Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Episodio 22

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Maria Giuseppina stava trastullandosi con un piccolo oggetto, e a un certo punto risuonò un carillon.

Eeeeeeeeeee
trinca, trinca, trinca
buttalo giù con una spinta,
e vedraaaaai
che bella fe-esta.
La medicina
del mondo in rovina,
vai tranquillo,
è questa quaaaaa.

– Ciao Peppy, mi hai chiamato? eruppe allegra la Fata Madrina, materializzandosi in mezzo ad una nube di fumo e pailettes oro e lilla.
– Si, certo che ti ho chiamato! Lo sai che mia cugina è diventata vedova?
– Chi, quella dei vermi?
– Si, lei! Vedova, ricchissima, libera e amata da tutti. E io sono ancora qui, sola, che non mi si fila nessuno e con mio padre che continua a parlarmi di quel veneziano… il conte Mira-Lanza.
– Peppy, quello non deve sposarti, è il fornitore dei saponi per la Real Casa!
– AUUUUUURGHHH!!! Anche tu mi odi!
– Su, calmati e fatto un bicchierotto di Montepulciano, che ti fa bene. Io, intanto, finisco i gianduiotti.

Maria Giuseppina tracannò d’un fiato il bicchiere di vino che la fata le tendeva, si asciugò la bocca con il pizzo della manica, e si mise in un angolo accigliata, facendo il broncio.

– Ma dai, Peppy! Solo perché sei ancora nubile non è il caso di farci così tanto chiasso attorno, no? Guarda tua madre e le tue nonne in che guai si sono infilate sposandosi… ma ne val la pena?
– Prova tu ad avere una famiglia come la mia! Non fanno altro che dirmi che mi devo sposare, ed io che ne so? Non ho neanche quindici anni, io!
– Guarda che la sorella di tuo nonno s’è sposata a undici col Duca di Borgogna.
– Ah! Ma basta! La mamma continua a dirmelo, ed io ne ho fin sopra la ruffa di sentir parlare della super prozia meravigliosa che non ho mai conosciuto; ci manca solo che mi dicano che non mi devo toccare o San Luigi Gonzaga si mette a piangere, e poi siamo a posto!
– Peppy, piccina santa, hai una crisi isterica… smettila di strapparti l’abito, o ti prendo a sberle.
– AUUUUUURGHHH!!! Vedi che anche tu mi odi!

Fu un rumore quasi di un’esplosione quello che pervase la stanza mentre il braccio della fata si abbatteva fulmineo sulla guancia sinistra di Maria Giuseppina, lasciandovi un bellissimo segno rosso infuocato con lo stampo ovaleggiante fatto di molte righe parallele. La ragazza rimase qualche istante sbigottita per riaversi dallo choc; mentre si massaggiava la mascella dolorante qualcuno grattò alla porta:

– Altezza Reale, afete chiamato?
– No, mademoiselle von Rottervailer. Voglio stare un po’ sola, ora- disse la giovane per evitare che la governate entrasse e vedesse il calderone della bagna cauda, le cartine dei gianduiotti e la scorza della toma piemontese; per la fata non c’era rischio, tutte le fate sanno rendersi invisibili a piacimento, e Maria Giuseppina avrebbe potuto tranquillamente far passare i bottiglioni di vino per suoi.

– Madrina, scusa la libertà di espressione… ma sei scema? Almeno potevi posare il fiasco prima di schiaffeggiarmi!
– Ops, scusa cara… è la forza l’abitudine… giossetto? Chiese la fata inalberando un sorriso smagliante a 72 denti, mentre porgeva il fiasco di rabosello alla sua figlioccia.
– Si, grazie, rispose l’altra affrettandosi a toglierle il fiasco di mano. E adesso, dimmi: quando me lo trovi un marito? Guarda, non mi preoccupo che mi ami purché mi sposi!
– Questo lo diceva già la cicciona de Berry, e sai che è morta pazza e marcia.
– Io non bevo così tanto e non faccio le orge con mio padre e suoi amici.
– Grazie Estiquaatsy, te ‘n te lavi manco ‘e mano, Peppy!
– Di’ un po’ quello che ti pare, ma sappi che lo voglio meglio di quello della Meri Terri, che non è arrivato neanche al primo tagliando.
– Oddio, ce ne sarebbero due di papabili, forse tre: uno è un po’ mona, un altro è stronzo, e l’ultimo è un puttaniere in crescita. Quale vuoi?
– Prima che ti risponda, puoi darmi degli indizi?
– Tre domande, fiorellino mio. Tre domande soltanto.
– Come, solo tre?
– Peppy, ti sei già bruciata la prima domanda: fai bene attenzione.
Boia fauss! Con quale dei tre sarò più tranquilla?
– Penso sia molto facile che il secondo ti lascia molto in pace, ma molto.
– Quale mi darebbe più lustro, più importanza?
– Uno vale l’altro, basta sapere aspettare. A t’ salùd!
– No, aspetta… non andartene…

Troppo tardi, la fata stava già sparendo in uno sbàrluseghio di lustrino lilla e oro, mentre nell’aria echeggiava la sua melodia preferita:

Tipitipitipitì dove vai,
Tipitipitipitì cosa fai,
Tipitipitipitì come mai…

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