La Piccionaia

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Ricordo la prima volta che l’ho vista: era la fine dell’estate di quello che, oramai, è l’anno scorso, o forse l’inizio dell’autunno; non so, in certi momenti i giorni mi scorrono tutti uguali gli uni agli altri, vuoi per l’effetto dei turni al lavoro, vuoi perché ho una vita abbastanza sedentaria, e tendenzialmente monotona.L’ho visitata in un pomeriggio un po’ uggioso, a cavallo tra settembre e ottobre; è in campagna ma nemmeno troppo, è a pochi passi da una delle più belle ville della riviera del Brenta e d’Italia, a due minuti dall’argine del fiume Brenta stesso; ha delle imposte lucide verde scuro, l’esterno di un rosso rosato un po’ discutibile per quanto io abbia pensato che sarebbe più bella dipinta di bianco con le imposte azzurre, come le case cretesi (è un vero peccato, ma a quanto sembra i vincoli paesaggistici del piano regolatore danno delle direttive precise sui colori); c’è una scala esterna in pietra aranciata con la ringhiera di ferro battuto che ti conduce al ballatoio dell’ingresso perché è ricavata nel piano alto di quello che potrebbe essere stato il fienile di una vecchia casa; e soprattutto c’è un pilone in mattoni a vista che ne sostiene un angolo e che mi ha fatto subito pensare ad una piccionaia, scatenandomi il ricordo di un brano dei Mémoires d’outre-tombe del visconte François-René de Chateaubriand, bell’esemplare di romanticismo francese che possiamo affermare abbia origine proprio dal lui. Il non-bello René è stato un uomo singolare: militare, diplomatico, ministro, grande scrittore, ultra-realista, nobile squattrinato ma nobilmente fedele ad un’idea; ho apprezzato abbastanza alcuni suoi scritti, ma devo dire che il solo pezzo rimastomi impresso della sua enorme autobiografia riguarda soltanto un accenno agli usi della sua regione natale, la Bretagna, e la sua famiglia:

Risalendo l’albero genealogico degli Chateaubriand, composto di tre rami, i due primi essendo estinti, il terzo, quella dei signori di Beaufort, prolungato da un ramo cadetto (gli Chateaubriand de la Guérande), s’impoverì, effetto inevitabile della legge del paese: i primogeniti nobili incameravano i due terzi dei beni, in virtù del costume di Bretagna; i cadetti dividevano tra tutti loro un solo terzo dell’intera eredità paterna. La decomposizione del minimo avere di costoro si operava con maggiore rapidità se si sposavano, e siccome la medesima distribuzione dei due terzi e un terzo esisteva anche per i loro figli, questi cadetti di cadetti arrivano in fretta alla spartizione di un piccione, di un coniglio, di un’altana nello stagno con le papere e di un cane da caccia, benché fossero sempre cavalieri alti e potenti signori di una piccionaia, di una garenna, di un covo di rospi.

[François-René de Chateaubriand: Mémoires d’outre-tombe, Première partie, Livre premier]

È il motivo per il quale da un po’ sono latitante, o faccio apparizioni sporadiche in rete e trascuro parecchio il blog, per tacer del resto; è il frutto della decisione che ho preso quest’estate, dopo una serie di andirivieni di pensiero e di conti in tasca, di visioni funeree sul futuro ma soprattutto sul passato; decisione nella quale hanno pesato moltissimo la voglia di cambiare, di sistemarmi, di sgravarmi dai pesi eccessivi e dagli eccessi del mio prossimo, di avere una cuccia dove leccarmi le ferite, di avere un ambiente protetto e sicuro dove potermi sentire tranquillo, dove potermi rilassare e iniziare a sentirmi me stesso se e quando riuscirò a capire chi sono, da dove vengo e dove vado (e soprattutto se e quando riuscirò a capire che cosa voglio fare da grande). Una decisione sofferta, come tutte le mie decisioni, che ha implicato una trituratio maxima a livello subatomico dei maroni del mio povero moroso nonché un discreto strinare anche degli zebedei degli amici più stretti e diretti consiglieri, i quali non andranno ringraziati mai abbastanza per l’impegno e la pazienza.

Orbene, da oggi anche io posso dire di essere l’alto e potente signore della mia piccionaia: ho appena firmato l’atto del rogito e ho acquistato la mia prima casa (mia lo sarà del tutto a febbraio del 2041, una volta estinto il mutuo).

Ora mi devo impegnare nella kermesse amministrativa e burocratica di apertura e chiusura delle utenze, del cambio di residenza (cambio anche provincia oltre che comune, per il gaudio dell’anagrafe veneziana e di quella padovana), della deviazione di tutta la corrispondenza, e chi più ne ha più ne metta: ma a me che me frega? In primavera sarò veneziano, rivierasco, e occuperò la mia casa. Mia. Da solo, dopo quasi quarantaquattro anni. Mia. Solo. Mia.

Ghe sboro!

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. @pyperita: grazie! Non vedo l'ora di entrarci!

    @Smao: oddio, mi cogli impreparato… che citazione? Non le ho ancora dato un nome perché non sono ancora riuscit a parlarle con calma; forse domai mi prendo un po'  per familiarizzare con lo spirito della casa. Spirito che, per inciso, ieri mi pareva femminile

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  2. Potrebbe essere qualche cosa come Villa Pina, a quanto pare faceva parte di una villa -tuttora in piedi dall'altra parte della strada- occupata dal seguito di Eugenio Bauharnais quando venne a Villa Pisani, assegnatagli da Napo in qualità di Viceré d'Italia. Chiaro che dubito fortemente che Josephine ci abbia mai messo piede per qualsiavoglia motivo…

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  3. ma carissimo, che splendida notizia!!! 🙂
    a causa della mia volubilita' e' da un po' che trscuro il mio blog e splinder in generale e non avevo fatto caso a questo post (e' stato Smaoineamh a mettermi al corrente della notizia 😉
    sono proprio felice di questa tua decisione.. questo sara' un anno di grandi cambiamenti 🙂

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  4. Pensa che il post l’avevo anche visto, ma l’avevo scambiato per turistico culturale! Poi, come tutte le volte che mi dico “Lo leggo appena ho più tempo”, mi son scordato che c’era, allora Smaoineamh mi dice che hai scritto della casa nuova e io… Boink!, giù dal pero. Beh, congratulazioni, è un edificio!

    Va beh, buona casa e facci sapere per il nome, che io ne sto appioppando in giro alle coppie che conosco (un po’ come le riviste fanno coi Brangelina e i Tomkat), ma se ci vai da solo non posso consigliare Villa Alemaura o Villa Maussandra… che peccato. Comunque molto bella la storia e l’idea della piccionaia. Ah, Sono Pazzi Questi Bretoni!

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  5. Sai scrivere, non c'è dubbio… e viene voglia di vederla subito la tua piccionaia!
    Goditela e cerca di pensare che non devi espiare nessuna colpa per poterlo fare. Baci,
    sorella (indovina quale? 🙂 )

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  6. Posso ampliare il commento?
    Non conosco nessun'altra persona al mondo che potrebbe sentirsi in dovere di stemperare la soddisfazione e l'entusiasmo di una sudata conquista con il filtro di una citazione classica elettivamente erudita… Perchè lo fai?
    Siamo figli della stessa madre e ti ho fatto da madre per un po', ma ci sono momenti in cui ti strozzerei volentieri per il tuo buttarti via facendo finta di venderti caro.
    Stessa sorella di prima (e se mi vuoi rispondere chiamami, non ho tempo per i blog) 

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