Paperzucum!

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C’è una vecchia e bellissima storia disegnata da uno dei migliori fumettisti italiani contemporanei, Giorgio Cavazzano, e scritta da un altrettanto ispirato autore, Rodolfo Cimino; la storia s’intitola Paperino e l’errore del Paperzucum, e ci mostra un Paperino letteralmente in fregola che viene irretito da delle papere strafighe perché lo stregone della loro tribù, appunto il Paperzucum, lo aveva indicato per errore come campione prescelto dal destino per un olocausto ricorrente.

Dopo due baciotti ricevuti dalle stangone Paperino molla casa, amaca e nipotini, dimentico di tutto tranne che della sua voglia di trombare come un’antilope, a testimonianza che può più una penna di papera che un carro di buoi. Come sempre, poi saranno i nipotini a salvarlo dal finire arrosto nel vulcano e a battere una sorta di tirannosauro al posto suo.

Voi mi chiederete perché vi racconto tutto questo… ma per nessun motivo in particolare, salvo che la parola “paperzucum” è entrata nel nostro lessico familiare, o meglio prima nel mio e poi di riflesso in quello di Ale; è un po’ come supercalifragilisticexpialidoso”: una parola che non vuol dir nulla, è solo un’interiezione diversa dal solito, nulla di più, che può tranquillamente sostituire i vari e annosi “accidenti”, “maledizione”, “capperi”, “cazzo”, “santi numi” e così via.

Dalla mia subcultura televisiva mi risulta (a torto o a ragione, non avrei idea perché non ho mai controllato) che gli americani usino la parola “missisipi”, o anche “scimpanzé”, per contare il tempo perché ha la durata teorica di un secondo; al lavoro, io conto i tempi della macchina con i paperzucum.

Mi sto strozzando con un colpo di tosse? Paperzucum!

Uno sternuto più forte del solito mi fa volare gli occhiali? Paperzucum!

Sto mettendo via la spesa e metà mi cade dalle mani mentre metto l’altra metà in frigo? Paperzucum!

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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