Diario di viaggio, capitolo primo: come se fosse semplice partire

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Dopo le avventure dello scorso anno a Versailles e dintorni quest’anno abbiamo iniziato a preparare la vacanza parigina con anticipo ancora più largo, se possibile. Scelto il periodo di ferie, poi i posti da visitare anche in base agli orari d’apertura, consultati gli orari dei treni e d’ogni possibile ammennicolo da considerare, preparata la valigia una settimana prima ed arriviamo al fatidico momento.

L’inizio non è dei migliori, due giorni prima di andare in vacanza mi azzoppo tirandomi una bobina su un piede: un male della madonna, il quinto dito del piede sinistro fuori uso, per fortuna nulla di rotto ma solo una gran botta. Saltano le ferie? Ma non credo proprio! Mi fornisco di due paia di infradito e, nella peggiore delle ipotesi, mi metto a fare il turista ciabattone. Due paia, non si sa mai che uno si rompa mentre passeggio per Parigi.
Si parte col treno, da Verona; mentre siamo al bar a sbocconcellare un panino al posto della cena entra una signora, fasciata e strizzata in una tutina da ciclista blu elettrico in lycra , di tre taglie in meno del dovuto, la quale signora apostrofa il barista dicendogli “Ciò, a Bolzano è salito in treno un contadino caricandosi una pecora. Non hai idea della puzza”, al che lui risponde:  “Che cosa beve, signora?”… come dicevano i Muppet: questo non è che l’inizio!

Sbarcati a Parigi saltiamo subito in metro per andare a Versailles, abbiamo scelto lo stesso albergo dello scorso anno; mentre aspettiamo la coincidenza con la RER (la ferrovia suburbana) salta subito all’occhio una signora inglese che filma i treni in arrivo; non solo il nostro, ma anche quelli precedenti: io credevo di avere un hobby strano, ma anche lei non scherza!

Sbrigate le formalità di rito e mollate le valigie si parte! Direzione Parigi, Musée d’Orsay; io provo ad avanzare un timido:

– Quando arriviamo in albergo che si fa, doccia e pisolo?
– Ah no no, dritti all’Orsay!
– Io c’ho provato…

Si tratta di un museo che avevo saltato tranquillamente nelle mie precedenti visite parigine, essendo dedicato principalmente all’impressionismo e post-impressionismo, correnti artistiche che non mi hanno mai affascinato né punto né poco; so che mi attirerò gli strali dei più, e già sento mia sorella irridermi col ritornello “se non è ‘700 non lo calcoli”, ma tant’è; aggiungiamoci che di pittura non capisco un accidente, ho probabilmente le stesse possibilità di tornare vergine e di riuscire a decifrare un quadro.

Appena entrati infilo il mio primo svarione: vedo una statua giacente, velata, dall’apertura del cui velo si vedono sporgere le punte di alcune foglie di un serto di alloro. Prendo Ale per una spalla e chiedo:

– Chi è quel troione col velo? Agrippina morente?
– No, leggi sotto: è Napoleone!

Continuiamo il nostro giro, e finalmente vedo l’originale di un quadro riprodotto in migliaia di salse diverse, che infesta i mercatini dell’antiquariato, ma che credevo fosse da tutt’altra parte, come minimo al Louvre: è il dipinto di Franz Xaver Winterhalter che ritrae Barbara Dmitrievna Rimsky-Korsakova (splendida donna, regina dei salotti parigini, morta giovanissima, e tra le altre cose zia del compositore Nikolaj Rimskij-Korsakov).

Il giro prosegue, e arriviamo in una sala in cui troneggia un quadro che a suo tempo fu molto discusso, e che ancora oggi viene spesso male interpretato: l’Origine del mondo, di Gustave Courbet; entrando assisto ad una scena curiosa: un papà spagnolo che sulla soglia si accorge del quadro, abbranca le due figlie (avranno avuto dieci anni, massimo dodici), e con un rapido dietro front le porta via prima che si possano accorgere del dipinto: forse perché vedere le tette della Marcuzzi -o chi per lei- alla pubblicità può essere meno traumatico che vedere una fripsy in primo piano in un museo.

Al museo ho veramente goduto le collezioni di oggetti liberty, ai semplici oggetti agli arredi veri e propri, pezzi e collezioni mi hanno fatto dire che è valsa la pena di andare in un museo che fino ad allora avevo snobbato.

Dopo un rapido e proficuo giro tra i bouquinistes lungo la Senna, giro che ha fruttato a me tre belle biografie e ad Ale una nuova biografia di Maria Antonietta (come se potessimo aver dei dubbi al riguardo: casomai è stata una sorpresa trovarne una che lui non avesse già), siamo passati alla Conciergerie, visita che per motivi di tempo avevamo saltato lo scorso anno: luogo di tristi memorie, e nel quale venne rinchiusa Maria Antonietta prima dell’esecuzione.
È un palazzo il cui nucleo data da metà del ‘300, anticamente palazzo reale, poi diventato prigione e sede del Palazzo di Giustizia. Notevole la sala, anticamente refettorio per circa 2000 persone.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Ma sempre a Parì andate??Sono andato a ricercare che foto avessi io dell'Orsay e ce ne ho 6 di numero! Tra cui na Iside moderna dai quali seni sgorgano… fiori e due van Gogh! Ad Amsterdam infatti credevo di averli già visti in qualche mostra a Roma.. Nient'altro di rilevante. Credo che se mi fosse piaciuto altro lo avrei fotografato. Poi la memoria è quel che è..

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  2. Che ci vuoi fare, Sor? A Parì ci si va in cerca di Maria Antonietta e de suoi luoghi, in cerca delle ombre e dei fasti della vecchia Corte di Versailles; Ale e la sua Maria, io e la mia Liselotte e le varie damine…  ma diciamo che era solo il primo dei posti di una lunga lista da vedere. Il tutto sta nell'avere il tempo e il denaro per riuscirci: i castelli della Loira, la Bretagna, la Borgogna, la Hofburg, Vienna  in generale, il tempio di Ecate a Lagina, la Grecia, l'Egitto, la Nubia e Meroe, e così via: ne abbiamo fino alla pensione e oltre!

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  3. @persogiadisuo: no, mai. Non abbraccia un periodo storico che mi intrighi particolarmente, né ha legami con qualcuno dei miei miti personali per quanto io ami il liberty e in fondo anche il barocco (anche se un po' meno); e siccome a Parigi c'è tanta di quella roba da vedere che il tempo non basta mai, a meno che tu non ci viva, scremo brutalmente. Non sono mai stato neanche sulla Torre Eiffel, per esempio, o al Sacre Coeur, e a Pigalle solo perché ero di passaggio. In compenso, cose che vorrei vedere come il Museé Jacquemart-André mi mancano ancora perché vado sempre in agosto, che è il mese di chiusura. 

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