Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 13

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Il tempo passava, e lentamente ma inesorabilmente faceva il suo lavoro; e lo faceva anche bene, perché si sa che invecchiare è un’arte, ma se ti manca il tempo non invecchi di sicuro. E siccome col tempo maturano anche le zucche, mentre le nespole maturano col tempo e con la paglia, la giovane principessa di Carignano diventava sempre meno giovane, avvicinandosi così all’età critica in cui una principessa, una vera principessa, una principessa di buona famiglia si trova ad avere tre possibilità: o si sposa, o si fa monaca o trova lavoro come badante.

Maria Teresa Luisa di Savoia Carignano non si era mai sentita la vocazione della badante, né aveva alcuna inclinazione alla parrucca in technicolor in stile “mi è esploso addosso il carrozziere di Nilla Pizzi”; d’altra parte l’esistenza stessa della monaca non era per lei di grande interesse visto che già di suo viveva come se fosse stata una suora laica, con la differenza che casa sua era infinitamente più comoda di qualsiasi convento. E l’idea di sposarsi non aveva mai sfiorato la sua mente vergine, per quanto fosse perfettamente cosciente che il suo ruolo, giacché membro dell’alta nobiltà e imparentata con molte dinastie regnati in mezza Europa, sarebbe stato quello di sposa amorevole, con ogni probabilità.

Con buona pace della mente vergine, intonsa, della signorina di Carignano, la mente toccata dall’orgoglio e dalla vanità di suo padre, Luigi Vittorio di Savoia – Carignano, ad un lucroso matrimonio per la giovane Meri Terri ci pensava eccome! Lucroso per lui, beninteso, non certo per la figlia. Gli pesava enormemente dover rimontare socialmente la tara di un padre scemo, spendaccione, dissoluto e porco, e di conseguenza aveva concepito l’idea balenga di imparentarsi più volte possibili con il suo padrino: re Luigi XV di Francia; tanto lui di scemi, spendaccioni, dissoluti e porci in famiglia ne aveva a bizzeffe, quindi anche la fama di Vittorio Amedeo di Carignano sarebbe passata in secondo ordine rispetto a quella del Reggente, della Duchessa de Berry, del Conte di Charolais e di chissà chi altro.

La sua idea meravigliosa era, insomma, che il solo posto per nascondere una pecora nera è in un gregge di pecore nere, possibilmente blasonate, meglio se in maniera esagerata e ostentata… tanto, a dargli l’assoluzione ci avrebbero pensato i santi e le sante di famiglia, una volta che si fosse presentato davanti a San Pietro: un vecchio proverbio veneto dice che un alto e un basso fa un gualivo.

A questo scopo chiese udienza a Carlo Emanuele, presentandosi con la chimerica richiesta di un matrimonio principesco per la figlia.

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