Diario di viaggio, capitolo secondo: la mascotte e la Mirabelle

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La mattina ci si dovrebbe alzare presto, ma considerato che la notte precedente l’avevamo passata in treno siamo rimasti a letto un po’ più del dovuto. Io, poi, ero abbastanza sfranto, e me ne sono accorto davanti allo specchio. Mi pettino, mi ripettino e i capelli vanno per gli affari loro: ciocca a sud-ovest, ciocca a nord-nord-est, ciocca allo zenith…

Mauro: Stamattina ho un capello rivoltoso, roba da 6 agosto.
Ale: Perché, che è successo il 6 agosto?
M.: Non c’è stata tutta la massa delle pescivendole che è andata a Versailles a chiedere pane?
A.: No, quella è stata il 5 e 6 ottobre dell’89. Il 10 agosto del 1792, semmai, c’è stato l’assalto alle Tuileries.
M.: Ah, va beh… i capelli li ho in rivolta lo stesso.

Fatta colazione si parte, destinazione Parigi per incontrare due nostre amiche e darci al cazzeggio colto assieme. S’arriva poco prima delle dieci alle Tuileries, e visto che quest’anno eravamo dotati di mascotte, un maneki neko dorato che risponde al nome di Pinciolin de’ Pinciolinis: affidatoci da un’amica lo abbiamo scarrozzato come se fosse il nano da giardino del film Il favoloso mondo di Amélie, con tanto di foto da turista.

Mentre aspettavamo che aprissero i musei abbiamo ammazzato il tempo con un giro nella galleria di negozi del Louvre, dove ho trovato diverse cose interessanti anche se ho preferito lasciarne la quasi totalità: col cavolo che pago alla Réunion des Musées Nationaux la mirabolante cifra di 560 euri per una statuina raffigurante la dea Bast’t, copia di una esposta al museo, o 170 euri per un pezzo di sasso alto 5 cm modellato a forma di Venere paleolitica: neanche fossero vere!

Si, lo so che è scorretto dire euri, ma continuerò a farlo: per me è inaccettabile che un’unita monetaria non sia numerabile. Un tallero di Maria Teresa, tanti talleri di Maria Teresa; uno schéo, tanti schéi; un euro, tanto euri.

Usciti dalla galleria si va al Museo delle Arti Decorative, che le ragazze non avevano mai visto.

A me piace un sacco quel posto, anche se tutte e volte finiamo regolarmene per perderci perché il percorso della visita è poco chiaro, e si zompa continamente da una parte all’altra: ma l’importante è riuscire a non saltare nessuna sala, poco importa se tra una del 17mo secolo e un’altra ti infili in quella dedicata al Medio Evo.
Due cosa che adoro di quel museo sono la raccolta degli oggetti ed arredamenti in stile liberty e la galleria dei gioielli. Una cosa che è quel tantinello inquietante, invece, sono gli ascensori. Hanno un rinculo alla partenza per cui tu ti ritrovi già al secondo piano mentre il tuo stomaco è ancora nel seminterrato, vicino al guardaroba: meglio le scale, un po’ più scomode ma meno rimescolanti.

Finita la visita al museo si fa colazione alla parigina, alla turista, alla visitandina: in breve, ci siamo mangiati i nostri bravi panini mollemente adagiati sul prato davanti al Louvre.

Salutata una delle due dame, ci diamo al traviamento dell’altra: giro dai bouquinistes lungo la Senna, e poi in libreria, dove facciamo tutti dei begli acquisti.

A questo punto ci starebbe bene un goccetto, e così gironzoliamo alla ricerca di un bar simpatico, ma che non sia anche ristorante perché l’ora era quella di cena ma a noi andava solo una bibita. La zona di Saint-Michel, manco a farlo apposta, è zeppa di ristoranti d’ogni tipo: dal greco all’italiano al messicano al turco al giapponese, e tutti assieme nella stessa strada fanno un bellissimo effetto di colori, suoni e odori. Procedendo oltre alla chiesa di Saint-Severin e vicino a quella di Saint-Julien-le-Pauvre troviamo quello che fa per noi, un locale che inalbera un nome nientemeno che La Guillotine, in una strada che si chiama rue Galande. Entriamo e vediamo subito l’origine del nome: nel bar c’è una ghigliottina vera (ignoro se funzionante), chiaramente non d’epoca rivoluzionaria ma l’aggeggio è rimasto in uso fino alla fine degli anni ‘70 in Francia.

Qui ci scappa una foto ad effetto con Pinciolin, che è stato prontamente issato sulla Mirabelle (uno dei tanti nomignoli che le davano durante il Terrore).

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