Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 5

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Maria Giuseppina era felice quando andava a trovare Frugoletto, il buffone di Corte. Le piaceva quell’uomo dalla voce profonda un momento e gracchiante un altro, e le piacevano i colori assurdi dell’abito che indossava. La faceva ridere, mentre di solito la gente rideva di lei, e le dava del tu, a differenza di tutti che le si rivolgevano col voi.

– Frugoletto, perché sono sempre così sola?

– Principessina, non dire così. C’è la tua mamma, c’è la tua balia, c’è l’istitutrice, c’è perfino tua sorellina piccola…

– La mamma è tanto bella, ma mi parla sempre delle classi sociali e non mi chiede mai che cosa faccio. La balia fa giocare anche papà con le sue tette, e una volta erano solo mie. L’istitutrice continua ad allontanare le mie amichette di giochi perché non siamo della stessa classe sociale. Mia sorella Maria Teresa mi fa male quando mi picchia col naso. Sono triste, sola, e abbandonata.

– Ma non sei sola, hai anche tu la tua Fata Madrina come tutte le principessine che si rispettino.

– Un corno. Se c’è, dov’è? Perché quando mi cadono i dentini non mi porta mai il soldino, anche se metto il dentino sotto il cuscino?

– No cara, guarda che la fata che contrabbanda avorio non fa la madrina, disse Frugoletto facendo tintinnare vivacemente le sue cavigliere del Katakali.

– E se davvero c’è, perché non l’ho mai conosciuta?

– Era alla tua culla quando sei nata, ma eri troppo piccola per ricordatela. Chiamala, e verrà.

– OH, MADRINA!!

– Ma insomma, dove vivi? Chi ti ha insegnato a chiamare così la gente? Una fata, poi…

– Perché, c’è un cerimoniale di Corte spagnolo anche per le fate?

– No, c’è un cerimoniale fatato. A mezzanotte, in una notte di luna nuova dovrai andare sull’isolotto che è al centro dello stagno delle papere, camminando a ritroso e senza bagnarti i piedi, portando in una mano una toma piemontese, nell’altra un piccolo calderone di bagna cauda, e reggendo in equilibrio sul naso una scatola di gianduiotti. Arrivata al centro dell’isolotto dovrai cantare a squarciagola la canzone preferita della fata…

Tipitipitipitì dove vai,

Tipitipitipitì cosa fai,

Tipitipitipitì come mai…

E lei apparirà.

– Ma… ma… è impossibile… come faccio?

– E io che ne so? Non è mica mia la madrina!

– Ma non è giusto!

– Sai principessina, tu mi piaci, e con te sto bene.

– Davvero?

– ‘scolta: mia figlia è una bigotta falsa come un copeco azzurro che va tutti i giorni in chiesa a guardare i figaccioni; lavoro per un porcone che mi odia, ricambiato ampiamente; mia moglie è quasi morta dal ridere quando mi ha visto in camicia da notte la prima notte di nozze, e difatti è scappata subito spedendomi la bambina via corriere espresso; porto sempre un cappello da deficiente, e sono obbligato a fare il cazzone per vivere; ho la gobba, la cirrosi, l’ulcera, il naso che mi tocca il labbro; le mie pulci hanno un sindacato indipendente; i cani mi sbianzano addosso quando vado per strada ma tutte le volte che vedo te mi dico sempre: “Ah, che ben che sto!”

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