Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 28

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La tarda primavera rendeva la Piccardia incantevole, e i dintorni di Compiègne erano carichi dei profumi dei boschi e delle ubertose terre della regione; il castello era tutto parato a festa, e perfino i tre picantins sulla torre dell’orologio del palazzo comunale sembravano più allegri e solenni del solito mentre picchiavano i loro martelli sulle campane ogni ora: “Ding! Ding! Ding!”, appunto.

Era sera inoltrata, e Donna Sofia di Collegno, contessa di Savonera, aveva arpionato carta e penna per presentare il suo solito rapporto alla sua committente.

 

Castello di Compiègne, 14 maggio 1770

Altezza Reale,

la settimana scorsa sono riuscita a infiltrarmi in incognito a Strasburgo per assistere alla remise della Delfina, che ci volete fare? Le tre zie pettegole erano curiose, e mi sono dovuta travestire da palafreniere per passare inosservata.

Che razza d’idea farla a Strasburgo, come se di isolette in mezzo ai fiumi non ce ne fossero da altre parti! Avremmo potuto drizzare il padiglione sull’Île de la Cité, così noi saremmo andati tutti a Parigi invece che finire in malora dell’Alsazia, e ci saremmo stressati tutti di meno; va bbuò, gli imperiali avrebbero dovuto fare un bel pezzo di strada in più, ma noi eravamo tanti, e loro sarebbero in ogni caso tornati a casa più leggeri dopo aver consegnato la bagaglia. Più leggeri… al massimo di una sessantina di chili, perché la Delfina ce l’hanno data nuda come una carpa. C’era la sua dama d’onore, la contessa de Noailles, che l’ha praticamente smutandata davanti a tutti; quella donna è legnosa e secca peggio della madre di Pinocchio, compiango la piccola Tony che se la dovrà ciucciare per una vita.

Mme de Noailles era tremenda, pareva un aguzzino tedesco, ha mosso l’assalto alla Delfina dicendo:

– Madame, non posso permettervi di pensare che tutto questo non abbia nulla a che vedere con voi; voi siete stata abbigliata con quest’abito color ceruleo, ma tutto ciò che indossate è austriaco e l’etichetta… etta… etta… vuole che da questo momento in poi voi siate e indossiate solo la Francia! Del resto il color ceruleo è passato di moda, credo che la vostra ex governante abbia aperto l’armadio e scelto… non lo so… quel vestitino azzurro in loden, per esempio; ma quello che non sapete, Madame, è che quel vestitino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis: è effettivamente ceruleo e voi siete allegramente inconsapevole del fatto che nel 1768 Mlle Bertin ha realizzato una collezione di habit à la française cerulei e questo colore è apparso su tutte le bamboline di ben otto marchandes des mode, dopodiché è arrivato a poco a poco negli stati dell’Impero e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo di Vienna dove la vostra Governante l’avrà pescato nel cesto delle occasioni, tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di livres e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che la vostra governante abbia fatto una scelta alla moda scegliendo in mezzo ad una pila di roba! Come vedete tutto nasce in Francia… È tutto!

Poi ha battuto le mani, impartendo ordini alle femmes de chambre come se stesse sparando mortaretti a Piedigrotta:

– Signorine, via quella roba in testa, che sa tanto di strüdel; e via la gonna che pare decorata come una fetta di torta della foresta nera; e via quel corpetto, che sembra fatto con i bretzel; e via la camicia, che ricorda tanto i crauti; e via le sottogonne, che invece puzzano di crauti; e via le scarpe, che mi paiono quelle della nonna di Heidi; e via i gioielli, che vi avranno fatti con i Mozartkügeln; e via il cane che pare una pantegana; il gatto potete tenerlo perché indossa una parrucca francese in stile L’Oréal, e lui vale!

Prima di presentarla alla Corte è stata vestita come un Ferrero Rocher, gatto compreso: dovevate vederla come brillava seduta sotto il baldacchino, se non avesse il labbro inferiore pendulo la si sarebbe scambiata facilmente per la Madonna di Loreto. Si è cuccata un pistolotto interminabile del conte de Noailles, come discorso di benvenuto: era una palla tremenda, infatti gli austriaci se la sono filata tutti alla chetichella mentre lui parlava, e una volta finito la Delfina ha visto che era rimasta sola come un cane; no, il cane era con gli austriaci. Il conte ha presentato la moglie alla Delfina, che s’è subito messa a piangere nelle braccia della Noailles, la quale per tutto ringraziamento le ha detto “no, no, no, no, cattiva Delfina! Prima il dovere e poi il piacere” distaccandosi svelta dalla stretta, ha rivolto gli occhi al cielo allargando le braccia con un’espressione estatica, ha detto:

– Madame… ame… ame…, l’etichetta esige che vi presenti il mio sposo… oso… oso…: è lui che dovete abbracciare… are… are… perché è un Grande di Spagna… agna.. agna…-

– Hola, Signor Grande di Spagna! – ha salutato la giovane principessa, al che la Noailles, mordendo il fazzoletto con fare isterico, l’ha ripresa subito:

– No! No! Nooooo Madame! Tutto da rifare, io introduco, voi salutate, niente lacrime e niente parole fuori luogo –

Non esagero nel dirvi che la scena della remise è stata ripetuta almeno una dozzina di volte ogni volta c’era qualcosa che non rientrava nell’etichetta! L’ultima volta è stato solo perché il gatto Rex ha abbracciato il conte di Noailles.

Strasburgo era parata come la sagra della polpetta, fiumi di vino che scorrevano e fontane che buttavano salsicce dovunque; la cena è stata favolosa, e mentre la Delfina si sorbiva i mastri bottai che facevano il ballo del qua qua con le botti io, modestamente, me ne sono andata dal porchettaro lì davanti, e mi sono strafogata di würstel: sapeste quanti ne ho mangiati… grandi, piccini e anche col sauekraut!

Tutti gli altri giorni del viaggio sono stati uguali, una gran palla: entrata solenne, pistolotto di benvenuto, mangiata di gruppo, ballo e festeggiamenti con l’orchestra Casadei: figuratevi che per passare il tempo ero ridotta a guardare l’occhietto destro sifolino della dama d’onore che si rimpiccioliva ogni volta che la Delfina diceva o faceva qualcosa contrario all’etichetta. La prossima volta mi vesto da donna, che almeno qualcosa da fare la trovo di sicuro.

Dopo circa una settimana siamo arrivati qui a Compiègne, ma non vorrei che portasse sfiga, visto quello che è successo a Giovanna d’Arco quando è venuta a trovare i suoi buoni amici di Compiègne, come diceva lei.

Oggi pomeriggio abbiamo incontrato tutta la corte, in testa c’erano il Re, il Delfino e le tre Vecchie così tirati a lustro che sembravano il cinque di denari, e pareva di giocare a carte: la più felice era Madame Adelaïde, che aveva l’espressione della vecchia di spade, la Noailles era dura come il tre di bastoni… cinque e tre otto! Scopa! Punto mio! Scusate, mi sono lasciata un po’ andare…

Il Re ha espresso un giudizio puramente tecnico abbracciandola: “Anvedi che ddù bbocce!”, poi ha visto il gatto Rex e ha detto al ministro Choiseul: “Aho’, duca: la Teresona è de coccio, je l’ho già ddetto che er gatto co a parrucca ar ciccione mio nun je lo faccio sposà!”. Dopo il Re ha presentato il Delfino alla sua promessa, che l’ha baciata… oddio, il Re gli ha detto “Maddeché? Ma te pare ‘n bacio quello? Ma che, tu padre nun t’ha ‘nsegnato niente?”

Madame, il vino inizia a fare effetto, o forse sono le salsicce? O forse tutti e due. Finirò la lettera domani…

 

Cucù!

 

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