Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 3

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Maria Antonietta interrogò il suocero:

– A che cosa state pensando, Monsieur?

– Ascoltate Madame, voi conoscete la situazione familiare di mio cugino, vostro cugino, nostro cugino? Il Re di Francia, intendo.

– Così, ex abrupto, posso dire che dopo aver fatto una partaccia infame a mia sorella si è sposato con un armadio da sagrestia; ha una pletora di figlie simpatiche come la sabbia in letto, un figlio mezzo prete che gli fa la morale, e una scarriolata di nipotini e cugini più o meno distanti e più o meno ingombranti.

– Esattamente! E noi gli piazzeremo le vostre figlie, tanto prima o poi avrà un parente inutile che se le potrà ciucciare!

– Madre de Dios! Le dos piccole chiavicas laveranno col sangue l’affronto che el fetiente ha fatto a mi povera hermanita Marianna, che è finita in Portogallo con quel chiavicòn del Bepi! Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen, Tod und Verzweiflung flammet um mich her!

– Si, si Madame. Come volete voi. Allo scopo di imbastire una trama in cui invischiare Luigi, una rete in cui avvolgerlo, una trappola in cui farlo cadere, un tranello in cui farlo incappare…

– … gli volete proprio rifilare una sòla, eh?

– … mah, insomma… abbastanza… per farla breve ho deciso di convocare il nostro migliore agente diplomatico segreto, la perla della nostra Corona, il fiore dei fiori della Savoia…

– El Gabibbo?

– … colei che detiene le chiavi, i compassi e le cazzuole…

– No, allora no es el Gabibbo… Es piuttosto Donna Sofia ‘a Smargiassa, la cognata della sorella del cugino del suocero del nonno di Don Ciccillo ‘o Zozzone?

– … la violetta del nostro giardino, la rosa della nostra fioriera…

– Janira Majello? Orietta Berti? Il Cavaliere d’Éon? Nonna Papera?

– Bando alle ciance, si faccia entrare la Maga di Corte!

Le porte della sala si aprirono, ed entrò una giovane donna; indossava un abito generosamente scollato che le lasciava scoperti completamente il ventre e le cosce, abbinato a dei lunghissimi guanti neri, a degli stivali altrettanto lunghi e altrettanto neri, e a un lungo mantello nero foderato di viola chiaro, e che aveva un collo a ventaglio foderato di rosso scarlatto che le faceva una grande aureola attorno al viso; il viso aveva gli occhi pesantemente truccati di un viola della stessa tonalità della fodera del mantello; in testa un’acconciatura di piume che cercava di imitare un paio d’ali degli stessi colori del mantello. L’effetto cupo e audace era forse rovinato dai gonfissimi capelli lilla con ciocche ribelli, artatamente ribelli, e da un collarino di tessuto bianco vaporoso trattenuto da un nastrino rosso. La Maga era preceduta da due piccoli gatti bianchi, aggiogati a un piccolo carro sul quale poggiava un cuscino di raso nero istoriato in oro con simboli arcani; sul cuscino poggiava una sfera trasparente dalla quale sfuggivano dei bagliori luminosi di vari colori.

– Grazie per essere venuta, Salomé, – disse Carlo Emanuele.

– È un dovere, Altezza Reale.

– Potete metterci in contatto con la persona di cui vi parlavo?

– Ma certamente, per me quasi nulla è impossibile. Posso farvici parlare tanto fisicamente quanto in ispirito, se Vostra Altezza lo preferisce.

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