Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 24

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Maria Antonietta guardava con sospetto una borsa di pelle consegnatale da un valletto, dall’interno venivano dei piccoli rumori tutt’altro che rassicuranti; la consegna veniva dalla Francia, e la principessa di Piemonte sapeva anche troppo bene chi le mandava quei barattoli di marmellata di anguria. Chiamò un valletto perfettamente sacrificabile per aprire la borsa, e si fece consegnare la lettera che era nascosta nel doppio fondo. La aprì e lesse:

Versailles, 30 aprile 1769

Madame Altezza Reale,

come state? Qui mi sto divertendo molto, mi passo delle belle giornate a Corte che non v’immaginate neanche. E non parliamo delle serate! La mia ghipié fuxia coi lustrini verde smeraldo riscuote un sacco di apprezzamenti, soprattutto quando la indosso con sotto le calze a righe fragola e limone; se poi ci unisco i soulier a prua di gondola non c’è nessuno che resista a Smargiassa vostra.

– Smargiassa mia un paro de cojones, disse irritata Antonia, interrompendo la lettura.

Questa settimana è successo un fatto nuovo, diciamo ai limiti della decenza: è stata presentata a corte la nuova favorita del Re, la contessa Du Barry. E mi direte voi “Tanto chiasso per un’altra addetta alla real braghetta?”, e vi dirò io: “Eh no, questa non è come le altre”. Prima di tutto, di braghette se ne intende parecchio perché faceva la sartina e ne ha scucite e ricucite a carriolate; poi, installarla a Corte così, con la Giginska che in neanche un anno non s’è ancora raffreddata del tutto, è quasi un insulto alla memoria di quella cara vecchietta, tanto cara anche se era un po’ pallosa con la sua mania delle testine imbalsamate e di fare la vergine ad ogni festa di qualche santo. Nessuna donna di buon affare ha voluto presentare la contessa tascabile, perché a parità di volere tutte diventare animatrici della real braghetta tutte ce l’hanno a morte con lei visto non è nobile: qui vige la regola che zoccola si ma con sedici quarti di nobiltà, e quando una qualsiasi estranea viene a zappettare l’altrui orticello insorgono tutte assieme, come le vespe quando si va a sfruculiargli il nido. C’è voluta la vecchia contessa de Béarn, mamma di un compagno di merende del figlio del conte Jean du Barry l’Arrotato, fratello del marito donatore di titolo della nostra sartina da battaglia. Nulla di più naturale: una pastora bernese ha condotto una pecorella all’ovile, la quale pastora ha accettato di farlo solo perché è talmente traforata di debiti che pare un bersaglio per le freccette. Immaginatevi che il Re e perfino il maiale per eccellenza, il duca di Richelieu, erano imbarazzati quando la contessuccia s’è maestosamente e graziosissimamente introdotta nello studio per la presentazione. Aveva addosso un abito che sarà pesato una quintalata buona, era coperta di diamanti dalla parrucca ai tacchi, ed è perfino arrivata in ritardo perché doveva farsela pettinare. La parrucca, cioè. Devo dire che se l’è cavata benissimo, e quando è uscita indenne dalle mortali tre riverenze in retromarcia ha detto “Ghe sboro! Xé tuto qua? No valeva gnaca ea pena; posso tegnerme i diamanti?”.

Quando è venuta a fare ciao alle tre vecchie, guardando Madame Adelaide, ha mormorato: “ coppa ea vecia col flit! E se no more col gas!”: quella donna mi è simpatica.

– Ay de mi! È proprio vero che tira più un pielo de bernarda que una careteira de vacas!

Vi ricordate che vi avevo parlato del matrimonio della figlia dell’orologiaio pazzo (Cucù de Penthièvre, che mi sta tanto tanto simpatico: cucù!) con il figlio del ciccione (quello d’Orléans per essere precisi, di ciccioni qui ce ne sono tanti)? Povera piccina, è stato come mandare un agnello a far la spesa dal macellaio, già stava inguaiata con quel tipo strano di suo fratello, mo’ s’è sposata con la mano sinistra del diavolo. Sapeste quanto m’è scocciato non poter indossare il mio abito “Déesse de la mer”, ma visto che c’era anche la vostra nipotuccia preferita, la principessa di Lamballe, che se solo mi vede con la mia collana di gamberi di corallo mi fa un colpo secco rovinando tutta la cerimonia, sono stata costretta a mettere l’abito verde brillante con le zucchine e i peperoncini, che fanno tanta allegria.

– Y come no recuerdarme? Me ne vergogno ancora!

Il problema è che la sorella del Senza Palle s’è acchiappata uno dei partiti cui avremmo potuto sperare di rifilare una delle vostre pantegane; ora, siccome nessuno fa nulla per nulla, e se vuoi ottenere qualche cosa devi sacrificarne un’altra di pari importanza, vi do un consiglio da amica: si fa tanto parlare di un matrimonio della sorella del Delfino… se vi prendeste in casa la Ciccionilde il Re sarebbe in qualche maniera moralmente obbligato a ciucciarsi almeno una della vostre due escrescenze. Poi, a chi la dovesse piazzare non è affar vostro e tanto meno mio, ma di certo non la smollerebbe a un carrettiere come avrebbe voluto fare quel maneggione di vostro suocero. Non vi troverete male, la Ciccionilde è tutta tonda, bianca e morbida come una robiola appena fatta; è sempre sull’inginocchiatoio come sua nonna Giginska, ma tanto anche da voi a Torino si usano certe cose.

Baciamo le mani, Altezza Reale, e già che ci siete sbaciucchiate il vostro padrone. Cucù!

Donna Sofia

– Odio dirlo, ma esta donnetta poderia avere ragione.

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