Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata?

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Il sole baciava mollemente i grappoli dell’uva che maturava, lì sui declivi delle campagne attorno a Torino, ma era un sole un po’ meno agricolo e decisamente più blasonato quello che filtrava dalla finestra della stanza da letto di Maria Antonietta di Spagna, moglie di uno dei tanti Vittorio Amedeo di Savoia; Maria Antonietta gli aveva dato da poco un terzo figlio, una bimba di nome Maria Giuseppina. Bimba, magari forse anche si, ma di sicuro non era bellina: tutt’altro.

Più la mamma la guardava e più si chiedeva se per caso non avrebbe dovuto evitare di farsi leggere la fiaba de L’Uccello che Parla nei libri delle Mille Notti e una Notte: ogni volta che guardava nella culla ci vedeva un cagnetto; o era uno scherzo della balia burlona, o la sua nuova bimba sembrava un bulldog. La certezza di dover lasciar da parte i racconti di fate colpì Maria Antonietta tre anni dopo, come un maglio tra le sopracciglia, quando si accorse che la neonata Maria Teresa somigliava a un condor.

La povera donna cercava consolazione nel fabbricare altri bambini, e intanto si ripeteva sempre: “Ahi de mì, yo che soi figlia de un Rey de España, stranipote de los mejos Rey de Franja, goi da avér dos chiavicas de niñas como este?”.

Per la tranquillità di Maria Antonietta, e per la propria sanità mentale, il nonno delle bimbe vegliava: Carlo Emanuele III non si era guadagnato il soprannome di “Il Laborioso” andando in giro a vendere aria fritta, e aveva formulato un piano atto a liberarlo delle due piccole ciofeghe, allontanarle onorevolmente, e per giunta magari riuscire a trarne qualche cosa di utile. Hai visto mai? Tanto, del maiale non si butta nulla: figurarsi di queste due qui!

Un giorno annunciò alla nuora:

– State tranquilla, madame, ho in testa un’idea meravigliosa che risolverà tutti i vostri e i nostri grattacapi.

– Che bello, volete dire che Cesare Ragazzi ci manda le parrucche antipulci?

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