Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 15

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Era estate inoltrata quando Sofia la Smargiassa s’installò in un piccolo hotel nei pressi del Castello di Versailles, lungo l’avenue de Saint-Cloud. Il palazzo non era grande, ma molto grazioso e dalle proporzioni armoniche, le stanze erano ben disposte e il mobilio comprendeva diversi pezzi di valore, tra cui due commodes di Boulle nel salone, abbinate a due enormi specchiere veneziane; l’arredamento era un po’ troppo sobrio per i gusti della Smargiassa, e il tutto fu prontamente sommerso da una profusione di centrini all’uncinetto, bamboline di porcellana in costumi spagnoli e regionali, fruttiere fatte con trionfi di cigni di ceramica, alani di terracotta smaltata a grandezza naturale messia guardia delle porte e, dulcis in fundo, una gigantesca lampada a forma di gondola rococò acquistata a Venezia, con dentro una decina di candele la cui luce filtrava attraverso la filigrana placcata oro e illuminava la stanza da letto della contessa.

Una volta sistemata la casa, la contessa mosse i debiti passi per avere un’udienza col conte di La Marmora, il quale ricopriva la carica di ambasciatore di Savoia in Francia fin dall’anno precedente; e fu con sbigottimento misto a fastidio che il conte vide la contessa entrare nel suo palazzo.

– Cucù! Contuccio bello, da quanto tempo!

– Madame, vedervi è sempre un dispiacere. A quale vento di sventura dobbiamo la vostra incursione a Parigi?

– Su, contuccio, che non mi dicevate mica così quando giocavamo agli allegri giardinieri nel boschetto vicino casa vostra.

– Oh, se solo avessi saputo quanto mi sarebbe costato, e in termini di esaurimento nervoso e di denaro, non avrei mai armeggiato con i lacci del vostro corsetto.

– Su, su, che del mio corsetto non s’è mai lamentato nessuno. Nemmeno voi!

– Alle corte, Smargiassa. Ca bbuò?

– Nulla di che. Solo che m’introduciate a Corte.

– Ma se vi siete già introdotta da sola in almeno metà dei letti della Corte!

– Solo in forma per così dire ludica, mai in maniera ufficiale.

– E con quale scusa dovrei portarvi a Versailles?

– Ci sarà un posto vacante, non so… cameriera, lettrice, ricamatrice, stiratrice… anche la portacacca, insomma.

– Lettrice? E da quando avete imparato a leggere?

– Oh, se lettere sono grosse… no, però la portacacca è meglio di no: magari mi capita quella della Vittoria, che vista la stazza saranno delle boasse!

– A parte che si dice “porte-chaise d’affaire” e non “porta cacca”, la principessa si chiama Madame Victoire, non “la Vittoria”. Prima di essere introdotta dovreste fare un corso accelerato di buone maniere.

– A dire il vero lo sanno tutti che le quattro acide hanno delle buone maniere che fanno pena!

– Madame, un minimo di contegno!

– E poi dovreste sapere bene che se fossi a Palazzo a stretto contatto con le figlie del porcone potrei essere di grande aiuto alle vostre attività spionistiche e pettegole. Portacacca no, eh? Mi raccomando.

– Va bbuò, vediamo che si può fare.

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