Amore, ritorna: le colline sono in fiore…

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Uno cambia casa e, magari, si aspetta che i suoi gatti possano anche non gradirlo molto; soprattutto quando hanno una loro fitta rete di amicizie e relazioni.

Penso alla Felicia che era un po’ una gatta di quartiere perché andava a scroccare pappa, coccole e anche divani in almeno altre tre case oltre che da me.

Penso alla Gina, che nonostante fosse sterilizzata -come tutti ii miei gatti- aveva per moroso un gatto nero grosso il doppio di lei, e chi la conosce sa quanto sia difficile a meno di non essere un bisonte; la stessa Gina che andava a scrocco dalla vicina per i crocchi.

 

Penso a Scoasso, nella sua immensità adorato dalle vecchiette del palazzo, e dalla solita vicina che veniva a coccolarlo a domicilio perché lui non usciva di casa.

Sbaracchi la vecchia casa, traslochi, ti strusci i gatti per non farli sentire troppo sballottati, gli prendi le pappe che gli piacciono di più: ho fatto a meno del prosecco per la Felicia, ma ero fornitissimo del pornogastrico yogurt Müller alla ciliegia e del tonno al naturale che dopo anni era tornata a mangiare di gusto come da ragazza; ho fatto incetta di scatolette di Sheba alla tenera oca per Scopax -il che dimostra che cane non mangerà cane ma oca mangia oca-; ho fatto scorta di… tutto per la Gina, che è sempre stata molto democratica con la pappa, bastava non fosse cementata al pavimento.

Avrei dovuto sospettare qualche cosa quando ho fatto uscire la Felicia la prima volta, dopo due settimane in casa nuova: è stato inevitabile farlo, o si sarebbero sbranati fra loro per decidere chi doveva azzannare me. Quella mattina la zoccola gitana ha improvvisato un balletto di capriole in mezzo alla strada che non avevo mai visto neanche quella volta che da piccolo sono andato al circo di Moira Orfei. I primi due o tre giorni hanno tenuto botta, andando e tornando; poi, immediatamente dopo Pasqua usciamo tutti e tre una sera, io per il lavoro e le gatte per il loro giro di zoccolamenti nei dintorni. Non le ho mai più viste, ma sono tutte e due perfettamente in gradi di arrangiarsi, e sicuramente si sono fatte accogliere in un’altra casa che dia loro degli orari più decenti.

Scopax, lui no: è un gatto buono, affettuoso, tenero, minchione, ma assolutamente incapace di affrontare il mondo esterno perché fifone come nessun altro mai; ha sempre avuto il terrore folle dell’abbandono e di conseguenza la necessità del contatto fisico o, quanto meno, visivo con me principalmente ma anche con Ale.
Mercoledì sera ha pensato bene di scappare di casa: non so come, forse mi è sgusciato tra le gambe mentre andavo avanti e indietro annaffiando le piante, forse è solo riuscito a rovesciarsi dalla finestra sul ballatoio dalla quale si divertiva a fare il Giulietto sulla Balcona, la comare pel di carota che seguiva incessantemente i movimenti dei vicini. Vicini che, per inciso, stavano cenando fuori in cortile e solo questo sarebbe dovuto bastare a spaventarlo e non farlo scendere dai gradini della scala di casa.

Scomparso. Otto chili di gatto timido e codardo svaniti nel nulla. Cercato fino alle due di notte nei dintorni, ma senza risultato alcuno.
Sei anni di battaglie per educarlo, di cure di ogni genere per farlo smettere di vomitare anche solo per lo spavento di un rumore inatteso in casa, o di una sedia lasciata fuori posto: problema risolto con i fiori di Bach e tanta pazienza, grazie ad un veterinario splendido e ad un’erborista che è anche qualche cosa di pù. Giorni e giorni di croccantini per insegnargli a usare la gattaiola per andare in poggiolo per servirsi del merdarium; mesi di lotte perché smettesse di usare tutte le piante come merdarium, e una caterva di scorrerie nei vari cantieri stradali nei dintorni della mia ex casa per recuperare dei grossi ciottoli di fiume per riparare la terra delle piante dalle sue cacche testarde. Anni di porte dell’armadio sfrangiate con gli artigli e di cassetti sbilenchi perché lui deve aprire tutto per curiosare, e già che c’è cercare un nascondiglio. Anni di tende traforate, perché quando gioca con le sorelle non si rende conto che se le vede gialle o blu voleva dire che sono uno di qua e uno di là della tenda, così le prendeva a sberle lo stesso. Ettari di lenzuola e copripiumoni sberciati perché lui non salta sul letto come tutti gli altri gatti, si deve inerpicare come Messner sull’Himalaya, con tutta la sua gloriosa stazza da portaerei. Anni di letto e lenzuola piene di peli non miei perché gli piace nascondersi sotto le coperte quando è solo. Anni in cui mi è anche capitato di lasciargli un abat-jour accesa quando uscivamo di sera perché si sentisse meno solo, come con i bambini. Gli regali perfino una delle tue borse perché l’ha requisita come cuccia.
Finalmente la decisione di portargli a casa una sorellina piccola per lenirgli la solitudine che lo stava intristendo sempre di più e lo rendeva inappetente.
E tutto d’un tratto, bum… sparito. E adesso sono solo, io con la piccola Gigliola pazza.

Cazzo, ragazzi: non so se quando ho mollato il mio ex moroso mi è presa così male.

 

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Mi spiace assai. Temo che possa aver preso male l'arrivo di Giliola, più che il cambio di casa. Ricordo che il mio quando arrivarono le due monelle piccole, abbandonate davanti il mio uscio di casa (abitavamo in condominio), non la prese per niente bene e non ci parlò per un sacco di tempo.
    Quando poi cambiammo casa facemmo un periodo a tornare nella vecchia a dare da mangiare ai gatti, tutti cresciuti fuori, ma lui dopo poco decise di non farsi più vedere

    Smaoineamh

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  2. Mi dispiace tantissimo. prova a chiedere ai vicini della vecchia casa, magari sono tornati là, metti dei cartelli o lascia il numero di telefono a qualcuno di loro.
    Per me per istinto tornano da dove sono venuti. Tienici aggiornati. 

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  3. I gatti sono liberi e sanno lasciare affetti e casa quando hanno voglia di altro… sono egoisti è vero, ma il loro fascino consiste anche in questo

    non posso nemmeno lontanamente immaginare quello che stai passando … il dolore, i ricordi e la delusione … anche se hai una gattina da coccolare…

    che dire… quando avevo il giardino avevo un gatto nero bellissimo che un giorno è sparito e non è più tornato… è stato devastante e ho sentito che era stato ucciso
    forse non è tornato perchè non ha potuto

    scusa se ho pensato questo,ma gli hai dato troppo amore e questo non si dimentica e non si sostituisce

    mi dispiace

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  4. La vicina che mi faceva da balia ai gatti nell'altra casa è già allertata, mentre non ho nessuna speranza coi nuovi vicini (a parte che non li vedo particolarmente affidabili, infatti stiamo abituando la piccola a fare la zingara, e quando mi muovo per qualche giorno viene via con me).
    Conciliare lo stato in cui mi trovo con le cure che richiede la piccola pazza è difficile, ma oramai è in casa con me e non posso lasciarla in un cantuccio.
    Di sicuro c'è che mi sto chiedendo prenderò con me un altro gatto, se un domani dovesse scappare anche questa (che però si legherà a questa casa e a questo territorio, quindi psero non lo faccia).

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