nipote preferita (ed unica legittima) Liselotte dalla famiglia di Karl Ludwig e portarla con sé ad Hannover, regalandole così i quattro anni più felici in assoluto della sua vita; da questo nascerà un’affezione sincera che durerà tutta la vita di entrambe, e che nutrirà l’immensa corrispondenza della Duchessa d’Orléans.

Sofia è troppo prudente e troppo politica per farsi ombra con le scappate del marito, e finge signorilmente di non vedere i suoi giri nel veneziano e non; per esempio durante un viaggio in Italia la coppia ducale si trova ad incontrare a Roma un’altra protagonista dell’epoca, l’irrequieta Maria Mancini, Conestabile Colonna: giustamente Ernst August chiede a Sofia di partire per prima, perché lui ha da fare con la Conestabile; Sofia abbozza, e torna in Germania. Tutto questo folleggiare di gioia in gioia non impedisce alla coppia di sfornare sette figli: Georg Ludwig (futuro re d’Inghilterra col nome di Giorgio I), Friederich August, Sophie Charlotte (detta Figuelotte, una delle parenti preferite di Liselotte) che sposerà Federico I di Prussia, Maximilian Wilhelm (detto Prinz Max, che non avendo nulla da fare getterà la famiglia nel panico diventando cattolico), Karl Philipp, Christian Heinrich e Ernst August, duca di York e Albany.

Nei viaggi di Sofia è da rimarcare che nel 1678 è a Versailles sotto il nome di Madame de Osnabrück, in visita alla nipotona Liselotte che come sappiamo è sposata da anni con il fratello del Re. Naturalmente questo crea una serie infinita di problemi di etichetta, perché Liselotte vorrebbe che la zia avesse diritto ad una poltrona in quanto moglie di un sovrano, ma Monsieur Philippe dichiara di essere superiore a qualsiasi principe elettore e non si schioda dalla sua posizione. Luigi XIV, principalmente per non sminuire la propria importanza, accorda a Sofia solo una sedia (chaise à dos); Luigi ha anche un motivo minore: fin dall’inizio ha promesso alla cognata che sarebbe sempre stato dalla sua parte in qualsiasi questione, tranne nel caso vi fosse di mezzo Monsieur (“…entre vous et quiconque je serais toujours pour vous, mais entre vous et mon frère je serais toujours pour mon frère…”). Sofia è tranquilla, oltre che una bestia politica, e non si preoccupa minimamente ma la cosa è risaputa a corte, e questo segna l’inizio del declino del favore della povera Liselotte. Sofia adora Monsieur, tra l’altro, e a lui piace lei: fanno grandi discussioni su dettagli di moda, Sofia gli mostra tutti i suoi gioielli e lui le spiega come cambiar loro montatura per svecchiarli un po’. Altra botta per Liselotte: Sofia non crederà mai del tutto alle affermazioni della nipote sui suoi problemi coniugali e sugli infiniti guai che le danno gli amanti del marito. Qualche anno dopo Liselotte proporrà a Sofia di far sposare la sua unica figlia, Sophie Charlotte con il Delfino, ma Figuelotte è protestante (non che fosse un grande ostacolo: anche Madame lo era, e s’è convertita per strada andando a sposare Monsieur), è troppo giovane… e a Luigi XIV non conviene perché non la reputa abbastanza importante. Figuelotte diverrà regina di Prussia, e la credibilità della cugina a Versailles avrà un altro collasso.

Tornando alla famiglia di Sofia, col passare del tempo il duca Georg Wilhelm non si dimostrerà uomo di parola, alla tenera età di cinquant’anni si innamora di un’ugonotta francese di nome Eléonore d’Olbreuse e la sposa; o meglio, firma un contratto con lei impegnandosi a “non lasciarla mai ed a darle duemila scudi annui”. La strana coppia ebbe una figlia l’anno seguente, Sofia Dorotea, e la querelle familiare finisce solo quando il primogenito di Sofia, Georg Ludwig, la sposa, dando così la possibilità all’eredità di Georg Wilhelm di arrivare in sua mano, di riffa o di raffa. Ma c’è un fondo di instabilità in questa famiglia, dal punto di vista degli affetti e soprattutto della moralità: il futuro re d’Inghilterra è grezzo, volgare oltre che porco come suo padre e i suoi zii, ha una folla di amanti tra cui una sua sorellastra; d’altra parte Sofia Dorotea è una specie di prototipo di Emma Bovary, si seppellisce nei romanzi d’amore ed aspetta il principe azzurro… che arriva, roba da non credere ma arriva! Nella persona di Philipp Christoph von Kœnigsmark, ufficiale svedese e noto seduttore; dote di famiglia, conclamata: sua sorella Aurora von Kœnigsmark è l’amante di Federico Augusto il Forte di Sassonia, futuro re di Polonia, e giustamente Kœnigsmark si prepara a rapire la sua bella e scappare con lei in Sassonia, dopo quattro anni di relazione segreta. Manco a dirlo, la coppia viene scoperta, e nel 1694 Kœnigsmark scompare senza lasciare traccia: il fattaccio diventa quasi pubblico (facendo versare fiumi d’inchiostro a Saint-Simon, Dangeau e compagnia) e si sospetta che sia stato fatto assassinare da Ernst August. Com’è, come non è, il suo scheletro sarà ritrovato un secolo più tardi, murato nei muri del castello di Leinenschloss, la residenza ducale degli Hannover. Il matrimonio di Georg Ludwig e Sofia Dorotea viene annullato sei mesi dopo, e lei è imprigionata nel castello di Aldhen, dove morirà qualche decennio più tardi senza aver mai rivisto il marito o i due figli.

Dopo poco tempo, però Sofia ebbe altro di cui occuparsi: un trono! L’Inghilterra vedeva bene i disastri causati dalla guerra di successione spagnola, e sapeva che stava andando verso una situazione analoga perché Guglielmo III non aveva figli, e l’ultimo figlio della principessa Anna Stuart, il giovane duca di Gloucester, era morto nel luglio del 1700, cosa garantiva una forte crisi dinastica una volta che dovesse morire anche Anna, che salirà al trono dopo il cognato Guglielmo. Crisi amplificata dalla rivalità tra conservatori e laburisti. Che fare? Guglielmo ha una salute pessima, ed Anna è un’alcolizzata che non promette meglio, per giunta è pure lesbica e non sarà tanto facile trovare quacun altro che abbia voglia di aiutarlaa sfornare un altro erede; senza contare che la Francia dà ancora rifugio al detronizzato Giacomo II Stuart (che peraltro morirà a breve pure lui) e che Luigi XIV riconoscerà il principe di Galles come Re d’Inghilterra. Messo alle strette il Parlamento ha un’idea geniale, basandosi sull’opinione generale che con i cattolici l’Inghilterra ha già avuto anche fin troppo a che fare: l’albero genealogico degli Stuart alla mano, lo si percorre tutto  fino a trovare il primo erede non cattolico: Sofia di Hannover, appunto; a marzo 1701 nasce l’Act of Settlement.

La cosa non piace molto all’Europa cattolica e soprattutto ad Anna, che nella sua corrispondenza con lontana cugina ed erede è si e no appena educata. Ma da allora Sofia si occuperà della politica interna inglese seguendola da vicino, pur restando solo un’osservatrice; la situazione è in ogni caso paradossale: Sofia ha 35 anni più di Anna, ma ha una salute di ferro, al contrario della regina. Sofia passerà gli ultimi sedici anni della sua vista nel castello di Herrenhausen, vicino ad Hannover, del quale abbellisce i grandi giardini, progettati dal francese Martin Charbonnier. Nei suoi Mémoires e nelle lettere dai viaggi si nota la sua profonda passione per i giardini in generale, luoghi che favoriscono la serenità e la pace dell’anima, lontano dai calcoli e dall’agitazione della scena politica. Non a caso, nelle sue lettere a Leibnitz parla del giardino di Herrenhausen come della “mia vita”. E sarà proprio in questo giardino che morirà l’8 giugno 1714, durante una passeggiata con le sue dame; Sofia era preoccupata perché aveva da poco ricevuto una letteraccia dalla regina Anna che lasciava capire che la sua nomina ad erede al trono non era irrevocabile. Un temporale improvviso la costrinse a correre per mettersi al riparo di un albero, me la sforzo le fu fatale: cadde a terra e morì in qualche istante, dopo aver detto ad una delle sue dame, la contessa von Bürkenberg: “Mi sento molto male. Datemi la mano…”. Sarà sepolta al castello, e sulla sua bara vi sarà un’iscrizione: Mangnae Britanniae Haeres, erede della Gran Bretagna. La regina Anna la seguirà qualche settimana più tardi, e sarà Georg Wilhelm di Hannover a salire al trono di Inghilterra; la sua dinastia regnerà fino alla morte della regina Vittoria, nel 1901.

Nota di essere sottolineata anche la presenza al fianco di Sofia di un altro personaggio che è entrato nella storia: Leibniz. Matematico, filosofo, genio, Gottfred Wilhelm von Leibniz entra nel 1676 al servizio del cognato di Sofia, il duca Johann Freiderich, e nel suo stretto rapporto con la casata di Braunschweig-Lüneburg ne redigerà anche la storia. Segretario, bibliotecario, consigliere, corrispondente e confidente di Sofia di Hannover, Leibniz eserciterà una grande influenza su una donna di intelligenza superiore, grande lettrice di Montaigne e seguace convinta di Spinosa. Sarà lo stesso Leibniz a trasmettere i Mémoires di Sofia, facendo una copia del manoscritto della duchessa che a noi non è mai pervenuto.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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