Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 6

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Maria Antonietta, rientrata nelle sue stanze, stava riflettendo.

Si diceva che sì, il suocero aveva ragione a volere accasare le due scorfanelle oltralpe, ed era giusto garantirsi che non potessero tornare indietro, ma lei in cuor suo non poteva accettare di vederle andare in sposa a un qualsiasi pescivendolo. Est modus in rebus, che diamine! Per quanto potessero essere brutte come l’ofego, mentalmente trascurabili e socialmente imbarazzanti si trattava sempre di due nipoti del Re di Spagna, trisnipoti di Luigi XIV… insomma, non erano mica arrivate su una zattera a Lipari, scappando da Atlantide che sprofondava!
Senza contare che, sotto sotto, ma proprio sotto ma tanto sotto, c’era anche un certo affetto materno che stuzzicava il disappunto di Maria Antonietta: si sa, ogni scarrafone è bello a mamma soja. Non lo avrebbe mai confessato, nemmeno sotto tortura, ma era così. Di mamma, per fortuna, ce n’è una sola!
No, Carlo Emanuele poteva dire quello che voleva, ma non l’avrebbe mai convinta a diventare la suocera di uno stalliere o di un fornaio; il suocero mancava di giudizio, sicuramente. “Mio buon papà, vi sbagliate”…

Papa papa papa t’es plus dans l’coup, papa!
Papa papa papa t’es plus dans l’coup, papa!

Tu devrais ma parole
Bien vite retourner à l’école
Réviser ton jugement
Crois-moi ce serait plus prudent

La donna decise di agire, prese carta e penna e vergò alcune nervose e veloci parole su un biglietto per convocare la sua persona di fiducia. “Agente Doppia S, presentatevi immediatamente a rapporto da S. A.”, e più sotto una firma semi scarabocchiata: “El jefe”. Dopo scrisse una lettera di complimenti molto generica, quasi garrula e pettegola, poi vi infilò dentro il bigliettino prima di sigillarla con della ceralacca azzurra con pagliuzze dorate; ghermì il cordone del campanello e suonò per chiamare un valletto.

– Portate di volata questo alla contessa di Savonera, presto!

Donna Sofia di Collegno avrebbe saputo che cosa fare, si disse soddisfatta Maria Antonietta; altro che la principessina di Carignano, lei e le sue rose sulla cofana.
Dopo pochi istanti bussarono.

– Toc toc! È permesso? Cucù! Cucù!
– È ritornato maggio al canto del cucù? Contessa, entrate e abbiate la compiacenza di smetterla di dire cucù: yo sono figlia del Rey de España, non dell’Imperatore d’Austria; non serve che ustè mi facciate lo yodel.
– Oh mio dio, come siete brutale…
– No es che soy brutale, sono pratica e non ho tempo da perdere… quanto posso fidarmi di voi?
– “Segreto” è il mio secondo nome, “Tomba” è il terzo!
– Dimenticate “Smargiassa”, contessa. Donna Sofia la Smargiassa, così vi conoscevano quando vi occupavate di tutt’altro che di… cucù!
– Eh, che cosa ci volete fare? Sono peccati di gioventù: tutti abbiamo i nostri piccoli difettucci… i miei, almeno, sono carini.

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