Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 21

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All’inizio dell’estate del 1768 uno scalcinato corriere portò due lettere al palazzo reale di Torino; le missive avevano viaggiato molto, per oltre settecento chilometri: l’uomo che le portava era partito da Parigi e aveva attraversato Fontainebleau, Auxerre, Digione, Ginevra per giungere finalmente nella capitale piemontese con il suo curioso fardello. Nessuno prestava attenzione a un involto di tela bisunta, macchiata di sugo di pomodoro, di foglioline di prezzemolo e di vecchia farina incrostata, nel quale erano avvolti dei barattoli di vetro che recavano un’etichetta con su scritto: impepata di cozze ma il cui contenuto era indefinibile, tanto da sembrare quasi vivo per quanto si muoveva ogni volta che venivano postati i barattoli anche solo leggermente. Il corriere li guardava schifato, e così tutti coloro che per caso li prendevano in mano: Donna Sofia la Smargiassa non era così sprovveduta da ignorare l’effetto che la sua cucina faceva sulla gente, ed era assolutamente certa che nessuno per nessun motivo al mondo avrebbe toccato i suoi manicaretti, e di conseguenza poteva permettersi di agire in tutta sicurezza nonostante le spie e il cabinet noir che controllavano la corrispondenza di chicchessia.

Maria Antonietta era pensierosa e accigliata mente leggeva, vagamente dispiaciuta ed insieme per nulla sorpresa dalle notizie che di certo qualcun altro avrebbe trovato ferali.

Parigi, 7 maggio 1768

Altezza Reale,
a Corte è tutto un gran fermento: ieri è morto il principe di Lamballe. Louis Alexandre Joseph Stanislas de Bourbon-Penthièvre, Sua Altezza Serenissima il principe Senza le Palle, è schiattato all’età di vent’anni ed otto mesi, dopo venerea e dolorosa malattia. È morto. Ha tirato le cuoia. Ha steso le zampette. Ha il cappottino di legno.

C’è una lunghissima processione in gramaglie per le vie di Parigi: sono le attricette, le ballerinette e le donnine allegre dei sobborghi della capitale. Lo piangono perché era la loro principale fonte di reddito, ma lo avrebbero pianto anche se non fosse morto perché oramai non aveva più tanti gioielli da rubare alla moglie per pagarle: sapete com’è, se uno molla 9000 livres alla Leclerc di qua, 12000 al tappezziere di là, hai voglia che finiscono anche i soldi fatti ricettando le gioie che tuo padre ha dato a tua moglie come regalo di nozze.

La quale moglie, fresca vedova, è talmente affranta dal dolore che le sono spuntati dei boccioli di rosa sulla parrucca: non può fare come le altre vedove che da quanto patiscono per la vedovanza diventano tutte bionde, lei di suo ha già una chioma platinata naturale che le arriva fino ai piedi (è anche bionda dentro, ma si vede benissimo). Mo’ è vero che la sbattono in convento fino a quando avrà venticinque anni, ma credo che sia per disinfettarla casomai il morto le avesse attaccato qualche cosuccia.

Né la principessa né il duca di Penthièvre vogliono più sapere nulla del piccolo castello di Louvenciennes, dove ieri è morto il principe: dicono che è contaminato dal vizio, e al vizio deve tornare.

Com’è, come non è, vostra nipote è ricca sfondata, probabilmente ancora vergine, ed ha un suocero che la adora: farà strada, ve lo dico io.

Baciotti sparsi al consorte, voi statemi buono.

Smargiassa vostra.

La seconda missiva era indirizzata a Maria Giuseppina, ed era molto più breve:


Parigi, 7 maggio 1768

Altezzuccia bella,

vi passo in anteprima l’ultimo fattaccio di Versailles.

Vostra cugina di Carignano è diventata vedova ieri, dopo aver passato dei mesi infami con il marito che le attaccava più corna di quelle che potete trovare in mandria di bufale di Grazzanise.

Adesso è giovane, bella e la donna più ricca di Francia, almeno fino a quando non si sposerà di nuovo, il che è tutto da vedere.

Voi dovreste darvi una bella mossa, prima di perdere anche questo giro della giostra: se vi accontentate di un marito scemo o brutto o matto oppure guasto come Lamballe avete anche delle speranze.

Oppure, consiglio mio, fate l’amante: è sempre meglio tenersi i mariti delle altre perché ci sarà bene un motivo se nessuna delle altre donne ha voluto gli uomini rimasti liberi. O no?

Ricordatevi che io sono la migliore tra le vostre peggiori amiche, anche perché sono l’unica. E l’unica che vi vuol bene.

Sofia di Savonera

 Il labbro di Maria Giuseppina tremava, nei suoi occhi spuntarono i primi lucciconi e, nel momento in cui il nodo che la giovane aveva in gola si sciolse, un grido proruppe espandendosi per tutte le stanze lungo il corridoio:

– AAAAAAUURGH!!! Tutti mi odiano!!!!

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