Non si finisce mai di imparare

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È da qualche tempo che ho dei piccoli problemi di salute, ma poiché sono colitico da tutta la vita non faccio più caso di molto a un episodio in più o in meno di panza in subbuglio. La cosa mi impensierisce, tuttavia, quando si abbina a febbriciattole periodiche o otto/dieci episodi in un giorno, per cui uno decide che forse forse una guardatina alle budella è meglio darla.

Parto già ad inizio anno con una colonscopia voluta dalla mia ex medica (la stessa che non toccava i pazienti visitandoli per evitare il rischio di prendersi qualcosa): ho un intestino molto fotogenico, sopporto un esame del genere senza anestesia e senza fare né ahi né bai (la dottoressa che mi ha gentilmente ispezionato mi chiede se pratico una qualche filosofia orientale), scherzo con la gastroenterologa mentre mi prepara (“Caro, vado su con un ditino ma lei non si preoccupi” – “Signora, se mi dovesse fare qualche effetto ci fidanziamo?”), e il tutto per nulla.

Aggiungo al curriculum un episodio di feci bianche, la mia medica muratora mi manda a fare un’ecografia perché c’è il rischio che ci siano dei calcoli alla colecisti: nessuno.

Poi cambio casa, città, provincia e medico per cui rimando tutto a chissà quando, ossia fino a quando non mi torna in mente oppure fino alla prossima volta in cui mi sarei ritrovato a cagare anche l’anima.

Il mio nuovo medico mi prescrive uno stuolo di analisi, dalle feci fino a quelle per la celiachia: zero. La sola cosa è che ho i valori riguardanti il pancreas che se ne sono andati a spasso per gli affari loro, qualche cosa come otto volte sopra la norma. Che si fa? Ma si va dal gastroenterologo, no? Il quale mi visita, mi palpa, mi dice che sono un po’ troppo grasso e devo dimagrire, e che per lui non ho nulla. Giusto per uno sfizio mi prescrive una risonanza magnetica con il mezzo di contrasto: scusa, ma non hai detto che non ho nulla? Si, ma è per stare tranquilli. Certo, come no!

Vado dal medico per l’impegnativa, bello come il sole, e scopro che all’ospedale di Dolo e altri presidi della USL 13 chiedono più carte per un esame del genere che per farti uscire in libertà vigilata. Esame del sangue per la creatinemia, moduli compilati dal medico curante che attestino che non hai una serie varia ed eventuale di protesi, dalle lenti a contatto al pacemaker. Ottenute un po’ di impegnative chiamo il CUP: spiacente, queste risonanze non sono gestite dal CUP, ma direttamente dal reparto; non solo ma il suddetto CUP gestisce solo quelle relative ad alcune parti del corpo ma non altre; ma la signorina mi fornisce il numero del reparto e gli orari in cui chiamare.
Come ci s’immagina, non è finita qui: il reparto non prenota al telefono, si fa solo via fax o di persona; non avendo un fax dove ricevere carte varie muovo le chiappette e vado, per sapere che senza l’esito dell’ecografia in mano assieme all’esame della… cretinemia non posso prenotare. Scusi, caro… quale ecografia? No, nessuno mi ha detto che ne serve una della zona interessata recente (meno di sei mesi). Nuovo giro dal medico, nuovo giro di telefonate al CUP, ivi compreso quello di Padova per vedere se per caso ci scappa un posticino in tempi decenti: no, sono fuori provincia e perdo tutte le priorità; per contro a Padova non vogliono esami aggiuntivi, basta l’impegnativa della risonanza. Mah!

Finalmente oggi arrivo ad avere tutto, prendendomi un giorno di ferie per riuscirci, e non è stato facile. Non per l’ecografia in sé, ma per i dettagli della preparazione: digiuno dalla mezzanotte, salvo un the zuccherato se l’esame è dopo l’una del pomeriggio, per non sbagliare avevo provveduto ad ingolfarmi come un pitone verso le undici e mezza di ieri sera. E soprattutto va fatto a vescica piena, quindi giù un bel litro d’acqua prima dell’appuntamento. Arrivo, e l’infermiera mi chiede:

– Ha la vescica piena?
– Oddio, credo di si. Ho bevuto il litro d’acqua di ordinanza.
– No, finché non sente lo stimolo di andare in bagno non fa l’esame. Si sieda e beva ancora, quando è pronto me lo dice.

Che faccio? Scendo al bar, mi prendo una bottiglia d’acqua e bevo. Bevo. Bevo. Bevo. Bevo. Bevo. Che palle. Bevo. Bevo. Dopo un’ora in sala d’aspetto mi immagino la mia vescica che mi guarda con un’aria da rodomonte e mi dice “Allora? Chi è che comanda, pirla? Adesso hai bisogno di me, altro che startene lì col rubinetto in mano obbligandomi a lavorare”. Stronza. Dopo due ore un leggero stimolo mi fa capoccella, e vado finalmente sul lettino. Fatto l’esame mi concedo una sosta nel bagno perché i due litri d’acqua iniziano a reclamare vivamente i loro diritti, e appiccicato sul water vedo un cartello che recita:

Dato il susseguirsi di continui orinamenti sulle tavolette dei water, si prega cortesemente – PER RISPETTO VERSO GLI ALTRI UTENTI- di alzare la tavoletta stessa e di calibrare il mitto.

Grazie

mi rimane un dubbio su “orinamenti”, il De Mauro riporta “orinazione”, non “orinamento”, ma… mitto? Ku fu il “mitto”? Quella robba con gli erroi grreci? Una canzone degli 88-3-3? Poi ci arrivo da solo… è solo la traduzione in linguaggio medico del più abbordabile:

Ehi, campione! Non sei obbligato a fare centro esatto, ma almeno infila il buco!

Sono tornato a casa col trippone coperto da tanto di quel gel che mi pareva di essermi disteso sotto un branco di lumache da quant’ero bavoso e attaccaticcio; per inciso, l’ecografia dice che non ho nulla. Porto tutto al dottore e gli chiedo come mai a Dolo vogliano tutta questa carta extra e cha a Padova non gli occorra: è una specialità della nostra USL, non la chiede nessun altro. Ma che bambino fortunato!
Domattina andrò a prenotare, di persona, e così vedremo di che radioattività mi faranno morire…

Le chiacchiere colte al volo mi hanno ripagato per aver fatto due ore e mezza di anticamera dal mio medico, dalle due signore che discutevano delle ricette e dei dosaggi del Comodin (Kumadin) a quella che ci ha tenuto a farci sapere che l’anno scorso a Vigonovo è morta un sacco di gente, tanto che il cimitero nuovo è già pieno e bisognerà farne un altro (scusate, ma mi gratto). La chicca è stata quando è entrata una ragazza cinese col padre e un’amica, confabulando in cinese; una siora che chiacchierava col marito s’interrompe un secondo, senza girarsi verso di loro gli dice “Si si, ghe xè el dotor”, e poi torna al marito. Loro non parlavano italiano, lei nemmeno.

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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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  1. Ogni struttura ha le sue regole, comunque secondo me dovresti preoccuparti di più del perché a Padova non siano altrettanto srupolosi come al Dolo e non del contrario. La creatinemia te l’hanno senza dubbio richiesta per vedere la tua funzionalità renale, se dovessi essere un paziente con insufficienza renale il mezzo di contrasto potrebbe risultare particolarmente tossico per te, non so quali provvedimenti prendano in quel caso. Mio marito che ha un’insufficienza renale grave ed è in dialisi ha fatto di recente una risonanza, ma era già ricoverato in ospedale quando è successo, quindi era schedato, sapevano già tutto quello che serviva, poi comunque il mezzo di contrasto non l’hanno usato. Io invece l’ho fatta l’anno scorso quando ho avuto la sincope, anche a me hanno richiesto di compilare il questionario in cui dichiaravo che non avevo pezzi metallici in corpo, etc., ma l’hanno voluto controfirmato dal medico di base, la creatinemia non me l’hano richiesta, ma anche a me l’hanno fatta senza contrasto e poi mi sonpo presentata comunque con un malloppo di esami dato che avevo avuto la sincope. Io la risonanza l’ho fatta all’ospedale di Abano, in tempi molto brevi, ma sull’impegnativa avevo la B di breve, perché avevo avuto la sincope, e poi non avevo il problema del fuori provincia, comunque tieni presente questa struttura, perché solitamente non fanno aspettare molto, poi è bella come struttura in sè, ti dà un senso di pulizia e ordine che manca in altri posti, si trova sempre ottimo personale, in genere sempre molto gentile e ben disposto verso i pazienti, mentre a volte in certi reparti a Padova ti senti come un numero o peggio, una bestia da macello. Ma l’ecografia era addominale o renale? Ti faccio in bocca al lupo per tutto.

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    • L’ecografia era addome totale, per vedere il pancreas che, come se sempre, era difficilmene scansionabile per presenza di aria: penso che la prossima volta prenderò anche del carbone vegetale prima dell’esame, tanto per andare sul sicuro.
      Devo dire che l’ospedale di Dolo mi piace, è più nuovo e più accogliente di quello di Padova; va anche detto che i miei ricordi del reparto di gastroenterologia e di clinica chirurgica sono del 2003, anno in cui mi hanno asportato un pezzo di fegato.
      Per il resto, non ho alcun dolore e secondo il mio medico è indice che va tutto bene; farò il mezzo di contrasto per sicurezza, per quanto non sia particolarmente felice di farmi iniettare delal roba non bene identificata.
      Intanto, crepi il lupo! E auguri anche a voi

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    • Spero sia tutto a posto anche io, Pyp. La certezza matematica non l’avrò mai, in quanto se già ho le analis sballate senza aver altro genere di problemi non sanno bene che pesci prendere, ma quando avrò fatto la RMN a febbraio almeno avrò un’idea più precisa

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