Diario di viaggio, capitolo quarto: si fa presto a dire Louvre!

Standard

Noi siamo dei bravi bambini, previdenti ed organizzati come un’associazione a delinquere: sapendo che per fare il biglietto per il Louvre le code sono molto peggiormente peggiori di quelle per Versailles abbiamo pensato bene di acquistare i biglietti via internet dall’Italia e di ritirarli in un negozio della FNAC. Glisso elegantemente sulla mia teresina che mi ha fatto scordare per due giorni in albergo la ricevuta necessaria per il ritiro dei biglietti: il lupo perde il pelo ma non il vizio, figurarsi se il Pelo perde i vizi ma non il lupo!

Decidiamo di dedicare al museo il venerdì perché rimane aperto fino alle dieci di sera, e con tutto quello che c’è da vedere ci servirebbero almeno due giorni interi per fare le cose per bene. In realtà la cosa migliore sarebbe quella di farsi un giorno le collezioni egizie con calma, un altro giorno la pittura, un altro la scultura… ma bisognerebbe abitare a Parigi: va beh, torniamo a noi.

La giornata inizia bene: noto che i treni della RER sono identificati tutti per mezzo di sigle di quattro lettere; noi prendiamo il VICK da Parigi a Versailles, per il tragitto inverso prendiamo la LOLA, ma sulla nostra linea corrono anche altri treni, tra cui la NORA e la MONA: un po’ mi consolo del fatto che non ho bisogno di prendere la Mona per andare in città, mi echeggia nella mente una riversione di una battuta del Conte Uguccione: “Si va alla Capannina con la Dodi, la Fuffi e il suo cagnino tanto bonino e si tromba tutti come antilopi!”… noi s’è andati in città con la Lola, la Nora, la Mona ma s’è girato solo per monumenti: s’è gente seria, noi. Insomma, saliamo in metropolitana e, mezzo abbioccato, controllo le fermate per cambiare linea; ad un certo punto salto come una rana dallo strapuntino e mi fiondo sul marciapiede:

– Dai, che è la nostra…
– Guarda che ne manca ancora una!
– Oh-la-merda… (questo l’ho ululato in piena metropolitana: noblesse oblige!)

Non ho ancora capito come ho fatto ad avere dei riflessi così pronti a quell’ora della mattina, forse era l’aria parigina? Anyway, scendiamo diretti al Louvre ed entriamo: la massa della folla che già alle dieci invadeva la grande hall Napoléon era qualche cosa di disumano; tra parentesi, non come se non bastasse che c’è sempre una fiumana di gente che invade il castello, il Louvre ha un’altra particolarità: non tutte le sale sono aperte tutti i giorni, o con gli stessi orari del museo e quindi in molti casi ci si affida alla fortuna, o all’ignoranza beata come nel nostro caso visto che l’ho scoperto solo dopo; d’altra parte credo sia impossibile trovare abbastanza personale per tenere tutto aperto e sempre, il Louvre è immenso. Ricordo che anni fa, prima che aprissero l’ala Richelieu vantavano un percorso nel museo di qualche cosa come diciassette chilometri di corridoi; figurarsi adesso, facendo le debite proporzioni mi sa che parliamo di almeno 23-25 km, e tutti a piedi! Poi uno si chiede come mai andassero di moda le portantine nei palazzi, qualche secolo fa… Certi di non poter vedere tutto, ma proprio tutto, abbiamo fatto una cernita al volo: io non rinuncio all’Egitto, magari neanche alla Grecia e a Babilonia, ma dell’Islam e del Medio Evo posso benissimo fare a meno; dal canto suo Ale non molla la pittura ed il resto è un obiettivo che ci accomuna: tutte quelle gallerie foderate di gioielli, sculture, arredi, ritratti delle varie mesdames de Puttanon e giù di lì sono il nostro pascolo; personalmente apprezzo enormemente di più un museo come Chantilly o il Musée Carnavalet che è organizzato come se fosse un’abitazione privata rispetto ad un museo “espositivo puro”, con sale che si succedono una dietro l’altra con ammassate opere d’arte senza fine, come il Musée d’Orsay. Questo senza nulla togliere al valore di ciò che è esposto: è solo che mi rilassa di più, mi è maggiormente congeniale.

Una volta chiarito chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare inizia la gara podistica: battaglieri ma anche un bel po’ disorientati a casa della mancanza di una mappa, poiché l’idea di chiederla al banco delle informazioni non mi ha sfiorato neanche l’anticamera del cervello: d’altra parte mi sentivo tanto un’intrepida Giovane Marmotta perché avevo con me la mia guida Michelin… del 1991! Tanto, pensavo, non vorrai mica che cambino le sale de Louvre, no? E soprattutto, la roba che c’è dentro? Povero illuso.  Facciamo prima un rapido giro attorno alla parte medievale per poi passare al volo alle sale delle collezioni egizie. La prima cosa che ti salta quasi addosso è la grande sfinge di Tanis, cui è dedicata una cripta da sola: imponente, maestosa, elegante, scolpita in un solo blocco di granito, vedendola dà letteralmente l’impressione di essere pronta a balzare mentre finge di sonnecchiare. Non ricordavo la sezione egiziana così vasta e così bella, ma è pur vero che vent’anni fa l’Egitto mi chiamava molto meno di adesso, pur avendomi sempre interessato; mi manca il confronto col museo egizio di Torino e con quello del Cairo ma, come si dice da noi, ghe xé pì tempo che vita. Altra cosa che mi ha colpito sono le statue di Sekhmet, ce n’erano un’infinità e mi par di ricordare tutte provenienti dal tempio della dea Mut a Karnak. Sekhmet, La Possente, è una delle tantissime divinità leonine dell’Egitto, strumento della vendetta divina contro il genere umano ma anche signora della medicina e protettrice dell’Egitto e del Faraone; dea splendida e terribile, l’ho sempre sentita molto vicina, assieme alla sorella ed alter ego Bast’t.  Alcune opere sono impossibili da tralasciare: la Nike di Samotracia e la Venere di Milo, per esempio; io adoro la Nike, la leggerezza del peplo, l’idea di vederlo muovere agitato dal vento… e poi, ogni volta che la vedo mi viene in mente un’operetta del 1918, Phi-Phi di Henri Christiné: Phi-Phi è nient’altri che Fidia, e nel primo atto le sue modelle cantano un coretto dicendo:

– Moi, c’est ma tête qui servi puor la Victoire de Samothrace
– Moi, ne vous déplaise, pour les bras de la Vénus de Milo

È un’operetta molto gradevole che, tra le altre cose, contiene un’aria, Les petits païens, che è l’elogio entusiastico delle tette attraverso tutte le loro fisionomie.

Sto divagando… dopo le antichità greche e romane si finisce di setacciare il pianterreno, balzando a piè pari l’arte islamica e quella di Africa, Oceania, Americhe e disastri vari: si va dritti a vedere le antichità del Medio Oriente, con le ciclopiche statue dei tori alati del palazzo di Sargon e il codice di Hammurabi.
Da lì al primo piano, immersi nelle sale degli oggetti d’arte dal Medio Evo in poi: in testa a tutto la rutilante Galerie d’Apollon dove sono esposti quelli che potremmo chiamare pomposamente “gioielli della Corona”, tra cui alcuni ornamenti cerimoniali (spada e speroni) usati per le cerimonie di incoronazione del re a Saint-Denis, la coroncina dell’Imperatrice Eugenia, la corona finta di Carlo Magno… ma mancava all’appello quella fatta per l’incoronazione di Luigi XV, una delle sorveglianti ci ha detto che è stata ritirata da qualche mese, ma che non sa perché o dove sia stata portata. Altre cose molto interessanti da vedere sono il mobilio della stanza che fu di Luigi XVIII prima, e di Carlo X poi, e gli appartamenti di Napoleone III.

A questo punto ho iniziato a sentire dapprima un sordo brontolìo, poi distintamente delle urla selvagge accompagnate da contorsioni da circo venire dal mio stomaco: ho deciso che era ora di mangiare un boccone. Il brutto è che al Louvre non ho portato lo zaino, tanto me lo avrebbero fatto lasciare al guardaroba, pertanto abbiamo cercato una qualche sorta di baretto interno al museo, per non perdere troppo tempo e ricordando che eravamo ancora senza mappa; ne troviamo uno dal pretenzioso nome di Café Richelieu, dove un’insalata, o meglio una porzione da esauriti, come quelle che fa quella suonata della Csaba della Zorza su Alice con quattro foglie di valeriana, mezza di radicchio rosso, un’oliva ed un intero pomodorino costava quanto un pieno di benzina, il tutto bevande escluse: chiaramente, meglio la fame! Piuttosto mi mangio la mia guida Michelin del 1991, che è stagionata al punto giusto. Nell’altra ala del castello, la Denon (che costeggia la Senna e Quai du Louvre), scopriamo l’altro bar, il Café Mollien, sicuramente più abbordabile e che ha anche la possibilità di farti mangiare fuori, su una terrazza prospiciente la Cour Napoléon e quel pugno in un occhio della piramide di vetro. Mangiamo dentro perché l’attesa era di almeno mezzora, abbranchiamo un tavolo cui ci accompagna la cameriera (ma si chiameranno ancora femmes de chambre, visto che lavorano al Louvre?), e guardiamo il menù: una briochina due euri, un caffè anche, un panino viaggia sugli otto, una crème brulée sei… si può fare. Si! Può! Fare!!! Faccio cenno alla signora che gira per i tavoli con un vassoio, e scopriamo che la nostra addetta si chiama Marie, veste come la signorina Rottenmeier ed ha la grazia di un muratore unita alla voglia di lavorare inferiore anche a quella di Paperino, tanto che l’abbiamo vista farsi riprendere da una collega perché non sbarazzava i tavoli appena la gente si alzava. Optiamo per un panetto col ripieno più indigeribile possibile, in modo che non ci torni l’idea di fare un altro periplo alla ricerca di cibo, ma per il resto ci va anche male: Ale vuole un dolce che è finito, io volevo una semplice brioche al cioccolato (pardon: un pain au chocolat), ma erano finite pure quelle… e dire che sono solo le due del pomeriggio, mica le nove di sera! Un po’ per amore e un po’ per forza mangiamo, e intanto riesco a recuperare una mappa del museo da un tavolo bisunto vuoto accanto al nostro. Bottino di guerra, altro ché! Chiamiamo la nostra Marie Rottenmeier per il conto, questa torna dopo una buona ventina di minuti dicendoci cortesemente che non era affare suo… noi sghignazzavamo sotto i baffi, perché Nemesi era in agguato: la famigliola del tavolo a fianco stava per pagarla una buona trentina di euri tutti in monetine. Tiè! Ben ti sta.

A pancia approssimativamente piena riprendiamo il giro, stavolta ci si dedica alla pittura: alcune opere di una fama inossidabile in tutto il mondo, tra le quali non posso fare a meno di citare la Gioconda, attirandomi strali e critiche da ogni angolo. A me quel quadro non dice assolutamente nulla, trovo molto più bella la Vergine delle Rocce o la Giovanna d’Aragona di Raffaello, che non sono appesi dentro delle teche di vetro antiproiettile, nessuno se li fila quasi (compresi vandali e sabotatori) e tu puoi stare lì a guardarteli con tutto il tuo comodo, mentre per riuscire a vedere ‘st’altra stortignaccola piccina, scura, cupa, con il ghigno da presa per il deretano, ti tocca pure sgomitare una folla come quella dell’angelus del Papa in piazza San Pietro. Non ho mai capito come sia venuta fuori, poi, la leggenda metropolitana secondo cui la Gioconda sarebbe stata rubata da Napoleone all’Italia, quando invece il quadro è stato regolarmente acquistato da Francesco I… oddio, regolarmente non so bene, perché non ho idea di quanto, e se, il re abbia pagato Leonardo; fattostà che la Gioconda infesta i palazzi reali di Francia da buoni due secoli e mezzo prima che Napo nascesse.  Qui abbiamo volato, onestamente alcune sale le abbiamo fatte come se avessimo i pattini a rotelle; ad Ale interessavano solo alcune opere (e per fortuna, perché i sonni che pianto su qualsiasi genere di superficie piana appena vagamente confortevole quando giriamo per pinacoteche sono diventati famosi): i disegni tedeschi e francesi li abbiamo infilati di corsa, giusto perché erano di passaggio, ma ci siamo fermati nell’immancabile galleria dei ritratti di Rubens di Maria de’ Medici: uno sbrodolamento auto-celebrativo della Maria che tende anche a riscrivere la sua storia attraverso dodici quadri; nulla di diverso di quello che vediamo tutti i giorni con i quotidiani, insomma, solo che per per lo meno questa è arte, la nostra storia attuale è pura immondizia.

Nel nostro ruolino di marcia rimane solo la scultura: e allora giù, senza guardare… dal secondo piano al pianterreno: sfilano capolavori d’età diverse, dal Medio Evo e prima fino all’età moderna, passando dalle commemorazioni alle celebrazioni pure del potere. Io, che come al solito d’arte non capisco una beneamata cippa, mi limito a vedere se una cosa mi piace o no, se riconosco l’opera, o se riconosco il personaggio raffigurato; sono rimasto sorpreso scoprendo che la statua di Edmé Bouchardon, l’Amour se taillant un arc dans la massue d’Hercule, che è a Trianon nel tempio dell’amore fosse considerata dai suoi contemporanei una ciofega; favolosa mi è parsa la statua della fontana di Diana, installata per Diana di Poitiers nel suo castello di Anet; bellissima la scultura, e altrettanto l’esibizionismo smargiasso della Grande Siniscalca che si è fatta ritrarre ovunque in versione mitologica, e molto di frequente nuda. Il tema del mito era ampiamente sfruttato come allegoria e/o legittimazione del potere, basti pensare alla meccanica solare di Luigi XIV che si identificava con Apollo; bellissimo, a questo riguardo, il quadro dipinto da Jean Nocret nel 1670 che raffigura la famiglia reale in vesti di divinità olimpiche: vi figura tutta la discendenza di Enrico IV ordinata secondo il proprio posto nell’albero genealogico, con al centro il Re Sole sotto i tratti di Apollo (questo quadro non è al Louvre, è a Versailles, nell’anticamera del Re, le Salon de l’Oeil-de-Boeuf). Notavo che di una statua, la Diana di Versailles, abbiamo viste di sicuro due versioni oltre a quella nella Galerie des Glaces nelle quali cambiava il viso: una con i tratti della Duchessa di Borgogna (Maria Adelaide di Savoia, la madre di Luigi XV), un’altra con quelli di Marie Leszczyńska (la moglie di Luigi XV); singolare il fatto che stesse due donne siano accomunate da un ritratto praticamente identico per ambientazione ed abito, entrambi conservati a Versailles.L’ultima tappa è stata ad un’esposizione temporanea, dedicata al regno di Meroë, che non ho voluto mancare, data la difficoltà di poter vedere reperti provenienti dagli scavi di quelle zone del Sudan: il materiale esposto era costituito in gran parte da prestiti di altri musei, tedeschi e inglesi.

La giornata è stata chiusa col giretto di prammatica alla libreria del museo, dove ho fatto dei danni: ho trovato un librino sui templi della Nubia, e nello stesso tempo ho lasciato la voglia su una riproduzione della Nike e una di una Bast’t, ma come ho già fatto notare, i musei nazionali di Francia si fanno pagare stracari certi strafanti, e sono troppo tirchio per lasciargli giù centinaia di euri per delle cose che, tra materiali consumati e fattura, si e no potrebbero valere tra i cinquanta e gli ottanta euro.

Siamo usciti dal Louvre arricchiti dentro ed impoveriti fuori, sfranti da nove ore passate a correre su e giù per scale e scaloni, ma nel complesso molto contenti… nove ore, e non abbiamo visto tutto: si fa presto a dire Louvre.

Annunci

Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

»

  1. accidenti che maratona… mi ricorda solo lontanamente credo, non essendo stata mai a Parigi, la lunga scarpinata di Palazzo Pitti a Firenze, o i Musei Vaticani, o il la pinacoteca con il palazzo dei Dogi a Venezia,e altri posti simili che ho visto…la sensazione è sempre la stessasembra di essere ubriachi, ma in verità si è sobrila stanchezza e la felicità di aver comunque visto delle opere bellissime, che si alternano fino a che non arrivi a casa e ti togli le scarpe, oppure entri in un bar a mangiare un panino perchè hai camminato per ore e hai una fame boia e allora solo dopo ti rilassi…non amo i posti affollatinon sò se mi piacerebbe vedere il Louvre  

    Mi piace

  2. Commento qua, dato che nell'altro post più recente non si può … solo per dire che non sono più latitante. Ma tornerò per leggermi meglio tutti i capitoli del tuo viaggio. Ora è troppo tardi e la lettura richiede troppo impegno … mi sono fermata al tafanario…

    Mi piace

  3. @leggerevolare: concordo con te, io detesto i luoghi affollati perché non riesci a  viverteli come vorresti; mi rendo conto che sia impossibile pensare di avere il Louvre un giorno tutto per te e di potertelo girare con tutta la cala possibile ed immaginabile. Con Versailles è possibile, però: ti affittano l'intero castello per una giornata e tu giri dove ti pare, anche nei posti dove in genere non fanno entrare nessuno. Non oso immaginare il costo esatto, ma so che viaggia sui 3000 euri: è molto alto, ma considerando tutte le spese che l'amministrazione ha alle spalle (guardie, guide, la corrente elettrica, etc…) che non dovrebbe affrontare in una giornata di museo chiuso è comprensibile. 

    @EligRapHix: io, come vedi, sono molto discontinuo; in questi giorni sto correndo molto per altri impegni, ed è una vita che non riesco neanche da re un'occhiata veloce ai blog degli amici, figurati commentare il mio. Ma prima o dopo riemergerò!

    Mi piace

  4. @Loretta62: sei carinissima, appena possibile approfitto molto volentieri. Il problema è che sono un po' malmesso con i tempi ultimamente, ma non è nulla di grave; diciamo che sto lavorando ad un progetto che mi porterà solo del bene, spero, e che mi legherà per una trentina d'anni… avremo modo di riparlarne, comunque. Grazie ancora

    Mi piace

  5. Sono andata a Parigi quando avevo 18 anni. Nella mia ingenuità e un po' per fortuna sono riuscita a entrare al Louvre senza pagare, ma non chiedermi come ho fatto…so solo che mi sono ritrovata dentro…
    però è vero, bisognerebbe vivere a Parigi per vederlo con calma e poterlo apprezzare appieno.
    bel post!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...