La zia Jolanda

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Ognuno di noi ha due nonne, che le abbia conosciute o no; io non faccio eccezione: c’era mia nonna materna, Elda, che era una specie di Nonna Papera trapiantata in Veneto. E c’era la nonna paterna, Elisa detta Lisa, una stronza tremenda, arrogante, egoista e talmente cattiva da poter avvelenare qualsiasi vipera si fosse sognata di morderla. La nonna Lisa era una di ventidue fratelli, non ricordo di che anno fosse; ricordo solo che l’ultimogenita era sua sorella Jolanda, classe 1902. Molti dei fratelli in gioventù emigrarono, e questo fa sì che io sia dotato attualmente cugini sparsi per Germania, Francia, Venezuela, Argentina oltre che in Italia, ma non li ho mai visti né conosciuti, fatti salvi alcuni cugini tedeschi. Fu una genia di avventurieri, avventurosi, lavoratori indefessi ma anche di folli, ladri e puttanoni da sbarco.

La Jolanda è stata una sorta di grande madre della famiglia, quella che si è tirata su i figli della nidiata dei fratelli che periodicamente tornavano in Italia per andare a trovare la propria madre, o per mandare la prole a studiare sul suolo natìo. Tra quei nipoti c’era mio padre, che spesso è stato aiutato e sostenuto dalla zia. Costei era una persona un po’ pesante da sopportare, in quanto aveva un carattere ossessivo delle volte; ma la bontà ed il grande cuore compensavano, soprattutto se non eri costretto ad abitare con lei. Il suo grande cuore le fece fare molte mosse sbagliate in vita sua, la più grave fu di accogliere in casa mia nonna dopo che era riuscita a rovinare due mariti e a far praticamente suicidare il primo (nella fattispecie, mio nonno Adolfo): mia nonna tiranneggiò la sorella minore anche dal letto di morte, e lei le sopravvisse solo per due o tre anni cadendo in depressione. Tragicamente, la vittima non riuscì a sopravvivere senza il suo carnefice.

La vita della prozia non è stata densa di avvenimenti da ricordare, ma le leggende familiari hanno tramandato un mistero mai risolto: si vocifera che la prima notte di nozze sia rimasta barricata nella stanza da letto, col marito fuori della porta che voleva spararle. Lo zio Luigi era un carabiniere, la pistola quella d’ordinanza; comunque sia andata sappiamo però che una volta rimasta vedova, essendo dotata di un’incommensurabile faccia di tolla, la Jolanda rivendette la pistola del marito all’Arma dei Carabinieri. Non che scene del genere mancassero, in famiglia: una volta mi raccontò che suo fratello Guglielmo era tanto buono… si, una volta aveva inseguito il fratello Ferruccio per sparargli, ma era tanto buono.

Jolanda aveva un punto debole, la salute. O meglio, quella vera e quella finta: di suo non aveva una forma ottimale, del resto una persona che ai tempi d’oro per pranzo si mangiava da sola una terrina da 750 grammi di pasta, quaranta polpette e un fiasco di vino qualche problemuccio al tratto digerente lo avrà di sicuro con l’avanzare dell’età. Poi c’era la salute finta, immaginaria:

– Ah, stanotte avevo tutto un dolore a questo braccio qui, ancora un po’ e facevo un infato.
– Zia, guarda che l’infarto viene col male all’altro braccio, quello sinistro.
– E perché, io non ho male anche dall’altra parte?

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. @pyperita: e non è ancora nulla… solo che certi panni sporchi è meglio non lavarli in pubblico, né tantomeno al cimitero.

    @leggerevolare: ai tempi d'oro era 102 kg per un 1,60 e qualche spiccolo di altezza. Oserei dire che in famiglia sono -siamo- sempre stati di sani e robusti appetiti; più robusti che sani in molti casi.

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