Le cronache di Narnia: il viaggio del veliero

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Approfittando delle feste abbiamo deciso di andare a vedere Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero.

Rispetto alla débacle del precedente film, Il Principe Caspian, mi ha preso di più; intendiamoci, il Principe Caspian è sempre interpretato da Ben Barnes, che pur inalberando un tentativo di barba per nascondere il bambolesco viso, ha sempre quella recitazione perfettamente inutile e trasparente che fa sì che i costumi che indossa potrebbero anche essere riempiti di segatura, tanto la storia non cambierebbe: a questo punto, perché non usare un altro attore o un’animatronic? Magari costa anche meno.

C’è una sorpresa, che non è neanche un male: sono stati falciati i due fratelli Pevensie più vecchi, Peter il cocciuto e Susan la zuccherona; per compensare raccattiamo al volo un cugino stracciaballe, Eustace, il quale è segnato per tutta la vita dal tremendo nome che gli hanno appioppato ed è ben deciso a farla pagare a tutto il mondo. Solo nel finale scopriamo perché mancano i due fratelli più vecchi: Aslan è pedofilo, e annuncia perentorio a Lucy e Edmund che nella prossima avventura loro non avranno più posto, solo Eustachio Sbegamaroni servirà ancora a Narnia.
Che bello Aslan, che è il solo leone dell’universo con ventilatore incorporato nella criniera, mi pare di vedere le vecchie foto di un cantante di liscio che andava nella Bassa Padana qualche anno fa, tale Mauro Levrini: nei suoi manifesti pubblicitari era invariabilmente ritratto in tre quarti, con la chioma fluente (e magari anche la scarpina di seta bianca da pilota della prima guerra mondiale di Snoopy) agitate dal vento.

Piccinina, un po’ mi spiace per Lucy: la Giovanna d’Arco di Gnagna è sempre stata presa a pesci in faccia dai fratelli perché credeva a Narnia e sentiva la voce di Aslan, anche prima che lui cambiasse la dentiera ballerina. Aslan gliene ha fatte passare di ogni per mettere a prova la sua fede, e lei alla fine s’è fatta prendere da una leggera sblinda narcisista, ma che pretendiamo da un’adolescente alle prese con la pubertà e che non vive in una famiglia in cui la sanità mentale brilli per la propria presenza?

Quello che mi fa più tenerezza però è Edmund, il terzo fratello: i primi due non se lo filano salvo che per insolentirlo, Lucy ha le sue brave visioni, e lui è l’epitome della Sindrome di Quo; cito dal sito ufficiale di Claudio Bisio:

“[…] Sarebbe assolutamente inutile cercare sui manuali di psichiatria notizie sulla «sindrome di Quo», patologia che sembra avere colpito intere generazioni, e che si manifesta attraverso una sintomatologia chiara ed evidente: profondo senso di frustrazione derivato dal fatto di sentirsi inadeguati, ininfluenti e non organici al contesto sociale. […]

E Edmund, povera stella, poco mancava che indossasse un costumino in paillettes e si issasse su un monociclo tenendo in equilibrio dodici piatti sul naso per farsi notare dalla famiglia, o che vestisse i panni smessi di Cenerentola per riuscire a sentirsi utile ed apprezzato; questo gli ha creato strane avventure, come farsi infinocchiare dalla strega Jadis, o accantonare perfino dal cugino spaccaballe. Finalmente privato dei fratelli maggiori sperava di avere un minimo di voce in capitolo, ma no: perfino quel pirla di Caspian gli mette i piedi in testa. È talmente frustrato che arriva perfino a scusarsi per aver involontariamente creato un coso buffo quanto letale, una sorta di incrocio tra un cobra lungo cento metri e una granseola. Lo so che è delirante, ma è la fine di un viaggio in cui sono stati perfino guidati da una copia al neon di Paris Hilton.

Gli effetti speciali sono buoni, non artefatti o troppo evidenti, e la storia scorre bene. E vado matto per il veliero di Gnagna!

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Mi chiedevo cosa c'entrasse levrini con il titolo del post! 
    E sono sicura che non ti stupirai del fatto che conosco Levrini, visto che noi donne padane, fra feste dell'Unita' e balere (Dancing??;)) dei suoi bei poster ne abbiamo visti a milioni! 

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  2. Non mi stupisce affatto, mi sa che tutti noi Padani che abbamo attraversato gli anni '80 (chi completamente e chi no) ne abbiamo visto almeno uno attaccato da qualche parte. Solo che quelli che vedevo sugli alberi della statale 16, tra Rovigo e Stanghella che servivano a guidare le folle adoranti di ammiratori in una discoteca a Boara Pisani -circa a metà strada tra i due comuni- vedevano un Levrini dal fisico asciutto stagliarsi su un paesaggio con degli alberi, avvolto in una camicia candida e con la famosa sciarpina di seta per enftaizzare il tutto, con la chioma sventolante come il gonfalone di San Marco; adesso son passati oltre vent'anni, e il poverello ha i capelli talmente permanentati da essere gonfi comela cofana del mago Silvan, e poggiano su un uomo che è largo circa una volta e mezza quello che vedevo allora

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