Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 17

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Sua Maestà Cristianissima Luigi, quindicesimo del nome, detto il Beneamato, per la grazia di Dio Re di Francia e di Navarra, capo e sovrano Gran Maestro degli ordini di San Michele e dello Spirito Santo, capo e sovrano protettore degli ordini riuniti di Nostra Signora del Monte Carmelo e di San Lazzaro, aveva ricevuto con piacere la missiva dello zio Duca di Savoia con la richiesta di un matrimonio illustre per la principessina di Carignano, l’aveva debitamente soppesata, aveva fatto stilare una lista dei possibili legittimi aspiranti alla sua mano, e dopo lunga e matura riflessione aveva ordinato di far scrivere una risposta che avrebbe firmato di suo pugno.

A Sua Altezza Reale il Duca di Savoia

Signore mio zio e cugino,

è con grande piacere che cercherò di esaudire la richiesta che Vostra Altezza Reale mi ha fatto, per quanto creda sia molto difficile perché i Principi del Sangue attualmente celibi sono pochi, quanto possono esserlo gli uomini onesti al mercato del pesce.

Mio cugino il Principe di Condé, cugino germano di Mademoiselle de Carignano, è sposato dalla bellezza di tredici anni con la principessa Charlotte de Rohan; suo figlio il Duca d’Enghien ha soltanto dieci anni, ed è quindi troppo giovane perché convoli a nozze con una damigella dell’età di diciassette anni, mentre il Conte di Clermont, fratello del defunto Duca di Borbone, ha cinquantasette anni d’età e vive ritirato.

Mio cugino il Principe de Conti, invece, è vedovo da anni, tanto che avevo pensato di fargli sposare mia figlia Adelaide, ma il progetto non ha più avuto seguito; invece suo figlio, il Conte di La Marche, ha da sette anni impalmato Maria Fortunata, la figlia del Duca di Modena.

Mio cugino il Duca d’Orléans è vedovo, per quanto possiamo supporre che abbia ben altro di cui occuparsi, almeno al momento; suo figlio il Duca di Chartres è celibe, ma la scelta che probabilmente è più confacente ai vostri desideri non rientra a pieno titolo tra i Principi del Sangue: si tratta del principe di Lamballe, figlio del Duca di Penthièvre, il quale è un uomo di carattere amabile, gentile, retto, pio ed estremamente onesto che andrebbe perfettamente d’accordo con Mademoiselle de Carignano; ho avuto modo di affrontare la questione di un eventuale matrimonio, pur senza fare parola col Duca di Penthièvre delle richieste di Vostra Altezza Reale, e si dimostra titubante per via di una certa inclinazione alla dissipazione del figlio: la sua sola speranza è di riuscire a trovargli una sposa che possa ricondurlo su un sentiero virtuoso e morigerato, cosa difficile al momento per via del suo legame di profonda amicizia con il cugino Duca di Chartres.

Aggiungo che la bontà d’animo, i modi, la squisitezza in tutto ciò che fa Monsieur de Penthièvre rendono possibile dimenticare che si tratta di una linea della famiglia di Borbone afflitta da bastardigia, e di duplice adulterio purtroppo; la nostra stima nei confronti del Duca di Penthièvre è tale che preferiamo ricordare solo che noi e il principe di Lamballe abbiamo lo stesso bisavolo, Sua Maestà Luigi XIV.

L’unione della vostra cara nipote con il figlio del nostro amato parente sarebbe anche molto lusinghiera e utile per lei stessa, data l’immensa fortuna che un giorno sarà ereditata dal principe di Lamballe.

Prego Dio di avere Vostra Altezza Reale sotto la sua santa e degna guardia.

Luigi

Scritto nel nostro castello di Versailles, addì undici del mese di agosto dell’anno del Signore 1766

 

Una volta firmata la missiva ufficiale, come di prassi, il re si fece portare carta e penna e scrisse di proprio pugno un biglietto privato e confidenziale al sovrano d’Oltralpe:

A Sua Altezza Reale il Duca di Savoia

Signore zietto mio,

me poi manda’ pure la Meri Terri che tanto ce penso io, ma co li Principi del Sangue ‘n ce sta trippa per gatti, to o dico subbito.

Tra er fijo e er nipote dello Sguercio nun se batte chiodo, e nun parlamo der deficiente de su fratello Charolais: oltre che porco è pure pazzo come Caligola; Conti è ‘no stronzo tremendo che continua a remarme contro, figurete se je ammollo ‘n bocconcino da re come tu nipote!

L’Orléans è ‘n maiale e ‘n deficiente per definizione, e pure per eredità: li distingui uno dall’altro solo perché quando er vecchio se veste a strisce uno lo prende per un tendone der circo, e co’ tutt’e ddue fai fatica capire qual è er davanti e qual è er de dietro e tocca rivoltarli ogni volta come ‘n pedalino.

Lamballe, detto papale palale solo perché sei te, è ‘n’imbecille che ‘n ce sse crede, ma er padre suo è imbottito de quatrini: ‘a nipote tua ‘c’avrà li sordi, zietto. Li sordi, e tanti. Penthièvre è l’omo più ricco de Francia, forse pure più dde me.

Ho gradito molto la cassa de dolcetto, ma la prossima volta non è che ce metteresti assieme anche dei tartufi d’Alba? Se sa, in certi casi te aiutano… magari me li porti la prossima volte che annamo al casinò a Saint-Vincent assieme.

Saluti e baci, zietto. Stammi bene.

Gigetto tuo

Post Scriptum: ‘n te sogna’ de salutarme le zitellone, c’ho già le mie!

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